Cantelmi: “Servizi sociali e salute mentale devono lavorare insieme. Sul tema dell’integrazione c’è ancora tanto da fare”

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AgenPress. “L’integrazione completa della seconda generazione purtroppo è una criticità: lo è per tutta l’Europa e lo è anche per noi. Dobbiamo tener conto di questo, per impegnarci. Interrogarci su questo è fondamentale, vuol dire accogliere meglio e non respingere, per cercare di capire come possiamo fare. C’è tanta rabbia e questa rabbia non possiamo non ascoltarla. Le persone più deboli e fragili cascano in trappole drammatiche. Vi pregherei di non dare la croce agli psichiatri sul perché questa persona si è smarrita. Tanti, soprattutto i pazienti gravi, si smarriscono. Ma questo perché si incrociano temi sociali con temi di salute, ed entriamo in un tema più complesso”.

Così Tonino Cantelmi, professore e psichiatra, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.

“Gli psichiatri italiani sono bravi, siamo stati la prima nazione al mondo che ha deciso di rinunciare ai manicomi, ma abbiamo bisogno di riorganizzare il servizio. L’OMS dice che la salute mentale è il primo fardello di ogni sistema sanitario di tutto il mondo e che patologie come la depressione saranno le prime cause di invalidità nella nostra società. Dobbiamo investire in salute mentale, abbiamo bisogno in 3 anni di 4 miliardi di investimenti per rendere il Paese competitivo. Abbiamo elaborato un piano triennale per la salute mentale che finalmente ci rimette in pista”, ha proseguito Cantelmi. “La povertà è un fattore di rischio per la salute mentale. Se nasci con una buona dotazione cognitiva in una famiglia ricca la mantieni, se nasci con una scarsa dotazione cognitiva in una famiglia ricca recuperi tanto. Se nasci con una buona dotazione cognitiva in una famiglia povera tendi a perderla. Servizi sociali e salute mentale devono lavorare insieme. Poi ci sono incontri di culture, il tema dell’adattamento. L’integrazione è qualcosa di molto complesso e c’è tanto da lavorare”.

In chiusura sulla Famiglia del Bosco: “Sono state depositate le note critiche che a nostro parere sono capaci di smontare completamente il tutto, soprattutto la perizia della CTU sull’intera famiglia che scambia clamorosamente la diversità socio culturale come problematicità. È una perizia fatta male che abbiamo contestato con un elaborato scientifico, speriamo che ascoltino questa volta. Non sono stati rilevati disturbi della personalità, ma tratti come rigidità, tratti arbitrariamente messi come incapacità genitoriale. Ma parlare di tratti e incapacità genitoriale l’ho trovato da incompetenti”.

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