AgenPress. Nessun passo indietro e nessuna ritrattazione sulle scelte di politica estera che hanno caratterizzato i rapporti tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, torna sul dibattito attorno alle relazioni con Donald Trump con una presa di posizione netta: «Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale».
Le dichiarazioni, contenute nel nuovo libro di Bruno Vespa “Storia della Seconda Repubblica”, riaccendono i riflettori sulla strategia diplomatica dell’esecutivo italiano nei confronti dell’amministrazione americana.
Nella sua ricostruzione, la Premier sottolinea come la sponda con il tycoon – in particolare all’inizio del suo secondo mandato – abbia risposto a una precisa visione pragmatica volta a tutelare le posizioni italiane ed europee sui dossier più delicati:
«Quella vicinanza è stata utile e molto apprezzata da tanti governi europei. Tutte cose utili all’Italia, all’Europa e all’Occidente. Tutte cose che rivendico e che rifarei».
L’obiettivo esplicito rivendicato da Meloni è stato quello di fungere da elemento di raccordo e garanzia tra l’Unione Europea e l’alleato d’oltreoceano, evitando strappi sui dazi e mantenendo un canale di dialogo privilegiato a tutela del tessuto produttivo e della sicurezza nazionale.
Le parole di Meloni arrivano a distanza di qualche mese dai complessi botta e risposta avvenuti con la Casa Bianca in merito ad alcune posizioni strategiche in Medio Oriente e alla gestione delle basi militari. In quell’occasione, la Presidente del Consiglio aveva ribadito fermamente la sovranità italiana e la fedeltà agli accordi internazionali, senza trascendere rispetto al vincolo atlantico.
Con questo intervento, la Premier intende rivendicare una linea di pragmatismo strategico: la ricerca di intese con la guida della principale potenza alleata non deve essere interpretata come una subalternità politica, bensì come il compimento di un preciso mandato istituzionale a tutela del Paese.
Le affermazioni della Premier hanno subito riacceso la dialettica politica interna:
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La Maggioranza: Sostiene compattamente la linea del governo, definendo la diplomazia di Palazzo Chigi fondamentale per mantenere un peso specifico e centrale all’interno dell’asse atlantico e del G7.
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Le Opposizioni: Criticano la narrazione della Premier, contestando l’efficacia del posizionamento internazionale del governo ed evidenziando come i repentini cambi di clima nei rapporti con Washington dimostrino le incognite di un’alleanza sbilanciata.
L’uscita del volume riapre così il dibattito sulla collocazione internazionale dell’Italia, confermando come l’asse Roma-Washington rimanga uno dei terreni più caldi della politica estera e del confronto parlamentare.
