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Riforma del Csm. Aumentano i consiglieri, per i togati elezioni a doppio turno e sorteggio

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Agenpress – Via libera alla riforma del Csm. Il testo di quaranta articoli varato dal Consiglio dei ministri è articolato per modificare radicalmente il mondo della magistratura finita ‘sotto accusa’ con il caso Palamara e il caos Procure.

“Abbiamo scardinato il sistema creato con le degenerazioni del correntismo. Questa riforma costituisce un passo importante per ricostruire la credibilità della magistratura agli occhi dei cittadini”, ha detto  il guardasigilli Alfonso Bonafede commentando le linee guida per la revisione del Consiglio superiore della magistratura contenute nel decreto Agosto, varato ieri sera dal governo. Una riforma che trova una sua giustificazione immediata nel caso Palamara – ex consigliere del Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, accusato di corruzione – che ha scosso la magistratura, palesando in modo limpido e inconfutabile lo strapotere delle correnti su di essa.

Con la riforma cambieranno le modalità di elezione del Csm – presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e composto da 27 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dalla magistratura (tranne per i membri di diritto). Si passa così a un’elezione a doppio turno – verrà eletto al primo turno il candidato che ha ottenuto almeno il 65% dei voti – con liste che includono almeno 10 concorrenti. Cambia anche il numero dei consiglieri che torna ad essere 30: vale a dire 20 togati e 10 laici eletti dal Parlamento tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio professionale.

La legge delega contiene già tra le prime righe il punto nodale della riforma: la necessità di rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Con il paletto che il “magistrato titolare di funzioni apicali, anche quando non chiede la conferma, non può partecipare a concorsi per il conferimento di un ulteriore incarico direttivo o semidirettivo prima di cinque anni”.

 Per quanto riguarda il sistema elettorale, l’elezione dei consiglieri togati avverrà in 19 collegi con due turni di votazione: al primo turno si potranno esprimere 4 preferenze, con alternanza di genere. Ogni collegio deve selezionare 10 candidature, sempre rispettando la parità di genere. Se questo non accade, se non si raggiungono i dieci candidati e se non c’è alternanza, interviene il sorteggio: un ufficio elettorale procede in seduta pubblica all’estrazione dei candidati mancanti. Viene eletto al primo turno chi ha il 65% dei voti, oppure vanno al ballottaggio i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. In caso di parità passa il candidato del genere che risulta meno rappresentato nel collegio. Tra i laici non può essere eletto chi proviene da incarichi di governo, nei due anni precedenti, nelle Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Novità significative anche sull’attività del Csm. Per arginare il potere delle correnti, la riforma introduce il divieto di costituire gruppi, prevedendo che ogni consigliere eserciti il proprio ruolo in modo indipendente e imparziale.

Stop alle porte girevoli tra toghe e politica: un magistrato che abbia ricoperto un incarico al parlamento italiano o europeo, o in una Regione per almeno sei mesi, o che abbia avuto incarichi di governo o in Comuni con oltre 100 mila abitanti non indosserà più la toga e potrà essere ricollocato come funzionario al ministero della Giustizia o in altri ministeri. Possono candidarsi i magistrati che siano in aspettativa da almeno due mesi, ma non nella circoscrizione in cui hanno esercitato negli ultimi due anni. Se non sono eletti, non potranno lavorare in quella circoscrizione elettorale, e per tre anni non potranno avere funzioni di gip, pm o avere incarichi direttivi.

La riforma prevede anche un argine ai cambi di funzione delle toghe, tra pubblico ministero e giudice: il passaggio potrà avvenire al massimo due volte e non più quattro. Più facile l’accesso in magistratura: con le nuove norme non è più necessario frequentare una scuola e chi ha conseguito la laurea in giurisprudenza dopo un corso di almeno quattro anni può partecipare direttamente al concorso.

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