Sergio Mattarella alla cerimonia per i 100 anni della Giornata Internazionale dell’Infermiere

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AgenPress. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto alla cerimonia in occasione del centenario della Giornata internazionale dell’infermiere, che si è svolta presso l’Auditorium Antonianum di Roma.

Dopo l’esecuzione dell’Inno nazionale, la Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, ha svolto l’intervento introduttivo, al quale ha fatto seguito la relazione su “Il fondamento costituzionale del sapere infermieristico”, a cura del Professor Francesco Saverio Marini, Giudice della Corte Costituzionale.

La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Presidente Mattarella.

Rivolgo un saluto di grande cordialità alla Vicepresidente del Senato, al Questore della Camera dei deputati, al Ministro Schillaci, ai Giudici costituzionali Marini e Sandulli, a tutti i presenti, con gli auguri più grandi per questa occasione così rilevante.

Ringrazio molto la Presidente della Federazione e il Professor Marini per le considerazioni che hanno svolto, puntuali, esaustive e anche stimolanti per quanto riguarda il futuro.

Vorrei soltanto aggiungere brevemente qualche parola per esprimere soprattutto la soddisfazione di essere presente insieme a voi, qui, oggi, per celebrare questi cento anni di attività della Fondazione, degli organi associativi della professione infermieristica e anche la Giornata internazionale dell’infermiere, voluta dal nostro Consiglio internazionale in un giorno simbolico – come è stato poc’anzi ricordato – , quello della nascita di Florence Nightingale, la pioniera della professione infermieristica,  nata – ricordo – a Firenze nel 1820.

Le infermiere e gli infermieri raccolti nelle varie associazioni nazionali costituiscono un vero e proprio esercito del bene.

Nightingale – così come sarebbe accaduto a Henry Dunant sul campo di Solferino – maturò le sue convinzioni su un terreno di guerra, quello della Crimea, a metà dell’Ottocento, per contribuire, successivamente, in modo decisivo, alla moderna organizzazione dell’assistenza sanitaria e ospedaliera.

Celebriamo oggi anche, con questi cento anni, il lungo percorso nella società, e nella sanità, che la vostra professione ha vissuto in Italia.

Sono appena trascorsi cento anni – appunto – dal decreto che istituì le prime scuole professionali.

Questa scritta è di estrema eloquenza: “Un secolo di sapere infermieristico”.

Dai convitti in cui si consolidavano le prime riconosciute competenze nell’assistenza ai malati, ai Collegi delle infermiere professionali che nacquero in un Paese che stava ricostruendo sé stesso dopo la guerra e la dittatura, con gli obiettivi di sviluppo umano dettati dalla Costituzione della Repubblica.

Dal primo codice deontologico del 1960, alla nascita del Servizio sanitario nazionale nel 1978 che, superando il sistema delle mutue, rendeva operante il principio inderogabile di uguaglianza, espresso dalla Costituzione che, con l’articolo 32, riconosce la tutela della salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Dai primi diplomi universitari per infermieri nel 1992 alle lauree specialistiche e ai dottorati, che ora sempre più sottolineano la qualità della loro formazione e della loro eccellenza professionale.

Gli infermieri operano contro la malattia che vulnera l’integrità della persona negli aspetti fisici e morali.

Il centro del vostro impegno è, quindi, come è stato sottolineato nella relazione della Presidente, la persona.

Vorrei fare miei alcuni degli slogan che hanno accompagnato questo vostro impegno negli anni passati, per riassumerne il valore.

L’infermiere è vita.

L’infermiere è ovunque, per il bene di tutti.

La salute è un diritto di civiltà.

Ancora: la salute vi aveva abbandonati, gli infermieri mai.

Perché l’infermiere prende in prestito la vita di una persona, la accudisce per il tempo necessario con l’obiettivo di restituirla in buona salute.

Declinare questi temi richiama con forza la fragilità e i divari tuttora esistenti.

La forte etica personale, di cristiana solidarietà, che aveva animato Nightingale, aveva trovato espressione sui campi di battaglia prima ancora che nelle epidemie che si manifestavano.

L’innesco per la creazione di un Diritto internazionale umanitario durante i conflitti fu prezioso e meriterebbe oggi ben diverso rispetto.

Non esito a paragonare a gesti eroici quelli compiuti dai vostri colleghi a Gaza, dove un sistema sanitario, già fragile, è stato demolito, distrutto, come anche altrove è avvenuto.

Tengo particolarmente a ricordare il contributo decisivo e l’appassionata dedizione che vi ha contraddistinto in occasione della pandemia da Covid, drammatica, lunga emergenza – che voi avete vissuto con sacrifici immani e con diverse vittime – e che qualcuno, dimenticando i tanti morti di quei tragici giorni, vorrebbe derubricare a poco più di una leggera influenza. Portando a dimenticare gli sforzi spesso eroici – ripeto, eroici – e le sofferenze di medici e infermieri, di tutto il personale sanitario.

In questa giornata, desidero doverosamente ribadire la gratitudine della Repubblica per quel che avete fatto.

E per quello che continuate a fare ogni giorno, infondendo fiducia, testimoniando umanità e solidarietà, preziose insieme ai trattamenti terapeutici.

Lei, Presidente Mangiacavalli, ha ricordato il motto “Nessuno si salva da solo”. Nei giorni del Covid, non fu soltanto il riconoscimento del limite umano ma una presa di coscienza, un salto nei rapporti delle nostre comunità.

Solidarietà e cura non possono avere carattere di eccezionalità.

Prendersi cura dell’altro, degli altri, è parte essenziale del nostro benessere, della nostra sicurezza, della qualità della nostra vita.

Il lavoro generoso e professionale degli infermieri è motore dell’universalità del diritto alla salute.

L’assistenza a chi soffre, la terapia assicurata a chi affronta la malattia, il sostegno a chi non ce la fa da solo, la relazione umana che nasce dalla prossimità sono realtà quotidiana delle vostre vite.

Non conoscono discrimine: si rivolgono a tutti, senza fare distinzioni per colore della pelle o per condizioni sociali.

Il vostro lavoro quotidiano è, pertanto, un saldo punto di riferimento nella vita dell’intera comunità. Siete protagonisti di diritti sanciti dalla Costituzione.

Curare la persona – curarla – e non soltanto la malattia è un cambio di prospettiva, che avvertiamo come un impegno più maturo e consapevole nella società e, per farlo, le professioni infermieristiche divengono in misura sempre maggiore un perno decisivo, tanto più in una medicina che tende a iper-tecnologizzarsi.

L’infermiere, quindi, lavora in un crocevia di alti valori umani.

Come ha detto la Presidente, gli infermieri sono oggi 462 mila.

Sappiamo che si tratta di un numero insufficiente rispetto alle esigenze di cura delle popolazioni. È un tema che non appare eludibile e che interpella formazione e considerazione della centralità di questa funzione, poc’anzi così ben sottolineata dal Giudice Marini. Perché questa funzione, la sua centralità, è essenziale per il corretto funzionamento della nostra società nel suo complesso.

Dobbiamo evitare che i nostri giovani professionalizzati vadano all’estero per trovare riconoscimenti e retribuzioni migliori di quelle che qui possono essere offerte.

La sanità è un pilastro del welfare, del modello sociale europeo.

Il diritto universale alla salute rappresenta una pietra angolare della nostra democrazia e della nostra stessa libertà.

Non dovrebbe esservi neppure bisogno di ricordare che il necessario radicamento dei servizi di cura non può tollerare disparità fra territori – a partire dalle aree interne dell’Italia: sarebbe come a dire un diritto alla salute diseguale per i cittadini.

Grazie per il vostro lavoro: è un esempio di etica e di umanità.

L’impegno della Federazione, rivolto alla formazione e alla deontologia, è un decisivo contributo.

Vi auguro di proseguire sulla strada del vostro impegno. E di crescere.

Siete un motore che spinge lungo il percorso di civiltà.

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