In via delle Botteghe Oscure, a Roma, dove per quasi mezzo secolo si è scritta la storia della sinistra italiana, oggi si brinda con cocktail e champagne. Il palazzo acquistato da Palmiro Togliatti nel 1946 per 30 milioni di lire ha aperto le porte come Thompson Rome, albergo di lusso del gruppo Hyatt. Dall’ufficio di Berlinguer alle suite, dalla sala della direzione al ristorante gourmet: ecco come cambia uno dei luoghi simbolo della politica italiana
AgenPress. Dalla falce e martello ai calici di champagne. Dalle riunioni del Comitato centrale alle camere con letti king size. È una delle trasformazioni più sorprendenti della Roma contemporanea quella che riguarda il «Bottegone», lo storico palazzo di via delle Botteghe Oscure 4 che per decenni ha rappresentato il cuore del Partito comunista italiano. L’edificio che ha ospitato Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer e intere generazioni di dirigenti comunisti è diventato un hotel a cinque stelle: il Thompson Rome, nuovo indirizzo del lusso internazionale nella Capitale.
L’albergo, inaugurato nei primi giorni di novembre 2026, conta 69 camere, di cui 20 suite, e si sviluppa negli spazi di un edificio di circa 8 mila metri quadrati. Il progetto porta nella Capitale il marchio Thompson Hotels, appartenente al gruppo americano Hyatt. Una nuova vita per un immobile carico di storia, che oggi si rivolge a una clientela internazionale alla ricerca di esperienze esclusive, arte, design e panorami sulla Città Eterna.
La storia del Bottegone comincia nel secondo dopoguerra. Nel 1946, Palmiro Togliatti individuò nell’edificio di via delle Botteghe Oscure la sede ideale per il Partito comunista italiano, appena uscito dalla clandestinità imposta dal fascismo e protagonista della ricostruzione politica del Paese.
Il palazzo venne acquistato per 30 milioni di lire, anche grazie all’intervento degli imprenditori romani Alfio e Alvaro Marchini. Una cifra che, al di là del suo valore economico, rappresentava un investimento politico e simbolico: il Pci voleva una sede centrale, prestigiosa e riconoscibile, nel cuore della capitale.
Non era soltanto un edificio per ospitare uffici. Era il luogo nel quale si elaboravano strategie, si prendevano decisioni, si organizzavano campagne elettorali e si costruiva l’identità del più grande partito comunista dell’Europa occidentale.
Per circa 45 anni, Botteghe Oscure è stata una vera e propria città nella città. Nei momenti di massima attività vi lavoravano centinaia di persone, tra funzionari, dirigenti, responsabili dell’organizzazione e della comunicazione.
Tra quelle mura sono passati alcuni dei nomi più importanti della storia politica italiana. Da Togliatti a Luigi Longo, da Enrico Berlinguer ad Alessandro Natta, fino ad Achille Occhetto e Walter Veltroni.
Il secondo piano era il cuore della segreteria. Qui si trovavano gli uffici dei principali dirigenti e quello di Berlinguer, diventato uno dei luoghi più evocativi della memoria comunista.
Indimenticabile anche il balcone dal quale il segretario del Pci si affacciò per salutare i militanti e i sostenitori dopo lo straordinario risultato elettorale del 1976, quando il partito raggiunse il 34,4 per cento dei voti. Una scena entrata nella memoria collettiva della sinistra italiana, simbolo di una stagione nella quale il Pci sembrava poter diventare forza di governo.
Un altro momento storico si consumò nel giugno 1984, quando, dopo la morte di Berlinguer, proprio a Botteghe Oscure venne allestita la camera ardente. Migliaia di persone arrivarono per rendere omaggio al segretario. Tra loro anche Giorgio Almirante, leader del Movimento sociale italiano, che attraversò la sede comunista per salutare il suo avversario politico.
La fine del Pci e le successive trasformazioni della sinistra italiana segnarono anche il destino del palazzo. Nel 2000, durante la segreteria di Walter Veltroni, i Democratici di sinistra lasciarono definitivamente la sede storica, anche a causa degli elevati costi di gestione e delle difficoltà economiche.
Negli anni successivi l’edificio ebbe altre destinazioni, ospitando anche gli uffici dell’Associazione bancaria italiana. In seguito, la proprietà passò al gruppo Tosinvest, riconducibile alla famiglia Angelucci, che ha puntato sulla valorizzazione immobiliare e sulla vocazione turistica della struttura.
Il progetto di trasformazione in albergo di lusso era stato annunciato già nel 2022. La riqualificazione, realizzata attraverso una collaborazione tra AG Group e Rossfin Group, ha portato all’apertura del Thompson Rome, segnando anche il debutto italiano del marchio alberghiero Thompson Hotels.
La trasformazione degli spazi racconta meglio di qualsiasi altra cosa il cambiamento di destinazione dell’edificio.
Dove un tempo si prendevano decisioni politiche che influenzavano milioni di italiani, oggi si trovano camere e suite destinate agli ospiti. Gli ambienti della segreteria sono stati riconvertiti e anche alcune delle sale storiche hanno lasciato spazio alle nuove funzioni alberghiere.
Particolarmente suggestivo è il destino del balcone di Berlinguer, oggi raggiungibile attraverso la camera 207. Un particolare che aggiunge all’esperienza alberghiera una dimensione quasi museale: dormire in un luogo nel quale si è consumata una pagina importante della storia politica italiana.
Nell’edificio trovano spazio anche un ristorante, un cocktail bar e una terrazza panoramica. Le tariffe delle camere partono da diverse centinaia di euro a notte, mentre le suite più esclusive possono raggiungere cifre decisamente superiori.
Non tutto, però, è stato cancellato. La ristrutturazione ha conservato diversi elementi storici e artistici, anche grazie alla tutela degli spazi monumentali.
Nell’ingresso principale è ancora presente l’intervento scultoreo di Giò Pomodoro, con la celebre «Parete di Misure», insieme alla stella a cinque punte e ai simboli legati alla storia del movimento comunista. È rimasto anche il busto di Antonio Gramsci, uno dei padri del pensiero politico del Pci.
Sono stati inoltre restaurati elementi architettonici originali, tra cui una scenografica scala in marmo e una pavimentazione intarsiata. Gli spazi comuni ospitano una collezione artistica che comprende opere legate alla Scuola Romana e alla Scuola di Piazza del Popolo, accanto a lavori contemporanei.
Il risultato è un albergo che cerca di mettere insieme memoria storica, arte e ospitalità internazionale.
C’è naturalmente un aspetto simbolico che rende questa vicenda particolarmente interessante. Il luogo che per decenni ha rappresentato uno dei principali centri del movimento operaio italiano è oggi diventato una struttura destinata a una clientela di fascia alta, nel cuore di una delle città più visitate al mondo.
Dove si discuteva di lotta di classe, salari, diritti dei lavoratori e rivoluzione, oggi si parla di suite, design, ristorazione gourmet e turismo di lusso.
Un paradosso della storia, ma anche il segno concreto delle trasformazioni economiche e politiche che hanno attraversato l’Italia negli ultimi quarant’anni.
Il Bottegone non è più la casa del Partito comunista. È diventato un albergo internazionale. Eppure, tra una scultura di Giò Pomodoro, il busto di Gramsci e il balcone dal quale Berlinguer salutava la folla, il passato continua a riaffiorare.
La storia, insomma, non è stata cancellata. Ha semplicemente cambiato insegna. E oggi, al posto delle tessere del partito, si consegnano le chiavi delle camere.
