Bonus 600 euro. In Veneto due consiglieri della Lega e vice Zaia hanno fatto richiesta

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Gianluca Forcolin, vice presidente della giunta

AgenPress – Due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all’Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin. il quale ha raccontanto in una intervista al Corriere che  a presentare la domanda per il bonus, peraltro non concesso,  sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza. “Sono socio in uno studio di tributaristi. Senza che lo sapessi la mia socia ha presentato domanda per tutti, dove possibile. Il dato di fatto però è che non ho visto un centesimo, lo sottoscrivo col sangue”.

“Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione. Il dato di fatto, però, è che io non ho visto un centesimo”. Ma questo perché, “la domanda non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio”.

Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza. La conferma l’ha data lui stesso in un’intervista alla tv locale Antenna 3. Anche Barbisan ha detto che la richiesta sarebbe stata fatta dal suo commercialista e a sua insaputa: “Quando l’ho visto gli ho detto ‘per carità di Dio non farlo mai più’”, ha dichiarato.

Montagnoli ha invece ammesso di essere tra i “colpevoli” in un post su Facebook: “Ci sono momenti”, si legge su Facebook, “nella vita in cui puoi fare finta di nulla o scegli di dire semplicemente come stanno le cose. Ho deciso di affrontare questa situazione a testa alta”. Il consigliere leghista si è giustificato dicendo: “Quando è uscito il decreto Cura Italia, che riguardava tutti i lavoratori autonomi, ho deciso con mia moglie di richiedere il bonus con l’intento fin da subito di devolverli per l’emergenza covid e a chi lavora nella protezione civile. Ho sbagliato: con il senno di poi ho fatto una leggerezza, ma in buona fede”.