Scilipoti Isgrò: “Dalla sorgente interiore della Sapienza e dell’Amore può rinascere una politica al servizio del bene comune”

- Advertisement -
- Advertisement -

«La fede non può diventare una delega a Dio delle nostre responsabilità. È tempo di ritrovare il coraggio del discernimento, della libertà e dell’impegno sociale e politico


AgenPress. Il rapporto tra fede e responsabilità, la qualità morale della politica, la tutela del creato e la necessità di una nuova cultura del bene comune sono al centro dell’intervista rilasciata dal Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò al dott. Aurelio Coppeto, direttore dell’agenzia di stampa AgenPress.

La fede non può essere una delega

Dott. Aurelio Coppeto: Senatore, lei sostiene che dalla sorgente interiore della Sapienza e dell’Amore possa rinascere una politica al servizio del bene comune. Da dove nasce questa riflessione?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Nasce dalla constatazione che viviamo in un’epoca nella quale l’uomo è spesso tentato di attendere dall’esterno una soluzione capace di sottrarlo alle proprie paure e alle proprie responsabilità. Il nostro tempo, tuttavia, ci pone di fronte a una domanda più radicale: siamo ancora capaci di riconoscere e custodire quella sorgente interiore dalla quale scaturiscono la sapienza, la coscienza, la responsabilità e l’Amore? Questa domanda riguarda la vita spirituale, ma anche la vita civile e politica. Una società non può affrontare le proprie crisi soltanto attraverso strumenti tecnici o amministrativi. Sono necessari, ma non sufficienti. Occorre anche una trasformazione delle coscienze.

Dott. Aurelio Coppeto: nel suo intervento richiama una preghiera attribuita a Hillesum. Qual è il significato di quelle parole per l’uomo contemporaneo?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: In quella preghiera emerge un’intuizione spirituale di straordinaria attualità: l’uomo, anche nei momenti più oscuri della storia, non può limitarsi ad attendere che Dio risolva ciò che egli stesso è chiamato ad affrontare. Può e deve custodire Dio dentro di sé, impedendo che la paura, l’odio e la disperazione distruggano quello spazio interiore nel quale possono ancora abitare la speranza e l’Amore. Non si tratta di negare la trascendenza o la dimensione della Provvidenza. Si tratta, piuttosto, di recuperare una concezione adulta e consapevole della fede. La fede non può diventare una delega a Dio delle nostre responsabilità.

Dott. Aurelio Coppeto: che cosa significa, concretamente, affermare che la fede non è una delega?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Significa che non possiamo pensare Dio soltanto come colui che interviene quando non siamo più capaci di risolvere i problemi. Una simile concezione rischia di trasformare la fede in una delega passiva. La fede autentica, invece, interpella la libertà dell’uomo e lo chiama alla responsabilità. Dio non può essere ridotto a una formula attraverso la quale pretendere una soluzione immediata alle nostre difficoltà. Il rapporto con l’Eterno è infinitamente più profondo: è conversione dello sguardo, trasformazione della coscienza, ricerca della verità e capacità di riconoscere nell’altro una persona portatrice di dignità.

Dall’interiorità al bene comune

Dott. Aurelio Coppeto: in che modo questa riflessione spirituale si traduce in un messaggio sociale, civile e politico?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Si traduce nella consapevolezza che esiste un rapporto inscindibile tra responsabilità individuale e responsabilità pubblica. Se l’interiorità dell’uomo è dominata dal rancore, dall’egoismo, dalla paura e dalla ricerca esasperata del potere, anche le istituzioni rischiano di diventare lo specchio di queste fragilità. Se, invece, nell’uomo tornano a vivere la sapienza, il senso del limite, la solidarietà e il rispetto della dignità altrui, allora anche la politica può recuperare la sua vocazione più alta: il servizio al bene comune.

Dott. Aurelio Coppeto: quale dovrebbe essere, secondo lei, la vocazione della politica?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: La politica non dovrebbe essere concepita come semplice esercizio del potere, ma come responsabilità nei confronti della persona, della comunità e delle generazioni future. Abbiamo bisogno di una politica capace di ascoltare prima ancora di parlare, di discernere prima ancora di decidere e di servire prima ancora di chiedere consenso. La democrazia vive non soltanto di istituzioni, ma anche della qualità delle coscienze che quelle istituzioni rappresentano. Una politica autenticamente orientata al bene comune deve saper coniugare libertà e responsabilità, diritti e doveri, sviluppo e sostenibilità, sicurezza e solidarietà. Deve inoltre contrastare ogni forma di disinformazione, polarizzazione e contrapposizione permanente, restituendo centralità al dialogo, alla competenza e alla ricerca di soluzioni condivise.

Dott. Aurelio Coppeto: in una fase caratterizzata da conflitti e divisioni, come è possibile recuperare il dialogo?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Il dialogo richiede innanzitutto il riconoscimento dell’altro. Non significa rinunciare alle proprie convinzioni, ma rifiutare l’idea che chi la pensa diversamente debba essere considerato un nemico. La politica deve tornare a essere confronto tra idee, non scontro permanente tra persone. Occorre recuperare il valore dell’ascolto, della competenza e della responsabilità delle parole. La violenza verbale, soprattutto quando viene utilizzata nello spazio pubblico e nei mezzi di comunicazione, contribuisce a contaminare la vita sociale.

L’acqua pura come metafora della coscienza

Dott. Aurelio Coppeto: Lei utilizza spesso l’immagine dell’acqua pura. Che cosa rappresenta questa metafora?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: L’acqua pura nasce da una sorgente custodita. Se la sorgente viene contaminata, anche ciò che da essa scaturisce perde la propria purezza. Lo stesso accade nella vita personale e nella vita pubblica. Se permettiamo che la nostra interiorità venga contaminata dall’odio, dalla menzogna, dalla violenza verbale, dall’indifferenza e dalla ricerca dell’interesse personale a ogni costo, prima o poi quella contaminazione si riflette nelle nostre relazioni e nella società. Per questo dobbiamo tornare a prenderci cura della sorgente. Dobbiamo recuperare il silenzio necessario per ascoltare la coscienza, la sapienza necessaria per discernere, il coraggio necessario per assumere responsabilità e l’Amore necessario per non trasformare l’altro in un nemico.

Dott. Aurelio Coppeto: la metafora dell’acqua richiama anche temi ambientali?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Certamente. L’acqua non è soltanto una metafora spirituale: è una risorsa essenziale alla vita e un bene comune. La sua tutela richiama una responsabilità concreta nei confronti del creato e delle generazioni future. La tutela dell’ambiente, l’accesso equo all’acqua e la salvaguardia delle risorse naturali non possono essere considerate questioni marginali. Sono priorità etiche, sociali e politiche. Una politica realmente orientata al bene comune deve promuovere uno sviluppo capace di coniugare crescita, sostenibilità e giustizia sociale.

La responsabilità della speranza

Dott. Aurelio Coppeto: il suo messaggio invita a non attendere passivamente il miracolo. Non c’è il rischio di indebolire la speranza?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Al contrario, significa restituire alla speranza una dimensione più profonda, concreta e responsabile. La speranza non è l’attesa passiva del miracolo. È anche la capacità di agire quando il futuro appare incerto; è continuare a costruire quando sarebbe più facile arrendersi; è scegliere il bene anche quando il bene non produce un vantaggio immediato. La speranza autentica non esclude la fede, ma la rende operosa. Ci chiede di non rimanere spettatori della storia, bensì di assumere la responsabilità delle nostre scelte.

Dott. Aurelio Coppeto: qual è, dunque, il messaggio che intende rivolgere ai cittadini e a chi opera nelle istituzioni?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Forse il nostro tempo ci chiede proprio questo: non di smettere di cercare Dio, ma di cercarlo con una maturità nuova. Non un Dio utilizzato come soluzione alle nostre paure, ma l’Eterno che ci chiama alla responsabilità della libertà che ci è stata affidata. A chi opera nelle istituzioni rivolgo un invito alla sobrietà, all’ascolto e al servizio. La politica deve tornare a essere una forma alta di responsabilità e non una ricerca permanente del consenso. Ai cittadini dico che il cambiamento non può essere delegato interamente agli altri. Ogni persona può contribuire alla qualità della vita pubblica attraverso le proprie parole, le proprie scelte e il proprio comportamento quotidiano.

Dott. Aurelio Coppeto: in conclusione, qual è la sua immagine dell’Italia e della società che vorrebbe contribuire a costruire?

Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: Immagino una società nella quale la libertà sia accompagnata dalla responsabilità, il progresso dalla sostenibilità, la sicurezza dalla solidarietà e la politica dalla ricerca sincera del bene comune. L’acqua pura della Sapienza e dell’Amore deve tornare a sgorgare dalla nostra interiorità. Da quella sorgente dobbiamo portare nella società parole di verità, gesti di fraternità e scelte di responsabilità. Non possiamo chiedere al mondo di cambiare se non siamo disposti, innanzitutto, a cambiare ciò che abita dentro di noi.

Intervista a cura del Dott. Aurelio Coppeto Direttore dell’Agenzia di Stampa AgenPress.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -