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Palamara. Legnini (ex vicep. Csm), “era un magistrato molto influente e il capo di fatto di una corrente”

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Agenpress – Luca Palamara “era un magistrato molto influente ed era il capo di fatto di una corrente. Sulle decisioni importanti, spesso siamo stati in disaccordo. Ma io ho conosciuto un altro Palamara, non certo quello delle conversazioni che sono state rese pubbliche, che mi hanno sorpreso e amareggiato nei toni e nei contenuti”.

Lo dice l’ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, in una intervista a Repubblica riguardo al terremoto che sta coinvolgendo la magistratura italiana in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia con al centro il pm romano, Luca Palamara.

“Gran parte delle intercettazioni si riferiscono ad un periodo successivo. Quelle relative alla mia consiliatura riguardano chat e messaggi tra consiglieri e magistrati, che io non potevo conoscere. Sono sorpreso per certe espressioni. Personalmente ho sempre cercato di garantire il corretto funzionamento dell’organo, come era mio dovere fare, rifiutando qualunque logica spartitoria”..

E’ una magistratura che ragiona per spartizioni e correntismo. “Io l’ho denunciato in modo costante, pubblicamente e in plenum. E fu per questo che promuovemmo un’autoriforma per introdurre criteri di trasparenza nelle nomine basata su tre principi: rendere pubblici i lavori della commissione incarichi direttivi, soprattutto in occasioni di nomine importanti, su richiesta di due componenti su sei. Una verbalizzazione, anche sintetica, di quelle sedute. E infine l’abolizione delle nomine a pacchetto. Sono norme vigenti ma soltanto la terza è attuata”.

“Un conto è il correntismo deteriore – afferma Legnini -, altra cosa sono i fatti di rilevanza penale su cui si concentra l’inchiesta di Perugia. Durante il mio mandato ho la certezza assoluta che nessuna delle decisioni assunte fosse il prodotto di patti inconfessabili ma frutto di decisioni collegiali, come d’altronde sembra emergere dalla chiusura delle indagini. E rivendico anche di aver garantito sempre l’autonomia di ciascuno dei consiglieri e l’indipendenza dell’organo dalla politica”.

In una intercettazione con Palamara, Legnini lo invitava ad attivarsi per “orientare la linea del gruppo” di Repubblica.  “Vorrei contestualizzare – si difende Legnini -. Siamo al 29 maggio del 2019, Repubblica aveva raccontato i primi esiti dell’inchiesta di Perugia. Palamara si diceva oggetto di una sorta di congiura. E io sbagliai a credergli. Mi chiese come potesse far emergere la sua versione. Mi sembrava un uomo distrutto e mi dichiarai disponibile ad aiutarlo. Ma certamente ho usato una frase infelice, anche se in un contesto privato e confidenziale, perché mai avrei potuto orientare Repubblica né nessun altro: non ne avevo il potere ed è lontanissimo dalla mia concezione di indipendenza della informazione”.

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