Papa Leone XIV apre il Giubileo Speciale per la Pace nel nome di San Francesco d’Assisi

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AgenPress. Papa Leone XIV nel proclamare uno speciale Anno Giubilare nel nome di San Francesco d’Assisi ha posto all’attenzione non solo gli Ottocento anni della morte del Santo ma ha sottolineato l’importanza della pace attraverso l’opera degli uomini. Ovvero chiama in causa il bisogno fattivo che gli uomini si rendano portatori di pace sottolineando la necessità della cristianità: “… ogni fedele cristiano sull’esempio del Santo d’Assisi su faccia egli stesso modello di santità di vita e testimone costante di pace”.
Un richiamo forte che pone come centralità i popoli e quindi le civiltà esortandoli a un cammino non solo di preghiera ma anche di tolleranza culturale. Credo che sia un monito indiscutibilmente imponente. Un anno giubilare appena concluso la Chiesa ha pensato bene ad aprire un’altra e nuova strada ricordando proprio San Francesco.  Ricordare San Francesco significa aprire un modello di dialogo tra Oriente e Occidente, ovvero “metaforicamene” tra il Sultano e le Genti dell’Occidente tanto per non dimenticare il viaggio stesso di Francesco in un contesto, quello medievale, si era in mezzo alle Crociate.
L’uomo della spada dovrebbe deporla e ascoltare quell’ “alter Christus” che è la conversione verso il bene oltre i mali dei conflitti. Un messaggio di sostanziale invito a richiamare l’amore come senso di una spiritualità profonda che sia essa laica o vissuta nel tempo del sacro.
L’anno francescano infatti ha questo auspicio in cui si pone Assisi al centro di una dichiarazione di vita assoluta. Anche per questo l’anno in corso non “celebra” Francesco ma lo ricorda perché la morte non è mai una celebrazione ma un ricordare trasmettendo esempi e testimonianze.  Francesco è un esempio e una testimonianza.
Entrambi vissuti nel nome di una fraternità che ha visto il “Cantico delle Creature” come sigillo tra i popoli e quindi gli uomini e gli Stati. Il viaggio del Santo d’Assisi è una metafisica trasmessa con gli strumenti della Parola e del “comunicare” una esperienza d’amore non solo come dono ma anche superamento della morte stessa.
I conflitti portano alla morte. La Parola porta alla vita. Si tratta di uno schiarire le ambizioni  e di comprendere che anche i poteri sono mortali. Un processo esistenziale e religioso chiaramente nel nome di Cristo.
Il “Cantico delle Creature” non può restare soltanto come la prima opera di letteratura in volgare. Ma bisogna cogliere I dettagli che invitano a guardare la Natura (intesa nel segno spirituale) come la vera metafisica delle civiltà nella quale tutto deve ritrovare la sua armonia primordiale già sottolineata nel 2023 con gli Ottocento anni della approvazione della Regola francescana e del Natale di Greccio. Successivamente delle stimmate nel  2024 e nel 2025 del “Cantico delle Creature”.
Il ricordo della morte di Francesco è nella continuità di una dimensione spirituale che senza la visione esistenziale-storica non avrebbe un significato nella lettura, o se si vuole nella interpretazione, mistica e culturale dei popoli. È su questo piano che Francesco per papa Leone XIV ci offre un modello di carità e di testimone della pace.
Pierfranco Bruni
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