Aodi: “Le infermiere e gli infermieri italiani sono tra i più preparati al mondo, ma senza stipendi adeguati, tutele e rispetto professionale continueremo a perdere competenze fondamentali. Gli infermieri di origine straniera stanno reggendo le corsie italiane. Uniti, associazioni, movimenti, ordini professionali, dobbiamo combattere la fuga all’estero”
AgenPress. In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere emergono numeri che raccontano una crisi strutturale sempre più profonda della sanità italiana. Gli infermieri dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale sono oggi 283.939, mentre gli iscritti complessivi all’albo FNOPI risultano essere 461.452 al 31 dicembre 2025. Parallelamente cresce il peso dei professionisti sanitari di origine straniera: secondo i dati AMSI, si è passati da 45.200 professionisti dell’ottobre 2025 a 45.980 del marzo 2026, con una crescita del +1,73% in sei mesi.
Ogni anno circa 6mila infermieri lasciano l’Italia per trasferirsi soprattutto in Germania, Svizzera e Regno Unito, mentre nel solo 2025 si registrano oltre 11.300 dimissioni volontarie dal SSN, in netto aumento rispetto alle 9.800 del 2024. Ancora più pesante il dato relativo ai primi nove mesi del 2024, con circa 20mila dimissioni tra pubblico e privato.
Di fronte a questo scenario, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire analizzano la situazione delle professioni infermieristiche italiane, evidenziando come la crescita dei professionisti sanitari stranieri stia compensando una vera e propria emorragia professionale.
Il professor Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara:

«Facciamo gli auguri a tutte le infermiere e a tutti gli infermieri e agli albi professionali che ogni giorno garantiscono assistenza, sicurezza e umanità ai cittadini. In Italia il livello professionale e preparativo delle professioni infermieristiche è tra i primi al mondo e questo lo vediamo dalle continue richieste che arrivano dall’estero».
«Le infermiere e gli infermieri italiani sono tra i più preparati al mondo, ma senza stipendi adeguati, tutele e rispetto professionale continueremo a perdere competenze fondamentali. Gli infermieri di origine straniera stanno reggendo le corsie italiane. Tutti uniti, associazioni, movimenti, ordini professionali, dobbiamo combattere la piaga fuga all’estero. Abbiamo ricevuto fin ora ben 16.660 richieste per lavorare lontano dall’Italia, in particolare Paesi del Golfo.»
Una sanità che forma eccellenze ma continua a perderle
Le associazioni e i movimenti sottolineano che il sistema sanitario italiano vive oggi una fase estremamente delicata. Il rapporto infermieri-medici resta fermo a 1,3, contro una media europea di 2,2, uno dei livelli più bassi dell’Unione Europea. Gli infermieri italiani percepiscono stipendi inferiori del 30-40% rispetto alla media OCSE, mentre l’Italia continua a formare appena 12 nuovi laureati ogni 100mila abitanti, contro una media UE di 45.
A questo si aggiunge il nodo pensionamenti: tra il 2026 e il 2030 sono previste circa 66.670 uscite per limiti di età.
«Bisogna proteggere e stimolare le infermiere e gli infermieri affinché rimangano in Italia e non si dimettano dal pubblico. La collaborazione interprofessionale con tutte le professioni sanitarie è fondamentale. Uno dei nostri principi resta il rispetto reciproco e il rispetto del ruolo di ciascun professionista sanitario», afferma Aodi.
Gli infermieri stranieri stanno reggendo le corsie italiane
Secondo la rete associativa, la crescita del +1,73% dei professionisti sanitari stranieri dimostra quanto questa componente sia ormai decisiva per la tenuta della sanità italiana.
Oggi il 65% dei professionisti stranieri non possiede la cittadinanza italiana e opera prevalentemente nel settore privato o attraverso cooperative. Le comunità più rappresentate sono quelle provenienti da Romania, Albania, Polonia, India, Perù e Ucraina.
«Siamo orgogliosi del lavoro svolto dagli infermieri di origine straniera, della loro umanità, della disponibilità alla collaborazione e dell’integrazione professionale che garantiscono ogni giorno nei reparti italiani. Stanno reggendo le corsie italiane compensando la carenza di personale e la fuga di migliaia di professionisti verso l’estero», sottolinea Aodi.
Cura Italia, migliaia di professionisti hanno tenuto aperti reparti e servizi
Le associazioni e i movimenti chiedono inoltre al Governo di rendere strutturale il percorso nato durante l’emergenza pandemica con il Cura Italia, evidenziando il contributo concreto garantito dai professionisti sanitari arrivati in Italia negli ultimi anni.
Secondo i dati elaborati dalla rete associativa (aggiornati al 31 marzo 2026), tra il 2020 e il 2025 sono entrati in Italia attraverso il Cura Italia e i percorsi legati all’emergenza Ucraina circa 19.800 infermieri e 9.400 medici. Dal 2023 al 31 gennaio 2026 il loro contributo avrebbe consentito di mantenere operativi oltre 5.700 reparti e servizi sanitari su tutto il territorio nazionale. Attualmente il 32% di questi professionisti risulta stabilmente inserito nel settore pubblico.
«Chiediamo di mettere fine alla gestione emergenziale del Cura Italia e renderlo sistemico e ordinario, consentendo a tutti coloro che sono entrati attraverso questo percorso di presentare domanda e vedere verificati i requisiti professionali. È giusto rafforzare l’iscrizione agli ordini professionali, migliorare la conoscenza della lingua italiana e garantire copertura assicurativa e qualificazione professionale, ma nello stesso tempo non accettiamo discriminazioni nei confronti dei professionisti sanitari stranieri», dichiara il professor Foad Aodi.
Secondo quanto evidenziato dalla rete associativa, negli ultimi anni è aumentata del 42% la richiesta di infermieri verso l’Italia, ma cresce contemporaneamente anche la domanda di infermieri italiani da parte dei Paesi del Golfo, dell’Europa e dei Paesi arabi.
«Lo affermo anche da docente dell’Università di Tor Vergata nell’ambito delle scienze infermieristiche: senza una vera valorizzazione professionale continueremo a perdere competenze fondamentali per il futuro della sanità italiana. Senza infermieri non esiste sanità territoriale né ospedaliera», afferma Aodi.
IL RICONOSCIMENTO DELLE ISTITUZIONI AI PROFESSIONISTI DELLA SANITÀ
Un ringraziamento forte e sentito, da parte dei movimenti e delle associazioni, va al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto all’evento organizzato dalla FNOPI “Un Secolo di Sapere Infermieristico”, per le sue parole di apprezzamento rivolte ai professionisti della sanità italiana. Un messaggio di grande valore istituzionale e umano che rappresenta un riconoscimento importante per chi ogni giorno opera nelle corsie, nei pronto soccorso, nei territori, nelle strutture sanitarie pubbliche e private, spesso in condizioni complesse e con carichi di lavoro sempre più pesanti.
Il Presidente ha voluto sottolineare il ruolo centrale svolto dagli operatori sanitari nella tutela della salute pubblica, riconoscendo il sacrificio, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati negli anni più difficili e nelle emergenze che il Paese ha attraversato. Parole che assumono un significato ancora più profondo in una fase storica segnata dalla carenza di personale, dall’aumento delle dimissioni volontarie e dalla necessità di restituire attrattività e dignità alle professioni sanitarie.
Un ringraziamento particolare è stato inoltre rivolto alla presidente Barbara Mangiacavalli per l’organizzazione dell’iniziativa e per il lavoro costante portato avanti a sostegno della professione infermieristica e del sistema sanitario nazionale.
Allo stesso modo, il Prof. Foad Aodi non ha mancato di salutare e ringraziare il Ministro della Salute Orazio Schillaci per la disponibilità, l’attenzione e l’apertura dimostrate nei confronti dei professionisti della sanità. Un dialogo istituzionale considerato fondamentale per affrontare le grandi criticità del comparto sanitario, dalla valorizzazione del personale alla necessità di investimenti concreti sulle risorse umane, fino al riconoscimento del ruolo strategico svolto da infermieri, medici e operatori sanitari di ogni provenienza nella tenuta del sistema salute italiano.
