AgenPress. Francesco d’Assisi. Si confrontò con la cultura popolare grazie alla poesia che da “volgare”, (ovvero un linguaggio contaminato da forme dialettali, etniche provenzal, francofone, umbre) divenne Cantico con le radici che rimandano, in parte, al Cantico di Salomone. Una testimonianza di spiritualità poetica alla quale attingerà Jacopone da Todi. Dante è completamente un altro discorso. Francesco Petrarca userà delle metafore importanti.
Dopo una fase di mascheramento e di oblio, che va dal Rinascimento al tardo Ottocento, Gioberti e Rosmini indicheranno altri percorsi letterari che giungeranno sino a Ernesto Buonaiuti che scrisse su San Francesco un profilo (1925) servendosi di fonti letterarie. Prima di Buonaiuti era stato nel 1904 un testo emblematico, tra poetica biografia e spiritualità, di Hermann Hesse.
Nel 1993 Francesco Grisi cura un significativo testo sui Fioretti con una Introduzione singolare basata sul legame tra Utopia e Letteratura, ovvero sul “fascino dell’utopia”.
Un lavoro profondo è svolto da Gabriele d’Annunzio. Ma il Francesco che resta nella letteratura come opera unicamente poetica nella bellezza della verità è il “Francesco” di Nikos Kazantzakis (2008, 2013 in italiano, Crocetti). Scrive nel Prologo: “Se ho tralasciato molte parole e azioni di Francesco, se ho modificato alcune vicende e ne ho aggiunte altre che non sono accadute ma sarebbero potute accadere, non l’ho fatto per ignoranza, né per impudenza o per mancanza di rispetto, bensì per la necessità di armonizzare, il più possibile in accordo con la sostanza, la vita e il mito del santo”.
La domanda che spesso mi sovviene: È possibile contestualizzare Francesco nella nostra epoca nel nostro tempo nella nostra modernità? Credo di no. Ognuno vive la temperie nella quale ha abitato. Tutto diventa un mosaico di interpretazioni di letture di immaginari.
Certo, la sua spiritualità e il suo cristiano sentire restano ma inserire il suo pensiero il suo senso del Divino il misticismo il pellegrinaggio nel nostro reale può sembrare utopia. Di Utopia si può vivere? Certamente sì. Questa potrebbe essere una lettura laica? Assolutamente no. Il mistico è sempre un pellegrino di Cristo!
Francesco era tale. Resta tale quella di Nikos Kazantzakis: “Per me San Francesco è il modello dell’uomo militante che con una lotta incessante e durissima riesce a compiere il dovere supremo dell’uomo, quello che è superiore anche alla morale, alla verità e alla bellezza: trasformare la materia che Dio gli ha affidato rendendola spirito”.
Una emblematica sottolineatura che mi accompagna costantemente oltre la storia oltre la cronaca oltre la stessa letteratura rappresentativa e descrittiva. La favola è più della vita. Perché è mistero divino. Seguo Francesco lungo una dimensione onirico – sacramentale in cui l’immaginario è una icona di senso. I Santi più che la verità camminano nella bellezza. Ed è questo ciò mi inebria.
Pierfranco Bruni