Si conclude il viaggio di rientro in patria dei quattro militari morti nello schianto di un elicottero CH-47 Chinook in Bosnia-Erzegovina. I feretri arrivano avvolti nel Tricolore. L’Italia si stringe attorno alle famiglie delle vittime
AgenPress. È atterrato all’aeroporto militare di Ciampino l’aereo dell’Aeronautica Militare che ha riportato in Italia le salme dei quattro militari italiani morti nel tragico incidente aereo avvenuto giovedì 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina.
Un momento di profonda commozione per il Paese, che si prepara a rendere l’ultimo omaggio a quattro uomini e donne che hanno perso la vita mentre erano impegnati in una missione di servizio.
Ad accogliere i feretri, avvolti nella bandiera italiana, sono presenti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, insieme alle autorità militari e istituzionali.
Le vittime sono:
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Simone Ruggia, sergente dell’Aviazione dell’Esercito.
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Claudio Marchesi, sergente dell’Aviazione dell’Esercito.
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Franco Adriano Zecchillo, tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.
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Laura Procacci, sergente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.
Quattro vite spezzate in circostanze drammatiche, quattro storie personali e professionali accomunate dall’impegno al servizio degli altri e del Paese. La loro scomparsa ha suscitato profondo cordoglio nelle istituzioni, nelle Forze Armate, nella Croce Rossa e nelle comunità di provenienza.
Il velivolo era impegnato in un’attività nell’ambito dell’operazione internazionale EUFOR Althea, missione europea finalizzata a contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità nel Paese balcanico. A bordo si trovavano complessivamente 15 militari. Oltre alle quattro vittime, undici persone sono rimaste ferite. Tra i sopravvissuti figura il tenente colonnello medico Flavio Favari, appartenente al team sanitario della Croce Rossa, ricoverato nell’ospedale di Tuzla.
Le sue parole restituiscono la drammaticità di quei momenti: ha raccontato di un impatto violentissimo, avvenuto nel giro di un secondo, definendo un miracolo il fatto di essere ancora vivo.
Intanto proseguono le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. In Italia risultano aperti due procedimenti: uno presso la Procura ordinaria di Roma, che ipotizza i reati di disastro colposo e omicidio colposo, e uno presso la Procura militare, relativo alla possibile perdita colposa del velivolo. Anche le autorità bosniache hanno avviato accertamenti.
Particolare attenzione sarà riservata all’analisi dei rottami dell’elicottero, alla scatola nera e alle testimonianze dei sopravvissuti. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori figurano un possibile guasto tecnico e un eventuale errore umano. Al momento non sono state accertate le cause definitive dello schianto.
Il rientro delle salme rappresenta un passaggio particolarmente doloroso per le famiglie, che potranno finalmente riabbracciare simbolicamente i propri cari nella loro terra. I funerali solenni sono previsti per martedì 3 novembre nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, secondo il programma annunciato.
La tragedia richiama ancora una volta l’attenzione sul sacrificio di quanti svolgono il proprio servizio lontano da casa, spesso in contesti difficili e in missioni che comportano rischi importanti. Oggi l’Italia non accoglie soltanto quattro feretri avvolti nel Tricolore. Accoglie quattro storie, quattro affetti e quattro vite che non ci sono più.
