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Ritorna il redditometro. Dai consumi per alimenti, bevande e abbigliamento, fino a risparmi e investimenti

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AgenPress – Il decreto del Ministero dell’Economia in consultazione fino al 15 luglio 2021 aggiorna i criteri per i controlli fiscali.

Il decreto disponibile dal 10 giugno 2021 rivede le regole per la determinazione sintetica dei redditi delle persone fisiche con il supporto dell’ISTAT, secondo quanto previsto dal decreto Dignità.

L’obiettivo del decreto è quello di riavviare questo strumento per risalire in modo presuntivo ai redditi dei contribuenti persone-fisiche che di fatto era stato bloccato nel 2018 quando si decise di aggiornare i parametri ma anche di prevedere che l’attuazione sarebbe stata subordinata ad una consultazione dell’Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Queste dovranno far avere le loro valutazioni entro il 15 luglio.

Dai consumi, passando per risparmi e investimenti, i controlli fiscali effettuati utilizzando il redditometro confrontano la capacità di spesa dei contribuenti in base ai redditi dichiarati, anche avvalendosi dei dati a disposizione dell’Anagrafe Tributaria.

L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate partirà in caso di scostamento superiore al 20 per cento, e le nuove regole si applicheranno per la determinazione sintetica dei redditi a partire dal 2016.

Il redditometro considererà quale elemento indicativo della capacità contributiva la spesa sostenuta dal contribuente e la propensione al risparmio, determinata anche mediante i controlli effettuati sui dati dei conti correnti contenuti nell’Archivio dei Rapporti Finanziari.

Le voci di spesa considerate per risalire al reddito riguardano consumi, investimenti, risparmio e spese per trasferimenti economici (ad esempio il pagamento dell’assegno all’ex coniuge). Nei consumi ci sono moltissime voci. Per alcuni capitoli vengono utilizzate delle stime Istat, considerate come spese minime per posizionarsi al limite della soglia di povertà assoluta.

Sono spese che tengono conto anche del numero dei componenti e delle tipologie delle famiglie. Riguardano gli alimenti e le bevande, l’abbigliamento e le calzature, le spese per l’acqua e il condominio, quelle per la manutenzione ordinaria della casa, le spese per la gestione – in termini di carburanti e cambio olio – di una autovettura, le spese per i trasporti pubblici, quelle per la scuola e l’università, per i prodotti di cura della persona.

La capacità contributiva sarà individuata considerando le spese che caratterizzano i diversi aspetti della vita quotidiana. Si tratta di quattro macro categorie:

  • consumi (generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi);
  • investimenti (immobiliari e mobiliari);
  • risparmio;
  • spese per trasferimenti.

Particolarmente folta è la macro categoria dei consumi: i controlli sulla capacità di spesa del contribuente in relazione al reddito dichiarato verranno effettuati ad esempio sui generi alimentari e sulle spese per l’abbigliamento, così come sulle spese relative ai consumi per acqua, manutenzione della casa e riscaldamento o per l’acquisto di elettrodomestici, detersivi e pentole.

 

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