Libri. Il sapere non è una merce: la sfida del capitale immateriale per il futuro

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Esce per Laterza “C’è sempre tempo per arrivare tardi. Il capitale immateriale dimenticato”, a cura di Mario Alì e Paolo De Nardis


AgenPress. Conoscenze, ricerca, creatività e competenze sono la vera ricchezza delle società contemporanee.

Ma chi produce sapere? Chi ne decide il valore?

Esce per Laterza C’è sempre tempo per arrivare tardi. Il capitale immateriale dimenticato, il volume curato da Mario Alì e Paolo De Nardis che affronta una delle questioni decisive del nostro tempo: il ruolo della conoscenza come motore dello sviluppo economico, sociale e democratico.

Il capitale immateriale – l’insieme di conoscenze, competenze, capacità creative, innovazione, patrimonio culturale e relazionale – rappresenta una risorsa fondamentale delle società contemporanee. Ma, come emerge dal volume, non è un patrimonio neutro né automaticamente disponibile: viene prodotto, distribuito e valorizzato all’interno di specifici contesti sociali e istituzionali. Nella società della conoscenza l’intelligenza, la ricerca e la creatività sono diventate forze produttive. Eppure emerge una contraddizione: mentre il sapere viene celebrato come il principale motore dell’innovazione, le condizioni che lo rendono possibile – formazione, tempo della ricerca, libertà intellettuale, lavoro qualificato – sono spesso sottoposte a logiche di precarizzazione e di misurazione esclusivamente quantitativa. Il volume pone una domanda centrale: come costruire un rapporto equilibrato tra il valore economico della conoscenza e il suo valore sociale, culturale e democratico? La ricerca, infatti, non può essere valutata soltanto sulla base dell’utilità immediata: una società avanzata deve saper sostenere anche ciò che non produce risultati immediati, perché è proprio dall’incertezza, dalla sperimentazione e dalla capacità di porre nuove domande che nasce l’innovazione autentica.

La riflessione riguarda da vicino anche l’Italia: investire nel capitale immateriale significa investire nelle persone, nella ricerca, nell’università e nella capacità collettiva di progettare il futuro. Una conoscenza ridotta a semplice merce rischia di perdere la sua funzione più profonda: essere una infrastruttura democratica e uno strumento di emancipazione.

Curato da Mario Alì, già direttore generale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e da Paolo De Nardis, professore emerito di Sociologia alla Sapienza Università di Roma e presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, il volume – che si fregia della prefazione di Matteo Maria Zuppi e dei contributi di molti nomi della cultura, del giornalismo, dell’accademia, della politica, della finanza –  propone una riflessione sul destino del sapere nel mondo contemporaneo.

Perché la vera sfida non è soltanto stabilire quanto vale economicamente la conoscenza, ma quale valore attribuiamo a una società capace di conoscere, dubitare e immaginare ciò che ancora non esiste.

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