AMSI-UMEM-UXU, tragedia Nepal-Tibet: 165 morti, 1.500 dispersi e centinaia di turisti coinvolti

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Foad Aodi-Nadir Aodi: “Corsa contro il tempo per trovare i dispersi. Sollievo per i due italiani illesi. Servono corridoi sanitari, soccorsi nelle zone isolate e una risposta internazionale coordinata”


AgenPress. Una catastrofe di enormi proporzioni ha investito l’area himalayana al confine tra Nepal e Tibet, dove il collasso di una parte di un ghiacciaio ha innescato una gigantesca valanga di ghiaccio e roccia e una successiva, violentissima inondazione improvvisa. Una massa di acqua, fango e detriti ha travolto comunità, abitazioni, strade, ponti, veicoli e infrastrutture, isolando intere aree e rendendo estremamente complesse le operazioni di ricerca e soccorso. Le prime segnalazioni avevano ipotizzato un terremoto, ma lo US Geological Survey ha successivamente indicato che il segnale sismico registrato era stato generato dallo stesso collasso di roccia e ghiaccio.
Il bilancio della tragedia ha raggiunto 165 morti e circa 1.500 dispersi tra Nepal e Tibet, con una presenza particolarmente elevata di cittadini stranieri e turisti. In Nepal risultano 826 persone disperse, tra le quali 579 turisti nepalesi e stranieri. In Tibet sono invece 558 le persone disperse, di cui 260 cittadini stranieri. Tra i viaggiatori di cui non si hanno notizie figurano cittadini provenienti da decine di Paesi, molti dei quali si trovavano nella regione per turismo, trekking o pellegrinaggi verso il Kailash Mansarovar.
Il dramma dei turisti assume quindi una dimensione internazionale. Secondo i dati diffusi nelle ultime ore, tra i cittadini stranieri dispersi figurano 177 indiani, 63 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici e 25 canadesi, oltre a cittadini di numerosi altri Paesi. Le operazioni per rintracciare i gruppi che stavano attraversando l’area proseguono senza sosta.
Sono oltre 5.000 gli uomini dell’esercito e della polizia nepalese mobilitati per le operazioni di ricerca e soccorso. Elicotteri stanno sorvolando le aree devastate alla ricerca di superstiti e per consegnare viveri, acqua, medicinali e materiali di emergenza alle comunità rimaste tagliate fuori a causa della distruzione delle vie di comunicazione. Decine di feriti sono stati trasferiti negli ospedali locali e a Kathmandu.
Massima attenzione anche alla situazione dei cittadini italiani. La Farnesina, attraverso l’Unità di Crisi, è al lavoro in raccordo con il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali e garantire assistenza. In base alle registrazioni su “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 gli italiani presenti tra Nepal e Tibet. Due turisti italiani, insieme alla loro guida, sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha interrotto una strada: sono in contatto con il Ministero e risultano illesi. Proseguono le verifiche sulle condizioni degli altri connazionali presenti nell’area.
Di fronte a una tragedia che intreccia emergenza sanitaria, ricerca dei dispersi, assistenza internazionale e tutela dei cittadini stranieri, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) esprimono profonda solidarietà alle popolazioni colpite e alle famiglie delle vittime e dei dispersi e analizzano l’evoluzione dell’emergenza attraverso la propria rete internazionale di professionisti della sanità, associazioni e corrispondenti.
La rete associativa e i movimenti sottolineano la necessità di garantire in queste ore una circolazione rapida di informazioni verificate, favorendo il collegamento tra professionisti, corrispondenti, comunità e autorità competenti e, per quanto riguarda i cittadini italiani, il raccordo con la Farnesina e la sua Unità di Crisi.
A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, che richiama la comunità internazionale alla necessità di affiancare alle operazioni di ricerca una risposta sanitaria e umanitaria immediata e coordinata. Con lui parla e riflette sulla tragedia asiatica anche il Dott. Nadir Aodi, coordinatore commissioni gioventù e nuove generazioni di Amsi e Uniti per Unire e vice segretario generale Amsi e Uniti per Unire.

«OGNI ORA È DECISIVA PER TROVARE I DISPERSI»
«Siamo davanti a una catastrofe umanitaria di dimensioni internazionali. La priorità assoluta è trovare i dispersi, raggiungere le comunità isolate, soccorrere i feriti e salvare il maggior numero possibile di vite. Ogni ora è decisiva. Dietro questi numeri ci sono centinaia di famiglie, in Nepal, in Tibet e in decine di altri Paesi, che stanno aspettando una telefonata e una notizia sui propri cari», dichiarano Foad e Nadir Aodi.
«Esprimiamo la nostra profonda solidarietà alle popolazioni colpite e alle famiglie delle vittime e dei dispersi. Ci confortano invece le notizie riguardanti i due turisti italiani presenti nella zona interessata, che risultano illesi e in contatto con le nostre autorità. Continuiamo a seguire con grande attenzione il lavoro della Farnesina e dell’Unità di Crisi per tutti i connazionali presenti tra Nepal e Tibet».
«La presenza di centinaia di turisti e cittadini stranieri dispersi rende questa tragedia una vera emergenza internazionale. Ambasciate, consolati, autorità locali, strutture sanitarie, protezione civile, organizzazioni umanitarie e reti professionali devono condividere rapidamente informazioni attendibili. La nostra rete internazionale di professionisti, associazioni e corrispondenti è mobilitata per raccogliere informazioni e segnalazioni verificate e favorire, quando necessario, il raccordo con le istituzioni competenti e con la Farnesina per le informazioni riguardanti gli italiani».

CORRIDOI SANITARI PER LE COMUNITÀ ISOLATE
Per la rete associativa e i movimenti, alle operazioni di ricerca deve affiancarsi immediatamente una risposta sanitaria internazionale organizzata, soprattutto nelle zone nelle quali la distruzione di strade e ponti rende difficili o impossibili i collegamenti ordinari.
«Chiediamo l’attivazione, dove necessaria e tecnicamente possibile, di corridoi sanitari e umanitari per evacuare feriti, bambini, anziani, persone con disabilità, donne in gravidanza, malati cronici e persone fragili rimaste isolate. Servono équipe sanitarie mobili, elicotteri e mezzi per le evacuazioni mediche, disponibilità di posti ospedalieri, farmaci, sangue, acqua potabile e materiale sanitario», affermano Foad Aodi e Nadir Aodi.
«In queste situazioni non dobbiamo considerare soltanto chi è rimasto ferito direttamente dall’inondazione. L’interruzione delle terapie, la mancanza di medicinali, acqua potabile ed energia e l’impossibilità di raggiungere gli ospedali possono generare una seconda emergenza sanitaria, soprattutto per malati cronici, anziani, bambini e persone fragili».
Foad Aodi e Nadir Aodi richiamano inoltre l’attenzione sulla tutela degli operatori impegnati nei soccorsi: «Medici, infermieri, soccorritori, volontari e operatori locali devono essere protetti e messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Proteggere chi salva vite significa proteggere le popolazioni colpite. La solidarietà internazionale deve trasformarsi concretamente in personale qualificato, mezzi, logistica, assistenza sanitaria e coordinamento degli interventi».

L’IMPEGNO DEL MANIFESTO INTERNAZIONALE INTERCULTURALE “UNIONE PER L’ITALIA” E DI TUTTA LA RETE ASSOCIATIVA E DEI MOVIMENTI
La rete richiama anche i principi del Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”, che pone al centro la cooperazione tra popoli, professionisti, comunità e istituzioni, il dialogo interculturale, la salute globale e la costruzione di reti internazionali capaci di intervenire nelle grandi emergenze.
«Le catastrofi non conoscono nazionalità, religioni o frontiere. Il Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia” nasce anche dalla necessità di costruire ponti tra professionisti, associazioni, istituzioni e comunità prima delle emergenze, affinché queste reti possano diventare immediatamente operative quando bisogna salvare vite e assistere le popolazioni», sottolineano.
«Quanto sta accadendo tra Nepal e Tibet dimostra ancora una volta quanto siano fondamentali prevenzione, sistemi di allerta, cooperazione scientifica e sanitaria internazionale, formazione nelle maxi-emergenze e informazione corretta. La salute globale non può essere invocata soltanto dopo una tragedia: deve diventare uno strumento permanente di prevenzione e cooperazione».
Foad Aodi e Nadir Aodi concludono: «Continueremo a seguire l’evoluzione della situazione attraverso la nostra rete internazionale di professionisti, associazioni e corrispondenti, mantenendo alta l’attenzione sui dispersi, sui cittadini stranieri e sugli italiani presenti nell’area. Oggi servono solidarietà concreta, responsabilità e cooperazione internazionale. La priorità resta salvare vite, trovare i dispersi, curare i feriti e non lasciare sole le comunità colpite».

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