Donald Trump evoca lo spettro dei brogli e accelera sul “lame-duck sprint”

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AgenPress. Donald Trump non sembra intenzionato ad abbassare la guardia dopo la pesante sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Il presidente americano è tornato a mettere in discussione l’affidabilità del sistema elettorale statunitense, evocando nuovamente lo spettro dei brogli, mentre alla Casa Bianca si prepara una corsa contro il tempo per sfruttare le ultime settimane di maggioranza repubblicana al Congresso.

«Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea», ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale. Un’affermazione generica, senza riferimenti a specifici episodi di irregolarità nelle recenti consultazioni, ma che riporta al centro della scena una retorica già utilizzata dal presidente in passato. Le accuse di frodi diffuse nelle elezioni del 2020, infatti, non hanno trovato conferma nelle verifiche ufficiali e nelle decisioni dei tribunali.

Parallelamente, Trump vuole sfruttare al massimo il periodo che precede il 3 gennaio 2027, data in cui si insedierà il nuovo Congresso a maggioranza democratica. Nel gergo politico di Washington questa fase viene definita «lame-duck sprint», letteralmente la corsa dell’anatra zoppa: un periodo nel quale la maggioranza uscente cerca di approvare il maggior numero possibile di provvedimenti prima di perdere il controllo delle due Camere.

Per l’amministrazione Trump si tratta di una finestra politica particolarmente importante, perché il nuovo equilibrio parlamentare potrebbe rendere molto più difficile portare avanti l’agenda presidenziale. Tra le priorità della Casa Bianca figura innanzitutto il finanziamento della difesa. Trump e il Pentagono puntano a una spesa militare da 1.500 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti che incontra resistenze anche all’interno dello stesso Partito repubblicano. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi di ridimensionamento, con la possibilità di arrivare a un finanziamento straordinario più contenuto, intorno ai 100 miliardi di dollari. Un altro fronte centrale è quello dell’immigrazione.

Il presidente intende consolidare la propria politica restrittiva facendo ricorso, dove possibile, ai poteri esecutivi e agli ordini presidenziali, strumenti che consentono di intervenire anche senza una nuova legge approvata dal Congresso. La stessa strategia potrebbe riguardare i dazi commerciali e altre iniziative dell’amministrazione. Particolarmente delicata è inoltre la questione delle nomine giudiziarie.

Finché il Senato resterà sotto il controllo repubblicano, Trump avrà maggiori possibilità di ottenere la conferma dei propri candidati alle corti federali, compresa eventualmente la Corte Suprema. Con il passaggio della maggioranza ai democratici, invece, il percorso delle nomine potrebbe diventare estremamente complicato. Il tempo a disposizione è quindi limitato e ogni settimana potrebbe rivelarsi decisiva. I

l precedente storico più significativo risale al 1974, quando, dopo le dimissioni di Richard Nixon e le elezioni di metà mandato, il Congresso uscente approvò 138 leggi sostanziali in appena un mese. Anche oggi i repubblicani puntano a utilizzare la sessione parlamentare di fine anno per portare avanti finanziamenti, provvedimenti urgenti e misure considerate strategiche. Tuttavia, all’interno del partito non mancano divergenze sulle priorità e sulla possibilità di accelerare eccessivamente l’iter legislativo. Sullo sfondo resta il nuovo scenario politico: i democratici si preparano ad assumere il controllo di Camera e Senato, con l’obiettivo di sottoporre l’amministrazione a un controllo più rigoroso, avviare indagini e mettere in discussione alcune delle principali politiche presidenziali.

Trump, dal canto suo, ha già fatto capire di essere pronto a utilizzare il potere di veto e gli strumenti dell’esecutivo per difendere il proprio programma. Le prossime settimane rappresenteranno dunque un passaggio decisivo per la Casa Bianca. Prima dell’insediamento del nuovo Congresso, il presidente cercherà di consolidare quanto più possibile la propria agenda, consapevole che dal gennaio 2027 gli equilibri a Washington saranno profondamente cambiati.

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