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Coronavirus, Fabrizio Cicchitto (ReL): Conte e Fontana hanno sbagliato

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II rimpallo di accuse tra Governo e Lombardia è stucchevole: entrambi hanno sbagliato nella crisi sottolineare i flop di Conte e Fontana per evitare di ripeterli in futuro


Agenpress. Con tutta la buona volontà, derivante dal fatto che siamo in guerra, non possiamo fare a meno di avanzare una serie di rilievi, essendo in pace con la nostra coscienza perché li rivolgiamo sia al governo nazionale, sia alla Regione Lombardia perché li riteniamo oggettivamente responsabili di quello che è l ‘aspetto più grave della situazione italiana: l’altissimo livello di mortalità.

Ora, la Germania con un livello anche alto di contagiati ha un tasso di mortalità molto inferiore a quello italiano. Una delle ragioni è che ha un numero di posti per la terapia intensiva, con relativi medici e infermieri, molto superiore a quello italiano. Di conseguenza questo elevatissimo tasso di mortalità, specie in Lombardia, dipende da buchi strutturali del nostro sistema e poi da errori comportamentali. Correlato a questo indice elevato di mortalità dei cittadini è l’indice assai elevato di mortalità di medici e infermieri che lavorano in ospedale e dei medici di base. Qui veniamo alla catena di errori del governo e della Regione Lombardia.

Malgrado avvisi di esperti come Burioni (8 gennaio) nessuno, né il ministero né la Regione Lombardia si è accorto che il contagio era già iniziato a gennaio. Il protocollo, riducendo in modo tassativo a tre riferimenti – la tosse, la febbre e la Cina – ha svolto un ruolo del tutto negativo: fortunatamente una dottoressa anestesista dell’ospedale di Codogno lo ha aggirato, ha fatto un tampone e così solo il 21 febbraio ci siamo accorti che in Lombardia c’era l’infezione.

Molto prima, però, il 31 gennaio il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza, ma abbiamo tratto come unica conseguenza quella del blocco dei voli diretti dalla Cina. Il governo non ha dato retta ai governatori del Nord che chiedevano il controllo o la quarantena sugli studenti cinesi. Burioni chiedeva la cosa più giusta: tu ne le persone, cinesi o non cinesi, che provenivano in qualche modo da quell’area dovevano essere controllate e/o sottoposte a quarantena.

Paradossalmente questa misura è stata invece adottata in Lombardia e a Prato dalla comunità cinese in modo del tutto autonomo tant’è che, allo stato, a parte i due turisti cinesi di Roma, non c’è nessun cinese che lavora in Italia che è contagiato. Dopo la dichiarazione di emergenza del 31 gennaio nessuno, né il governo né le Regioni, si è messo alla ricerca di mascherine e di respiratori: ci siamo mossi solo a marzo. Di conseguenza la responsabilità dei morti, a nostro avviso, deriva in primo luogo dal fatto che governo e Regioni, in primis la Regione Lombardia, hanno mandato medici e infermieri allo sbaraglio senza mascherine e senza respiratori e senza neanche sottoporli a tamponi. In secondo luogo, è stato semplicemente criminale non fare zone rosse a Bergamo e a Brescia subendo gli ultimatum degli industriali che così hanno tenuto aperte le aziende, assumendosi, però, una gravissima responsabilità.

Inoltre, sono emersi chiaramente i limiti della sanità lombarda: tutto è stato concentrato in alcuni ospedali d’eccellenza privata e pubblica (specializzati soprattutto sulla cardiologia e sull’oncologia), mentre la sanità territoriale è stata del tutto trascurata e invece sono stati molto ridotti i posti e il relativo personale per la terapia intensiva: come abbiamo già visto, la situazione tedesca è molto diversa. Alla radice di tutto ciò c’ certamente il taglio lineare di 37 miliardi, ma anche la mancata realizzazione del piano pandemia, elaborato nel 2007, aggiornato nel 2017, ma che si perso per strada. Allora bisogna fare di tutto adesso per sconfiggere il virus, ma con 12.000 morti non si può e non si potrà far finta di nulla e dare retta a due opposti trionfalismi che a nostro avviso vanno respinti entrambi, quello del governo nazionale e quello della Regione Lombardia.

Per ciò che riguarda le Regioni ci riferiamo solo alla Lombardia perché è li che la situazione è più drammatica. Fra l’altro non sappiamo affatto se sono vere le cifre ufficiali riguardanti i contagiati e i morti, molti dei quali deceduti a casa e non in ospedale. Diversamente dalla Lombardia, Zaia nel Veneto ha scelto di fare i tamponi a tappeto. In Lombardia i tamponi non sono stati fatti nemmeno per il personale sanitario per cui alcuni ospedali sono diventati degli autentici focolai. Come si vede, di materia per discutere ce n’è molta. Un’altra questione che va affrontata è la centrale di comando.

La storia è destinata a ripetersi anche nella situazione più tragica: la Direzione Generale del Tesoro, come del resto la Ragioneria Generale dello Stato, quasi sempre svolgono un ruolo più restrittivo della stessa burocrazia europea anche facendo inserire nelle leggi e nei decreti codicilli utili per bloccare tutto a meno che non si tratti di pochi gruppi privilegiati. Non crediamo che in futuro potremo affrontare una realtà economica difficilissima conservando questa autentica strozzatura burocratico-funzionale.

Dichiarazione di Fabrizio Cicchitto (Presidente Riformismo e Libertà) al Tempo.

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