Aodi: “La sanità non è un mercato, è un diritto costituzionale”

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AgenPress. Nel suo intervento, alla conferenza stampa promossa nella giornata odierna dall’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP)  il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista, membro registri esperti FNOMCeO e divulgatore scientifico internazionale, è intervenuto in rappresentanza dell’UAP e a nome di AMSI, UMEM, UNITI PER UNIRE, AISC News e AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, alla cui iniziativa ha partecipato anche il direttore generale Giovanni Onesti.

Aodi ha sottolineato il valore dell’iniziativa come atto di responsabilità verso i cittadini e verso l’intero sistema sanitario, ribadendo che non si tratta di una battaglia di categoria, ma di una presa di posizione a difesa della sanità italiana, dei requisiti di sicurezza e della qualità delle cure.

Nel suo intervento ha ribadito con chiarezza un principio fondamentale: la diagnosi e la cura spettano al medico. Un principio che, ha spiegato, è alla base della sicurezza delle cure e del rispetto interprofessionale. Ogni professionista sanitario deve operare nel proprio ruolo, in base al percorso di studi e alle competenze acquisite. Confondere o sovrapporre i ruoli significa mettere in discussione l’intero sistema formativo e universitario, con conseguenze gravi sulla qualità dell’assistenza.

Aodi ha evidenziato come il rispetto interprofessionale sia un pilastro irrinunciabile del sistema sanitario: medici, farmacisti, fisioterapisti, infermieri e tutte le professioni sanitarie devono collaborare, ma senza scambiarsi ruoli e responsabilità. In caso contrario, ha sottolineato, bisognerebbe rivedere radicalmente l’intero impianto universitario e formativo. Un’affermazione che Aodi ha richiamato anche nel suo ruolo di docente universitario.

Un altro passaggio centrale ha riguardato la necessità di abbattere le “zone grigie” che oggi penalizzano molti professionisti della sanità. Aodi ha sottolineato l’urgenza di consentire ai professionisti sanitari, liberi e autorizzati, di lavorare nei poliambulatori con regole chiare, senza muri normativi e senza rimanere in una condizione di incertezza permanente. Lavorare nella zona grigia non tutela né i professionisti né i cittadini: servono chiarezza normativa, responsabilità definite e serenità operativa.

Nel suo intervento, Aodi ha inoltre ricordato alcuni dati strutturali spesso ignorati nel dibattito pubblico: oltre un milione di operatori sanitari lavora nel settore privato, più del 30% della popolazione italiana si rivolge al privato per le cure e oltre il 30% dei servizi sanitari è garantito dal privato accreditato, che va ricordato essere a tutti gli effetti servizio pubblico. Senza il contributo della sanità privata accreditata e autorizzata, il Servizio Sanitario Nazionale non sarebbe in grado di garantire livelli minimi di assistenza.

Aodi ha citato in particolare ambiti come la riabilitazione e la diagnostica, settori fondamentali in una società sempre più anziana, con un aumento delle patologie croniche, della domanda di servizi e delle liste d’attesa. In questo scenario, pubblico e privato devono lavorare insieme, nel rispetto delle stesse regole, per garantire qualità, sicurezza e continuità assistenziale.

“Difendere il Servizio Sanitario Nazionale – ha ribadito Aodi – significa difendere i cittadini. La sanità non è un mercato: è un diritto costituzionale e va tutelato con regole chiare, uguali per tutti”.

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