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Decreto rilancio. No Irap a giugno, reddito emergenza, bonus vacanze e assunzione 11mila infermieri

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Agenpress – Niente Irap a giugno, reddito d’emergenza in due tranche, bonus vacanze fino a 500 euro, premi fino a 1.000 euro per medici e infermieri, 2,5 miliardi per le imprese che devono adeguarsi alle norme. Sono alcune delle misure contenute nella bozza del decreto Rilancio per provare a uscire dalla crisi economica provocata dal Coronavirus, che dovrebbe essere approvato oggi. Una maxi manovra da più di 55 miliardi per finanziare i capitoli sanità, ammortizzatori sociali e sostegno alle imprese.

Per andare in soccorso delle famiglie più in difficoltà arriva il reddito di emergenza. La misura è destinata ai nuclei che non beneficiano di altri sussidi (con un limite di Isee di 15 mila euro e patrimonio entro i 10 mila euro) e sarà riconosciuto “in due quote” tra i 400 e gli 800 euro ciascuna in base al nucleo: la domanda andrà presentata entro la fine di giugno. Per aiutare i più disagiati ci saranno anche altri 100 milioni per il Fondo affitti.

Non ci sarà  l’Iva su mascherine, gel disinfettanti e su tutti i dispositivi di protezione anti-Coronavirus nel 2020. In arrivo poi un premio fino a 1000 euro per tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, tecnici. Per rafforzare il sistema, compresa la medicina territoriale, sono previsti quasi 10mila infermieri in più, 3.500 posti terapia intensiva strutturali e risorse per riqualificare 4.225 posti letto di terapia semi intensiva che si possano riconvertire in caso di nuova emergenza.

Per le imprese, si prevedono contributi a fondo perduto per Pmi, artigiani, commercianti e autonomi fino a 5 milioni di ricavi o compensi. Per le imprese che abbiano subito una diminuzione del fatturato di almeno il 50%, inoltre, è previsto un credito d’imposta fino al 60% dell’affitto (meno rispetto al ristoro integrale promesso nei giorni scorsi). In arrivo anche un alleggerimento delle bollette per le piccole imprese (600 milioni che gestirà l’Arera). Sovvenzioni per pagare i salari dei dipendenti delle imprese (compresi i lavoratori autonomi) ed evitare così i licenziamenti e un credito d’imposta dell’80% per le spese necessarie per la riapertura.

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