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Berlusconi: si tuteli ogni vita umana e si rinunci a strumentalizzare la fede per finalità politiche

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AgenPress – Sono del tutto d’accordo con il cardinale Parolin. Non si può strumentalizzare la fede cristiana piegandola a finalità politiche o di partito. Proprio per questo la partecipazione del Segretario di Stato vaticano e di altre alte autorità ecclesiastiche all’incontro conclusivo del Bureau del Gruppo Partito Popolare Europeo a Roma non va letta in modo banale come il patrocinio a una forza politica. Ha un significato diverso e più alto, per noi molto più importante. Riguarda la naturale convergenza storica e culturale su un’idea di Europa fra la Chiesa Cattolica e la maggiore famiglia politica europea”.

Lo scrive il leader di Fi Silvio Berlusconi in una lettera al Direttore di Avvenire Marco Tarquinio.

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“Parlo dell’idea di Europa che nasce dall’incontro fra la cultura greco-romana e i valori giudaico-cristiani. Due forme di universalismo che insieme hanno definito il valore della persona, soggetto portatore di diritti sacri e inviolabili, diritti che non è lo Stato a concedere, ma che lo Stato ha il dovere di riconoscere e tutelare. Sono trascorsi esattamente dieci anni dal 22 settembre 2011, quando papa Benedetto XVI tenne un bellissimo discorso al Parlamento tedesco su quelli che lui stesso definì “i fondamenti dello Stato liberale di diritto”. In quell’occasione il Santo Padre ricordò fra l’altro una celebre frase di sant’Agostino: “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”.

Questa visione dello Stato, cristiana e liberale insieme, è il presupposto del nostro agire politico ed è il più importante prodotto della storia e della cultura europea.

Tutto questo ci porta naturalmente ad essere europeisti. Quando rivendichiamo per l’Europa un ruolo nel mondo, lo facciamo proprio in nome di questi valori, di questa visione dell’uomo, che è universale, che dobbiamo non soltanto difendere nei nostri Paesi ma promuovere nel mondo perché ogni essere umano – ovunque sia nato – è portatore degli stessi diritti. La violenza esercitata sulle donne in Afghanistan o la negazione della libertà religiosa in Cina ci riguardano quanto le ingiustizie che avvengono a casa nostra.

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Essere liberali e cristiani per noi significa la tutela della vita in ogni sua forma e in ogni suo momento, dal concepimento alla morte naturale. Naturalmente ancora una volta ha ragione il cardinale Parolin: il messaggio cri- stiano è indivisibile, il rispetto per la vita riguarda non solo i nostri connazionali, ma anche i tanti che dall’Africa, dal Vicino Oriente, da altri Paesi ancora più lontani, cercano in Europa la speranza di un futuro che non trovano nei loro Paesi.

Come ha detto giustamente al nostro incontro il cardinale Hollerich “noi dobbiamo accogliere le persone, ma prima di tutto dobbiamo fare in modo che le persone non abbiano necessità di essere rifugiati”. Proprio questo ci richiama a un duplice dovere dell’Europa: da un lato quello di farsi carico dell’accoglienza in modo solidale, senza lasciarne l’onere solo sui Paesi, come l’Italia, più esposti alle ondate migratorie, dall’altro quella di essere promotrice di stabilità e di sviluppo nei Paesi a sud del Mediterraneo in modo da prosciugare alle radici l’esigenza stessa di emigrare.

Un’immigrazione regolata da leggi a un tempo umane e rigorose è nell’interesse stesso delle società europee in crisi demografica. Del resto, il diritto delle persone a trasferirsi per cercare un futuro migliore è un principio liberale che nella storia è stato motore di crescita economica e di arricchimento scientifico e culturale. Ma questo è naturalmente cosa ben diversa dalle ondate incontrollate e disperate che si rovesciano sulle nostre coste, che generano solo tensioni e guerre fra poveri che fanno male alle nostre società e agli stranieri.

Ho parlato per primo da anni di Piano Marshall per l’Africa: ripeto questa espressione, oggi forse un po’ troppo abusata, per indicare la necessità di una politica forte, che solo l’Europa ha le condizioni per svolgere, volta a creare le condizioni per la stabilità e lo sviluppo nei Paesi d’origine dei flussi migratori. Questo non significa semplicemente inviare aiuti, non sempre ben impiegati, significa invece far valere il peso economico e politico dell’Europa per determinare in quei Paesi processi di sviluppo sano e sostenibile e riforme strutturali che garantiscano non solo più efficienza e benessere ma anche condizioni di libertà e di dignità delle persone che ci vivono. Sono gli stessi valori dell’Europa cristiana e liberale di cui abbiamo parlato al vertice del Partito Popolare Europeo e che sono la nostra ragione per dirci europeisti. Valori che ci pongono naturalmente in sintonia con la Chiesa senza in alcun modo né dare un carattere confessionale alla nostra azione, né voler strumentalizzare la Chiesa rivendicando un collateralismo che non esiste più in Italia – ed è un bene che sia così – almeno dalla fine dell’esperienza storica della Democrazia Cristiana.

Per questo il dialogo con la Chiesa Cattolica è fatto di naturale sintonia sui princìpi, ferma restando la necessaria autonomia della politica e la totale libertà della Chiesa rispetto a qualsiasi logica di schieramento.

A noi, da cristiani e liberali, spetta il difficile compito di operare sulla base di questi princìpi per costruire l’Europa che abbiamo sognato per generazioni: non soltanto un continente privo di conflitti, non soltanto un grande spazio di libero mercato (sono entrambi aspetti importantissimi, naturalmente), ma una comunità di donne e uomini liberi basata sulla sacralità della persona. Questi sono i valori fondativi del Partito Popolare Europeo, che siamo orgogliosi di rappresentare in Italia. Questo è anche il solo possibile avvenire dell’Europa, è il solo modo per svolgere un ruolo da protagonisti in un mondo percorso da grandi incertezze e tensioni che mettono in pericolo la pace, la libertà, lo sviluppo per tutti”.

 

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