AgenPress. Emergono nuovi dettagli sul tentato dirottamento del volo Flydubai diretto a Tel Aviv e sul piano attribuito al copilota omanita Hamam al-Hammami. Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Channel 12, citata dai media israeliani e italiani, durante gli interrogatori condotti negli Emirati Arabi Uniti al-Hammami avrebbe ammesso di voler far schiantare l’aereo sull’aeroporto internazionale Ben Gurion, in Israele.
Stando alla ricostruzione, il piano prevedeva che il volo proseguisse apparentemente senza anomalie fino all’avvicinamento allo scalo israeliano. Una volta ottenute le autorizzazioni per l’atterraggio, il copilota avrebbe voluto modificare all’ultimo momento la traiettoria e utilizzare l’aereo per colpire l’aeroporto.
Un elemento particolarmente rilevante emerso dalle indagini riguarda i precedenti voli effettuati da al-Hammami. Il copilota, nell’ambito del suo lavoro con Flydubai, era già atterrato più volte al Ben Gurion, comprese alcune occasioni nei mesi di giugno e luglio.
Secondo Channel 12, proprio durante una delle precedenti permanenze nello scalo israeliano avrebbe raccolto informazioni utili alla pianificazione dell’attacco. Le visite all’aeroporto, inizialmente legate alla sua attività professionale, sarebbero quindi diventate anche un’occasione per osservare e studiare il luogo che avrebbe successivamente individuato come obiettivo.
Sempre secondo le indiscrezioni riportate dall’emittente israeliana, l’attacco non sarebbe stato concepito soltanto in occasione del volo del 30 settembre.
Al-Hammami avrebbe infatti programmato un primo tentativo già nel mese di luglio, salvo rinunciare all’ultimo momento. Il motivo, secondo quanto riferito durante gli interrogatori, sarebbe stato la presenza a bordo di un membro dell’equipaggio con cui il copilota aveva un rapporto di amicizia.
Il piano sarebbe stato quindi rinviato, fino al tentativo successivo che ha portato all’intervento sul volo Flydubai.
Il 30 settembre il volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv con oltre 170 persone a bordo, è stato coinvolto in un grave incidente durante il volo. Secondo le ricostruzioni, al-Hammami avrebbe aggredito il comandante utilizzando un’ascia di emergenza, provocando una brusca perdita di quota dell’aereo.
Nonostante le ferite riportate, il comandante sarebbe riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, permettendo ad alcuni passeggeri di intervenire. Due piloti fuori servizio presenti a bordo hanno quindi contribuito a riprendere il controllo dell’aereo, che è stato successivamente fatto atterrare in emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita.
Le nuove rivelazioni riaccendono anche le domande sui controlli effettuati sul personale di volo delle compagnie straniere che operano collegamenti verso Israele.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato una revisione della sicurezza dell’aviazione civile straniera, affidando al capo del Consiglio di sicurezza nazionale il compito di avviare un esame approfondito delle procedure. Parallelamente, le autorità di diversi Paesi stanno indagando sulla storia personale e professionale del copilota e sulle modalità con cui è stato autorizzato a operare sulla rotta verso Israele.
Per il momento, tuttavia, diversi elementi della ricostruzione restano basati su informazioni investigative riportate dai media. Le autorità stanno ancora accertando l’esatta dinamica dei fatti, le motivazioni dell’uomo e l’eventuale presenza di altre persone coinvolte.
