Pandemia: il pesante impatto sugli ospedali. Primo rapporto di Istat e Agenas

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AgenPress. L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) presentano per la prima volta un rapporto che analizza l’impatto della pandemia sul sistema ospedaliero italiano.
L’assorbimento delle risorse ospedaliere richiesto dal trattamento delle persone affette da SARS-CoV-2 ha causato, indirettamente, una riduzione della presa in carico dei pazienti non-Covid-19 affetti da patologie acute e croniche, con effetti sulla salute che potranno essere misurati solo nel medio-lungo periodo.
L’impatto della pandemia sugli ospedali nel 2020 ha causato una riduzione dei ricoveri del 22% rispetto alla media del triennio precedente. Il calo ha riguardato soprattutto gli interventi non urgenti, con i ricoveri in  regime ordinario calati del 20,1% e i day hospital del 29,4%.
La sofferenza degli ospedali nel primo anno della pandemia ha portato a una riduzione dei ricoveri per cancro in regime ordinario di circa il 14% (-14,2% negli uomini e -14,7% nelle donne).
La riduzione dei ricoveri è stata più accentuata durante la prima ondata, con tassi di ospedalizzazione in regime ordinario diminuiti del 45% in aprile e del 39% a maggio.
In particolare nel Nord-ovest la “saturazione” del sistema ospedaliero è stata più evidente, con una percentuale di ricoveri Covid-19 pari al 43,1% nei mesi di marzo-aprile e del 22,9% nei mesi di ottobre-dicembre (9,2% nell’arco dei dodici mesi del 2020).
Il Nord-est segue a distanza con valori prossimi alla media nazionale mentre nelle altre ripartizioni geografiche le percentuali sono sempre inferiori alla media e minime nelle Isole (2,6% nella prima ondata, 9,1% nella seconda e 2,4% nei dodici mesi).
Le dimissioni ospedaliere in regime ordinario connesse al Covid-19 sono state 286.530, pari al 5,5% del totale, con un range che varia da 2,4% nelle Isole a 9,2% del Nord-ovest.
Il tasso di ricovero Covid-19 sulla popolazione residente è stato pari a 48 per 10mila, con valori più elevati per gli uomini (57,4 contro 38,7 nelle donne), per gli ultrasessantacinquenni (133,3) e nel Nord-ovest (82,6).
Nel 2020, si sono registrati circa 6,5 milioni di dimissioni ospedaliere (al netto dei neonati sani), rispetto a una media di 8,4 milioni nel triennio precedente (-22,1%). L’80,4% è stato effettuato in regime ordinario e il 19,6% in regime diurno (day hospital).
La diminuzione dei ricoveri, attribuibile principalmente al differimento delle ospedalizzazioni non urgenti, è stata più consistente per il regime diurno (-29,4%), in particolare nel Sud (-39,8%) dove sono diminuiti di più anche i ricoveri ordinari (-24,5%) rispetto alla media nazionale (-20,1%). Nel Nord-est e al Centro il decremento è stato significativo ma più contenuto per entrambi i regimi di ricovero.
La pandemia ha comportato una diminuzione anche dei ricoveri ordinari urgenti (-15,3%), in particolare al Sud (-22,4%) e nelle Isole (-19,5%).
Secondo il rapporto la “variabilità territoriale rispecchia in larga misura la diversa diffusione del virus, ma non sono da escludere problemi legati a una non sempre corretta registrazione dei casi nelle schede di dimissione ospedaliera”.
Nel 2020 la durata media della degenza in regime ordinario è passata da 8,2 a 8,6 giorni, fino a un massimo di 9,5 giorni nel Nord-ovest (ripartizione maggiormente colpita dal virus soprattutto nella prima ondata di marzo-aprile) e un minimo di 7,9 giorni al Sud.
La durata media della degenza dei ricoveri Covid-19 è stata di 14,8 giorni, con una differenza di 3 giorni tra le Isole (16,6) e il Nord-est (13,6).
Pur risultando più elevato nel Nord-ovest (1,22), l’incremento maggiore si è registrato al Sud, dove assumeva il valore minimo nel triennio precedente (da 1,07 a 1,18). Al Sud e al Centro è risultata mediamente più elevata anche la complessità dei ricoveri Covid-19 (rispettivamente 1,75 e 1,77) mentre il peso medio di questi ricoveri è più basso nel Nord-est (1,62).
I ricoveri non-Covid-19 diminuiscono di più al Sud e nel Nord-ovest
Si rileva un maggiore impatto nella fascia di età fino a 17 anni, con una diminuzione del tasso di quasi un terzo. Nei giovani tra 18 e 39 anni la variazione è minore, ma con forti differenze di genere: tra gli uomini la variazione è del -31% mentre nelle donne si attesta a -18%.
Nel 2020 il 12,3% dei ricoveri Covid-19 è transitato nelle terapie intensive (circa 35mila), a fronte di un dato medio del 7,5% per i ricoveri ordinari non-Covid-19.
Il ricorso alla terapia intensiva per i ricoveri Covid-19 risulta più elevato al Centro (13,3%) ma, soprattutto, nel Mezzogiorno (16,2% al Sud, 16,5% nelle Isole). In queste aree geografiche è anche più elevato il divario rispetto al ricorso alla terapia intensiva per i pazienti non-Covid-19.
La quota di ricoveri Covid-19 in terapia intensiva è più alta in corrispondenza della prima ondata (13,3%) rispetto alla seconda (11,9%), ma nella seconda è aumentata la variabilità territoriale, da un minimo di 9,3% nel Nord-est a un massimo di 16,9% nelle Isole.
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