AgenPress. “Il tenente colonnello Marino, sei anni prima che arrivasse l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria a distruggere i reperti, ha autonomamente deciso di distruggere i reperti riguardanti la famosa impronta 33. Oggi, con le nuove tecnologie, forse sarebbe stato possibile ricostruire la presenza di un Dna”.
Lo ha dichiarato l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, intervenendo oggi a “Corrente alternata” condotto da Francesco Borgonovo su Giornale Radio.
“L’impronta 33 rappresenta un elemento fortissimo della nuova indagine. Sarebbe stato importante poter esaminare quei campioni”, ha aggiunto De Rensis. “Chi ha compiuto omissioni, eventuali reati o azioni che non si devono compiere deve risponderne, indipendentemente da ciò che sarebbe accaduto o da ciò che non sarebbe accaduto. Altrimenti rischiamo di dare degli alibi a chi ha sbagliato”.
Nel corso dell’intervista, De Rensis ha inoltre puntato il dito sulla mancata trasmissione al pubblico ministero di due risultanze negative relative agli accertamenti sui pedali. “Il tenente colonnello Marino ha omesso, sottolineo volutamente, di trasmettere al pubblico ministero le due risultanze negative del giorno 20”, ha detto il legale, definendo “gravissimo” quanto accaduto.
De Rensis ha poi chiesto di fare luce anche sui 13 foglietti rinvenuti nella documentazione del RIS e sul profilo di Alberto Stasi che ne sarebbe emerso: “Quelle 13 paginette di mostrificazione di Alberto Stasi qualcuno dovrà dire chi le ha scritte, perché e su incarico di chi”.
“Questa volta gli alibi non ci saranno: andremo fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno. Sono convinto che lo farà la Procura e sono convinto che lo farà anche il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri”, ha concluso.
