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Una laurea in 6 mesi: Google lancia la sua Università. Codacons: grave che i giornali parlino di “Laurea”. E’ un semplice corso di formazione

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AgenPress. Il Codacons interviene sul tema dei corsi brevi lanciati da Google e annunciati nei giorni scorsi da buona parte dei giornali italiani e attacca la confusione ingenerata nei giovani studenti, proprio in un momento in cui – causa “Covid” – le università versano in una situazione di grave difficoltà. Proprio sul tema, il Codacons ha deciso di presentare un esposto per pubblicità ingannevole e chiede a Google un incontro urgente.

Parlare di “laurea” – come hanno fatto, tanto per citare alcuni, Repubblica e il Corriere della Sera – rischia infatti di confondere e addirittura ingannare i potenziali interessati: la laurea, in Italia, ha infatti valore legale: si tratta, quindi, di un titolo di studio riconosciuto ai sensi della legge, ed è la legge a certificare tutta una serie di conoscenze e competenze sviluppate durante gli anni di studio.

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In questo caso, invece, non ci sono prerequisiti e, soprattutto, non c’è alcun valore legale: i candidati che ottengono la “certification” di Google non possono certo, tanto per fare un esempio, partecipare a un concorso pubblico rivolto ai laureati.

Di “laurea” nel senso vero e proprio del termine, quindi, neanche l’ombra: quelli raccontati dai giornali sono “semplici” corsi di formazione con attestato. L’emissione di certificati per quanti completino il breve ciclo didattico online (3-6 mesi di studio) non ha niente a che fare con le “lauree” vere e proprie, e il fatto stesso di indicare una supposta “concorrenza” con le Università nostrane comporta il rischio di suggerire, nella mente dei ragazzi in procinto di scegliere il corso di studio prossimo venturo, l’idea che le due soluzioni siano di fatto equivalenti.

Si tratta, purtroppo, di un problema diffuso: si pensi ai tanti “Master” che Master non sono, ma – ancora una volta – semplici corsi di formazione, senza valore legale, validi solo a titolo “dimostrativo” e soprattutto (quando lo sono davvero, e si tratta di evenienze rare) solo nel mercato privato. Anche in quei casi, si tratta di corsi pubblicizzati e spesso raccontati alla pari degli altri, ovvero quelli tenuti nelle Università, di 1° e 2° livello, che il nome “Master” lo meritano davvero.

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Un malcostume diffuso e ormai largamente impunito: e non è difficile – se si guarda agli interessi di chi, quei corsi, li tiene e li organizza – capire a chi conviene una confusione del genere. Ma soprattutto a chi non conviene affatto: agli studenti e ai loro genitori, che spesso quei corsi finiscono per pagarli.

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