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Usa. O con noi o con la Cina. L’imbarazzo del governo per gli accordi con le aziende cinesi

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AgenPress – “E mentre i ‘migliori di promettopoli’ silenzionsamente spalancano le porte alla tecnologia del 5g in Italia e danno il benvenuto al ministro degli Esteri cinese Wang Yi senza mettere troppi manifesti, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, lancia un chiaro segnale politico di chiusura verso alcune società del Dragone varando pesanti sanzioni. Questo, implicherebbe la richiesta -soprattutto nei confronti dell’Italia- da parte di Washington di prendere posizione di campo senza ambiguità”.

Lo scrive Pierluigi Paragone, sulla sua pagina Facebook. “Si tratterebbe di “restrizioni su esportazioni e sui visti contro ben 24 società cinesi e il loro dirigenti coinvolti nelle rivendicazioni territoriali di Pechino sul Mar Cinese Meridionale”, riferisce La Verità. L’iniziativa impedirà alle compagnie Usa di dare tecnologia alle società finite nella black list e ai dirigenti di tali società cinesi di avere garanzia sui visti d’ingresso in territorio Us.

Tali società sono state definite dal segretario come “armi per imporre un’agenda espansionista da parte di Pechino”. Tra queste, Pompeo ha menzionato “in modo assai negativo” la China Communications Costructions Co (Cccc), con cui l’Italia ha intese e investimenti rispetto ai porti di Trieste e Genova”.

“Eppure questo non è l’unico segnale lanciato al nostro governo. Già un anno e mezzo fa ci fu un’ ampia raccolta di avvertimenti statunitensi. Ad esempio, tra le più pesanti, -La Verità ricorda ai lettori- quella dell’aprile 2019, successa in occasione del convegno sui 70 anni della Nato, durante il quale si erano così espressi: “C’è rammarico perchè l’Italia è il primo Paese g7 a firmare l’accordo con la Cina. Gli Usa non possono condividere informazioni con Paesi che adottano tecnologie cinesi, ci saranno implicazioni a lungo termine, siamo seriamente preoccupati per le conseguenze sull’interoperabilità Nato”.

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