39^ Assemblea Annuale delle Provincie d’Italia. Mattarella: “Le Province hanno vissuto nel decennio passato un travaglio”

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AgenPress. Rivolgo un saluto cordiale ai Presidenti ed amministratori delle Province d’Italia e con loro al Ministro, al Presidente della Regione, ai Sindaci presenti e a tutti i presenti, con grande cordialità.

“Qui finisce l’Italia” – ha detto poc’anzi il Presidente della Provincia di Imperia e Sindaco di questa città, Scajola, che ringrazio per questa accoglienza così cordiale. Vorrei completare l’immagine: qui comincia l’Italia.

Sappiamo quanto sia stato necessario ribadirne il carattere anche in queste terre, dopo la Liberazione, all’indomani del Secondo conflitto mondiale.

Anche su questo si fondano i legami particolari che uniscono le popolazioni della Provincia di Imperia e la Repubblica.

La celebrazione degli 80 anni dalla scelta del popolo italiano si collega strettamente agli 80 anni di ripresa della vita democratica del Paese e l’Unione delle Province d’Italia, soppressa dalla dittatura fascista, rinasce con la Repubblica, a Firenze, nel 1946.

La vostra assemblea celebra un ente espressione del pluralismo istituzionale previsto dalla Costituzione – come ha osservato il Presidente Lattuca poc’anzi – pure se le Province italiane hanno una lunga storia che risale, nella sostanza, alla formazione dello Stato unitario.

Una storia non lineare, tra relativa autonomia e centralismo dello Stato con piena verticalizzazione del potere.

Con la Repubblica e la sua Costituzione avviene il rilancio del principio di autonomia degli enti territoriali come garanzia di libertà, democrazia e pluralità e anche come vettore di un nuovo modello sociale.

Le autonomie locali accrescono il loro ruolo attraverso alcune tappe: l’ordinamento del 1990, con una più ampia aderenza allo spirito della Costituzione; la riforma costituzionale del 2001, che – com’è stato poc’anzi ricordato – ha rafforzato il principio di autonomia con la formula inequivoca che ben conosciamo, che abbiamo poc’anzi ascoltato e che vorrei ripetere, nel suo grande significato, “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

La sussidiarietà è principio e prassi della necessaria collaborazione fra le istituzioni. Questa la Costituzione e non si può che conformarvisi.

Le Province hanno vissuto nel decennio passato un travaglio.

Era stato avviato un percorso che doveva portare a un nuovo modello, in cui Regioni e Comuni fossero le istituzioni maggiori del governo locale e della rappresentanza territoriale, facendo declinare le Province verso ruoli e responsabilità residuali.

Il processo è stato interrotto – com’è stato rammentato poc’anzi – da un giudizio sfavorevole del corpo elettorale, ma non si è data poi attuazione coerente a quella decisione. L’inerzia del legislatore ha lasciato la Provincia nel guado.

La criticità non sta soltanto nell’incertezza del ruolo dell’istituzione Provincia, perché questa condizione si riverbera sul servizio che essa può rendere ai cittadini, ai territori che circondano i centri urbani capoluogo, alle aree interne e montane che sono più lontane dalle grandi infrastrutture dei trasporti, ai Comuni medi e piccoli che hanno bisogno di supporto e di coordinamento per assolvere appieno ai loro compiti.

Né va sottovalutato il tema della identità territoriale: a lungo la provincia è stata – e per molti aspetti lo è pienamente tuttora – una dimensione  di riferimento.

Lo è per la stessa collocazione organizzativa dell’articolazione sul territorio dei servizi dello Stato, oltre che per la pianificazione territoriale.

Il vuoto prodotto rischia di assumere un rilievo sempre crescente, intaccando potenzialità presenti in tanti territori e incidendo sugli stessi diritti dei cittadini che li abitano.

Occorre metter fine alla transizione incompiuta, occorre fare uscire questa istituzione – ripeto – dal “limbo”.

Va aggiunto che la pari dignità sottolineata dalla Costituzione con i Comuni, le Città metropolitane, le Regioni e lo Stato si riflette sulla necessità del carattere democratico degli organi di governo delle Province. Questo tema non può più essere rimandato o accantonato.

La storia delle Province e del loro servizio al Paese – pur in un quadro di precarietà – è tuttavia proseguita, dimostrando non solo di svolgere funzioni di grande utilità ma di essere destinatarie di specifiche domande dei cittadini.

Lo ha rilevato il presidente Lattuca: importante è stato il contributo che le Province hanno fornito nell’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Di grande valore per il Paese sono stati indubbiamente gli interventi di edilizia scolastica, finalizzati a migliorare i luoghi della formazione dei nostri bambini e ragazzi e a porre in sicurezza strutture a loro dedicate. Siamo naturalmente ben consapevoli che il piano per ammodernare le nostre scuole e renderle sempre più accoglienti e sicure dovrà proseguire oltre il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

È confermato – come ha osservato la Presidente Carletti poc’anzi – il ruolo delle Province nel fondamentale capitolo del diritto all’istruzione.

Al di là delle funzioni assegnate alle Province, sono state proprio le esperienze di questi anni a indicare che le strade vanno verificate e ulteriormente percorse.

La Provincia ha una collocazione strategica chiamata a consolidare l’intero sistema delle autonomie. Il dialogo che state intessendo con le Regioni ha grande valore. È di grande importanza una convergenza tra Regioni e Province per trovare un nuovo stabile equilibrio e conferire piena efficienza al governo locale.

Uno degli elementi di riflessione è legato allo squilibrio demografico. Lo spopolamento di aree, perché meno favorite in termini di sviluppo, di infrastrutture, di servizi, costituisce un freno nel cammino dei prossimi anni, anche sotto il profilo della natalità. Al contrario, una migliore valorizzazione delle nostre molteplicità e diversità può dare all’Italia maggiore dinamismo, maggiore crescita, migliore qualità della vita.

Contrastare lo spopolamento, ridurre la migrazione forzata dei giovani, valorizzare borghi e territori che rischiano l’abbandono è una grande missione nazionale, a cui le istituzioni, nel loro insieme, devono dedicarsi, affermando il comune impegno a servizio dei cittadini, di cui poc’anzi ha parlato il Presidente Bucci.

Il riferimento all’impegno al servizio dei cittadini induce ad ampliare lo sguardo più in generale. È un servizio che passa dalla garanzia di condizioni di sicurezza che assicurano il pacifico dispiegarsi delle manifestazioni di vita delle nostre comunità, nelle città e nei borghi, dove ogni violenza è inaccettabile.

Alle forze dell’ordine – in particolare ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi – va la piena solidarietà della comunità nazionale.

Occorre una analisi intelligente e approfondita e va elaborata una attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti. Condizione, quest’ultima, che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili.

Tornando al tema che ci riunisce oggi, le normative regionali saranno chiamate a sostenere i cambiamenti che riguardano le Province.

L’inerzia, dopo la transizione incompiuta, rischia, protraendosi, di determinare una frammentazione delle funzioni provinciali, diversificando le competenze di Regione in Regione.

Ricomporre un quadro istituzionale coerente con il disegno della Costituzione comporterà anche – come voi sottolineate sovente e anche in quest’occasione – un adeguamento finanziario e organizzativo.

Un clima di collaborazione tra tutte le autonomie è, anche a questo riguardo, essenziale.

Ci sono momenti in cui le autonomie sono particolarmente chiamate a collaborazione e convergenza per assicurare una migliore funzionalità del governo multi-livello che sempre più viene richiesto alle nostre democrazie e all’Europa.

In questa Assemblea vi proponete di individuare una agenda programmatica da portare all’attenzione della XX^ Legislatura. È un impegno che va nella direzione auspicata.

Vi è il dovere di pensare insieme al futuro di cui vogliamo essere artefici.

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