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Turchia. Dopo crollo lira, Erdogan fa marcia indietro e non espelle più i 10 ambasciatori

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AgenPress – La Turchia non espellerà i dieci diplomatici occidentali che avevano chiesto di scarcerare il difensore dei diritti umani Osman Kavala. “È arrivata un’altra dichiarazione da parte di questi ambasciatori che cita il loro impegno rispetto all’articolo 41 della Convenzione di Vienna e credo che ora saranno più cauti”.

Lo ha annunciato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo aver definito “inaccettabile” la dichiarazione del 18 ottobre dei dieci diplomatici, senza dunque dare seguito alla minaccia di espellerli .

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Erdogan sabato aveva tuonato contro i dieci ambasciatori  (Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Usa) che avevano firmato l’appello per la liberazione dell’attivista Osman Kavala, detenuto oramai da oltre 1.400 giorni “impareranno a conoscere e capire la Turchia o dovranno andarsene”.

Ma, da quando si apprende dall’agenzia Bloomberg, funzionari diplomatici e consiglieri del governo turco hanno consigliato al presidente Recep Tayyip Erdogan di non dare seguito alla minaccia di espellere i 10 ambasciatori occidentali. Quindi ora Erdogan è impegnato a cercare il modo di non espellere gli ambasciatori senza, però, perdere la faccia dopo l’annuncio di sabato.

A preoccupare sono soprattutto le ricadute sull’economia e i mercati finanziari, che alla riapertura di questa mattina non hanno perdonato l’uscita del presidente. La lira turca, infatti, si è svalutata di oltre il 2% in un giorno arrivando a sfondare la barriera di 1 dollaro per 9,80 lire turche e di 1 euro per 11,40 lire. Il record negativo si è registrato mentre è atteso, secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, un taglio al 16% degli interessi sui prestiti da parte delle banche statali turche in linea con la scelta della Banca centrale di abbassare di 200 punti base i suoi tassi di riferimento.

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Tra le banche interessate ci sarebbe anche Halk Bank, coinvolta in un’inchiesta negli Usa con l’accusa di aver contribuito a creare uno schema per evadere le sanzioni americane contro l’Iran. L’ennesimo tonfo della valuta nazionale turca arriva a pochi giorni dal declassamento della Turchia da parte della Financial Action Task Force, organizzazione intergovernativa che si occupa di combattere il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento al terrorismo.

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