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Cina. Scaricò WhatsApp, rinchiuso in un campo uiguro con mani e piedi legati con catene per oltre tre mesi

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AgenPress – In mezzo alla crescente preoccupazione internazionale per la situazione dei diritti umani in Cina, un tribunale non ufficiale a Londra ha stabilito che la Cina ha commesso un genocidio contro il popolo uiguro nello Xinjiang.

Erbakit Otarbay è uno dei circa un milione di kazaki, uiguri e altre minoranze etniche detenuti come parte di un programma di incarcerazione di massa. Ha testimoniato in tribunale.

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Mani e piedi legati con catene da 7 chili l’una per oltre tre mesi.  In un’intervista alla Bbc il kazako, che ha anche testimoniato in un tribunale a Londra sulle atrocità sofferte nel campo di prigionia, ha spiegato di essere stato arrestato per aver scaricato Whatsapp, che in Cina è bloccata, e aver guardato video sull’Islam.

“Mi sveglio ancora la notte pensando di essere lì, ho gli incubi tutti i giorni”, ha confessato Otarbay raccontando di essere stato punito una volta per aver detto di avere fame. Un’altra volta è stato costretto a rimanere seduto su quella che era chiamata ‘la sedia della tigre’ per 15 giorni.

“Quando non riuscivamo più a restare in quella posizione, venivamo picchiati con manganelli e teaser”, ha detto. Dopo tre mesi in questa prigione è stato trasferito in un “campo di rieducazione” dove gli hanno insegnato l’alfabeto cinese ed era costretto a lavorare in una fabbrica di vestiti. Quando lo hanno rilasciato gli hanno fatto firmare delle carte in cui si impegnava a non rivelare nulla di quello che aveva passato.

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