Il presidente americano attribuisce al proprio endorsement la svolta nella corsa elettorale del premier israeliano. Il voto, però, lascia il Paese senza una maggioranza chiara e apre una nuova fase di incertezza politica
AgenPress. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata». Donald Trump rivendica così il peso del proprio intervento nella campagna elettorale israeliana, sostenendo che quella che sembrava una sconfitta per il primo ministro si sia trasformata in un’insperata rimonta, fino a una situazione di stallo che potrebbe persino tradursi in una vittoria politica.
Il presidente degli Stati Uniti ha affidato il suo messaggio a Truth Social, sottolineando il ruolo decisivo che, a suo giudizio, avrebbe avuto il sostegno americano. «Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump, che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America», si legge nel testo.
Parole che confermano quanto la relazione tra Trump e Netanyahu sia diventata un elemento centrale della partita politica israeliana.
Il 18 ottobre Trump aveva espresso pubblicamente il proprio appoggio a Netanyahu, definendolo un leader forte e coraggioso e un partner fondamentale nella guerra contro l’Iran. Un intervento arrivato a pochi giorni dal voto, quando i sondaggi indicavano difficoltà per il premier e per la sua coalizione di destra.
L’appoggio della Casa Bianca ha rappresentato un elemento importante della campagna elettorale. Netanyahu ha potuto presentarsi agli elettori come il leader capace di mantenere un rapporto privilegiato con Washington, proprio mentre la sicurezza nazionale e il confronto con Teheran dominavano il dibattito pubblico.
Trump, dal canto suo, ha legato apertamente la rielezione del premier alla prosecuzione della strategia comune contro l’Iran, sostenendo che una leadership diversa potrebbe rendere più difficile il perseguimento degli obiettivi americani nella regione.
Il quadro emerso dalle urne, tuttavia, è più complesso della vittoria rivendicata dal presidente americano. Le prime proiezioni e i risultati parziali non indicano una maggioranza parlamentare netta per nessuno dei due schieramenti.
Il blocco guidato da Netanyahu e quello dell’opposizione, associato all’ex generale Gadi Eisenkot, risultano entrambi lontani dalla soglia dei 61 seggi necessaria per controllare la Knesset, il Parlamento israeliano. Le trattative per formare un governo potrebbero quindi rivelarsi lunghe e difficili.
È proprio in questo contesto che Trump interpreta la rimonta del suo alleato come un successo: Netanyahu, pur senza una vittoria parlamentare definitiva, avrebbe evitato il tracollo che molti pronosticavano e potrebbe conservare un ruolo decisivo nella formazione del prossimo esecutivo.
Ma tra una rimonta elettorale e una vittoria politica piena resta una differenza sostanziale. Il futuro del governo dipenderà dalla capacità di costruire una coalizione stabile, convincendo alleati e potenziali partner parlamentari.
Dietro il sostegno di Trump c’è anche una precisa strategia geopolitica. Il presidente americano considera Netanyahu un interlocutore fondamentale per la politica statunitense in Medio Oriente, soprattutto nel confronto con l’Iran.
L’alleanza tra Washington e Tel Aviv, però, non è priva di tensioni. I due leader hanno avuto divergenze sulla gestione dei conflitti regionali e sui tempi per raggiungere gli obiettivi militari e diplomatici. Il sostegno elettorale di Trump segnala comunque la volontà di puntare ancora sul premier israeliano.
La partita non riguarda soltanto il destino politico di Netanyahu. Dalla composizione del prossimo governo dipenderanno anche le scelte di Israele sulla sicurezza, sui rapporti con i Paesi vicini e sulla gestione dei conflitti ancora aperti.
Per Trump, dunque, la rimonta del suo alleato è anche una questione di credibilità internazionale. Per Netanyahu, invece, la vera sfida comincia adesso: trasformare il risultato elettorale in una maggioranza capace di governare.
