AgenPress. La tensione tra Stati Uniti e Iran è tornata a livelli altissimi nel Golfo Persico dopo una nuova serie di attacchi rivendicati dai Pasdaran contro installazioni militari americane in Bahrein e Kuwait. Le azioni, presentate da Teheran come una risposta ai raid statunitensi nell’area dello Stretto di Hormuz, hanno riacceso il timore di un conflitto regionale su vasta scala, coinvolgendo direttamente le monarchie del Golfo e i principali corridoi energetici mondiali.
Il Bahrein, che ospita la Quinta Flotta della Marina americana, ha denunciato l’attacco come una grave violazione della propria sovranità e ha chiesto un intervento urgente della comunità internazionale. In una nota ufficiale, Manama ha invitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a convocare una sessione straordinaria per affrontare quella che definisce una continua aggressione iraniana.
Sul fronte americano, il presidente Donald Trump ha reagito con toni durissimi, minacciando nuove operazioni militari qualora Teheran dovesse proseguire con le provocazioni. Le dichiarazioni della Casa Bianca hanno alimentato il timore di un’escalation militare in una regione già profondamente destabilizzata dalle tensioni degli ultimi mesi.
A rendere ancora più delicato il quadro è intervenuto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha ribadito la disponibilità dell’Iran a riprendere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz e a richiuderlo qualora vi fossero interferenze esterne nel processo di gestione della via marittima. Le sue parole hanno immediatamente attirato l’attenzione dei mercati internazionali, poiché attraverso Hormuz transita una quota significativa del commercio mondiale di petrolio e gas.
Nonostante lo scambio di minacce, nelle ultime ore sono emersi segnali di una possibile de-escalation. Secondo fonti statunitensi, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per sospendere gli attacchi reciproci e avviare un nuovo canale diplomatico. Le due parti avrebbero concordato un incontro ufficiale previsto martedì a Doha, in Qatar, con l’obiettivo di evitare un ulteriore deterioramento della situazione e riaprire il dialogo sulle questioni di sicurezza regionale.
L’appuntamento nella capitale qatariota rappresenta ora il principale spiraglio diplomatico in una crisi che rischiava di trascinare l’intero Medio Oriente in una nuova fase di conflitto aperto. Resta tuttavia da capire se la tregua annunciata sarà sufficiente a fermare la spirale di rappresaglie che negli ultimi giorni ha coinvolto Stati Uniti, Iran e i Paesi del Golfo, trasformando ancora una volta lo Stretto di Hormuz nel barometro della stabilità mondiale.
