Rabaiotti (Comune di Milano): “Riprendere con coraggio il tema delle strutture destinate al servizio pubblico”. Illuminati (Re Mind): “Bisogna istituire la casa dei beni comuni”

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Agenpress. Sono iniziate il 9 dicembre 2019 le giornate di approfondimento dei Comitati Tecnici di Re Mind Filiera Immobiliare per rilanciare l’Economia con misure immobiliari.

Gabriele Rabaiotti, Assessore alle Politiche Abitative, Sociali, della Salute e dei Diritti civili del Comune di Milano ha fatto presente “consapevole del fatto che Re Mind Filiera Immobiliare riunisce attori differenti, portatori di propri obiettivi, sento che è forte la volontà di orientare gli sforzi, le energie e le competenze verso il comune traguardo di dare al nostro Paese e alle nostre città evidenza concreta del contributo che vogliamo e sappiamo dare”.

Ha poi proseguito Rabaiotti “In particolare è tornato il tempo di riprendere con coraggio e determinazione il tema delle strutture destinate al servizio pubblico. Penso agli impianti sportivi, ai musei e alle biblioteche, agli ospedali ma anche e specialmente alle scuole e alle case popolari. Questi sono i comparti su cui abbiamo bisogno di innovazione, di orientamento al futuro, di nuove e diverse prestazioni, di nuove attenzioni”.

L’assessore Rabaiotti rivolgendosi al presidente di Re Mind Filiera Immobiliare Paolo Crisafi “Spero che anche questa sfida catturi il vostro interesse e porti le istituzioni pubbliche (ai diversi livelli) a collaborare con gli operatori privati che si renderanno disponibili. Si tratta di mettere in campo nuove alleanze e, attraverso queste, nuove possibilità per gli abitanti delle città di oggi e di domani”.

E’ intervenuta Antonella Illuminati, Direttore Area Legale Domini Collettivi e Beni Comuni di Re Mind: “si potrebbe parlare di Milano, che è già nota come eccellenza italiana come Città. Nel ringraziare l’assessore Rabaiotti per la sua preziosa testimonianza, mi soffermo però su altre azioni di virtuosismo italiano: partiamo dall’esempio delle comunità ampezzane.
Lo studio dell’istituzionalizzazione delle proprietà collettive può inoltre rappresentare un punto di incontro interdisciplinare.

Antonella Illuminati

La proprietà collettiva della realtà Ampezzana si rivela un ambito interessante per un esame geografico delle relazioni uomo/ambiente, soprattutto in rapporto ai processi di territorializzazione. La proprietà collettiva, e di conseguenza la sua istituzionalizzazione, derivano dalla specificità del territorio e, a sua volta, la sua gestione può influenzare l’evoluzione del territorio stesso.

Le Regole d’Ampezzo, nel marzo del 2001 hanno ottenuto un riconoscimento a livello internazionale con la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001. Ciò è indice che i principi di governance che informano sempre più le politiche di sviluppo dell’Unione Europea, offrono sicuramente un nuovo impulso alle proprietà collettive, per le quali si stanno aprendo concrete possibilità di incidere nelle aree tematiche della stessa politica territoriale degli enti pubblici che la gestiscono, partecipando alla loro formazione e implementazione in maniera paritetica, ferrovie fabbricati, boschi che dal nulla diventano patrimonio per la comunità, pronta a mobilitarsi per salvare realtà altrimenti a rischio. La casistica è ricca di storie in cui alla presa in carico di ciò che è abbandonato si è preferita la via della noncuranza, del degrado e dell’oblio”. Ha poi concluso Illuminati “Ora qualcosa sta cambiando, per scelta e per necessità. Dalle grandi città ai piccoli paesi, sul territorio crescono piani di rigenerazione sociale.

Non passa giorno, infatti, che non arrivi notizia di buone pratiche sul fronte dei cosiddetti ‘beni comuni’: immobili, ferrovie, fabbricati, boschi che dal nulla diventano improvvisamente patrimonio per la comunità, pronta a mobilitarsi per salvare realtà altrimenti a rischio. È uno scenario inedito per la penisola, che ancora non ha fatto un vero e proprio censimento delle opere inutilizzate che pure servirebbero agli italiani, tanto più in una fase storica come questa in cui si assiste a un silenzioso ripiegamento della proprietà privata. Sono storie di cittadini che si attivano, di gruppi di pressione che si auto-organizzano e perseguono interessi generali, di cooperative e associazioni che non ragionano più semplicemente per logiche d’appalto o di concessione, ma hanno l’ambizione di operare in una dimensione paritetica rispetto al pubblico, non essendo ‘altro’ rispetto alle comunità da cui provengono. Storie che, in sintesi, hanno un impatto sociale sul territorio, perché insistono sulla coscienza civile dei suoi abitanti. Si rende necessaria una scuola di riuso per formare in modo attento e specifico figure professionali in grado di recuperare e gestire dei beni inutilizzati e nello stesso tempo intervenire sul recupero delle zone industriali dismesse: capannoni industriali, uffici, case cantoniere, cascine, ferrovie, stazioni, ospedali, centrali elettriche, abitazioni, centri sportivi.

Si pone dunque la necessità di istituire al pari della realtà ampezzana, una Casa dei beni comuni che abbia come compito quello di raccordare/regolare la complessa amministrazione dei beni comuni.”