Dalla liposuzione al lipofilling del seno: il grasso corporeo diventa una risorsa per la chirurgia plastica

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Ricerca internazionale Italia-Grecia, coordinata dal Prof. Gentile, Università “Tor Vergata”, su 1.248 pazienti sottoposte a liposuzione. Un secondo studio su 312 donne mostra maggiore attecchimento del grasso mammario arricchito con SVF


AgenPress. La liposuzione mantiene risultati estetici significativi anche a cinque anni dall’intervento, con un tasso di complicanze maggiori dell’1,9%. Inoltre, il tessuto adiposo prelevato può essere riutilizzato per interventi di chirurgia estetica e ricostruttiva della mammella, con risultati promettenti quando viene arricchito con frazione vascolare stromale (SVF). Sono i risultati di due studi internazionali italo-greci pubblicati sulla rivista Aesthetic Surgery Journal, coordinati dal professor Pietro Gentile, dell’Università di Roma Tor Vergata, insieme al professor Aris Sterodimas, del Metropolitan General Hospital di Atene.

Il primo studio ha coinvolto 1.248 pazienti in otto centri, seguiti per cinque anni dopo la liposuzione. Il 78,6% ha mantenuto un miglioramento stabile del profilo corporeo e il 71,3% una sostanziale stabilità del peso. Il tasso complessivo di complicanze è stato del 14,8%, quello delle complicanze maggiori dell’1,9%. Non sono stati registrati decessi. Tra i fattori associati a un maggior rischio di complicanze figurano obesità (BMI superiore a 30), fumo, aspirazione di oltre cinque litri di grasso e associazione con altri interventi chirurgici. La ricerca ha inoltre documentato miglioramenti significativi della soddisfazione corporea e della qualità della vita, valutati attraverso il questionario BODY-Q.

Il secondo studio ha confrontato il lipofilling mammario standard con il trasferimento di tessuto adiposo arricchito con SVF (frazione cellulare vasculo-stromale ottenuta dal proprio grasso) su 312 pazienti in sei centri italiani e greci. A 24 mesi, la percentuale media di grasso mantenuto è stata del 66,2% nel gruppo SVF, contro il 49,8% del gruppo standard; a 12 mesi i valori erano rispettivamente del 71,8% e del 56,4%. Anche la soddisfazione delle pazienti, misurata con il questionario BREAST-Q, è risultata superiore nel gruppo SVF. Le complicanze sono state rispettivamente del 14,1% e del 18,6%, senza differenze statisticamente significative. Gli autori precisano che il beneficio osservato riguarda l’intero processo di preparazione del tessuto adiposo, oltre che la tecnica di innesto, e non può essere attribuito esclusivamente alla SVF. Sono necessari ulteriori studi e follow-up più lunghi, soprattutto nelle pazienti con precedenti tumori mammari.

«Le due ricerche evidenziano due aspetti complementari della chirurgia plastica: la possibilità di ottenere risultati stabili e sicuri con la liposuzione e quella di valorizzare il tessuto adiposo prelevato, trasformandolo in una risorsa per la chirurgia ricostruttiva ed estetica della mammella», spiega Pietro Gentile, Professore Associato di Chirurgia Plastica all’Università “Tor Vergata” e direttore delle ricerche. Nel lipofilling, l’arricchimento con SVF è stato ottenuto attraverso procedure di manipolazione minima, come filtrazione, centrifugazione e lavaggio, nel rispetto delle normative vigenti, senza espansione cellulare o colture al di fuori di laboratori GMP.

Di queste nuove tecniche si discuterà alla quarta edizione del congresso internazionale Regenerative Plastic Surgery, presieduto da Gentile, in programma a Roma il 3 e 4 dicembre 2026, con una giornata di live surgery il 5 dicembre.

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