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Anna Frank e la sua famiglia tradite da un notaio ebreo che rivelò ai nazisti il nascondiglio

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AgenPress – Una nuova indagine ha identificato un sospetto che potrebbe aver tradito Anne Frank e la sua famiglia ai nazisti e rivelò ai nazisti sul nascondiglio di Prinsengracht 263 ad Amsterdam.

Anna morì in un campo di concentramento nazista nel 1945, all’età di 15 anni, dopo due anni di latitanza.

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Il suo diario, pubblicato dopo la sua morte, è il resoconto più famoso della vita ebraica durante la guerra.

Un team formato dal videomaker olandese Thijs Bayens, dallo storico e giornalista Pieter van Twisk, e dall’ex agente Fbi Vince Pankoke mentre il libro – intitolato “Chi ha tradito Anne Frank” – è stato scritto dalla poetessa e biografa canadese Rosemary Sullivan.

Pubblicato nella traduzione di Daniela Liucci, il libro, titolo più atteso del Giorno della Memoria che si celebra il 27 gennaio, ricostruisce il lavoro di indagine di un team internazionale che fa luce su uno dei grandi misteri irrisolti della Seconda guerra mondiale. Più di trenta milioni di persone in tutto il mondo hanno letto il Diario di Anne Frank, la tredicenne ebrea che scrisse la storia dei due anni trascorsi nascosta con la famiglia e altre quattro persone nella casa segreta ricavata nel retro di un edificio di Amsterdam, fino a quando i nazisti non li arrestarono tutti e li mandarono in un campo di concentramento.

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Una squadra che includeva l’agente in pensione dell’FBI degli Stati Uniti Vincent Pankoke e una ventina di storici, criminologi e specialisti di dati ha identificato una figura relativamente sconosciuta, il notaio ebreo Arnold van den Bergh, come uno dei principali sospettati nel rivelare il nascondiglio.

Van den Bergh era stato membro del Jewish Council di Amsterdam, un organismo costretto ad attuare la politica nazista nelle aree ebraiche. Fu sciolto nel 1943 e i suoi membri furono inviati nei campi di concentramento.

Il team ha scoperto che van den Bergh non era stato mandato in un campo, e viveva invece ad Amsterdam. C’era anche il suggerimento che un membro del Consiglio ebraico avesse fornito informazioni ai nazisti.

“Quando van den Bergh ha perso le sue protezioni che lo esentavano dal dover andare nei campi, ha dovuto fornire qualcosa di prezioso ai nazisti con cui aveva avuto contatti per lasciare che lui e sua moglie in quel momento rimanessero al sicuro”, ha detto l’ex agente dell’Fbi, Vince Pankoke, al programma della Cbs, ’60 Minutes’.

 La soffiata ai nazisti sul nascondiglio di Anna Frank e della sua famiglia, al numero 263 di Prinsengracht, non sarebbe arrivato quindi da cittadini comuni, ma da un ebreo. Quanto scoperto dal team si allinea con le affermazioni del padre di Anna, Otto Frank, unico sopravvissuto della famiglia ad Auschwitz-Birkenau, che in un’intervista del 1948 avrebbe detto: “Siamo stati traditi dagli ebrei”.

Il team ha lavorato per sei anni a questo “cold case” analizzando una montagna di documenti: dati, registri perduti, informazioni di testimoni ormai deceduti; ha utilizzato l’intelligenza artificiale per cercare di raccordare circa 66 giga bytes di materiale, per poter fare delle ricerche, per esempio, sulle retate in altri nascondigli.

La ricerca ha anche smantellato la teoria che il ritrovamento fu casuale come anche che che il traditore fosse il responsabile del magazzino dell’azienda “Opekta e Gies & Co” , Willem van Maaren, o ancora ha tolto dubbi su una donna, Ans van Dijk, che in quegli anni terribili, fingendo di essere una partigiana della resistenza, tradì più di 200 persone.

Secondo quanto si evince dall’inchiesta il team è arrivato alla conclusione il magazziniere avesse scoperto chi era il traditore: nelle rare occasioni in cui ammetteva di saperlo, Willem van Maaren, infatti aveva detto che il delatore era ebreo ed era morto.

L’ex agente dell’FBI Vince Pankoke sostiene che “poiché non ci sono prove di Dna o immagini video in una vicenda tanto antica, bisogna fare affidamento sulle prove circostanziali e questa teoria ha una probabilità di almeno l’85%” che sia veritiera”. La teoria a cui fa riferimento Pankoke si basa sulla copia di una nota anonima che fu consegnata a Otto Frank al termine della Seconda Guerra Mondiale, subito dopo il suo ritorno ad Amsterdam, ritrovata tra gli archivi di un ufficiale di polizia: diceva che il nascondiglio segreto era stato rivelato da un uomo chiamato Arnold van den Bergh; un uomo che aveva dato ai nazisti anche un’altra serie d’indirizzi.

Chi ha lavorato allo studio ammette che non si tratta ancora di prove conclusive: non si sa soprattutto come il notaio consegnò l’indirizzo e chi scrisse la nota anonima che convinse Otto Frank di questa teoria. Che Otto abbia ricevuto la soffiata è pero’ indiscutibile, così come il fatto che pensava di sapere chi fosse il traditore.

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