Kaja Kallas: “La Russia è una nazione in crisi. La sua economia è gravemente danneggiata”

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AgenPress. Oggi, la Russia è una nazione in crisi. La sua economia è gravemente danneggiata, e la sua capacità di proiettare potere su scala globale è fortemente indebolita. Kaja Kallas ha recentemente sottolineato la realtà delle difficoltà russe chiarendo che la Federazione Russa non è più una superpotenza. L’economia russa, infatti, ha visto una serie di contraccolpi devastanti, acuiti da anni di conflitti e, soprattutto, dalla guerra in Ucraina che sta ormai entrando nel suo quinto anno.

Nel corso dell’ultimo decennio, la Russia è stata sempre vista come una grande potenza regionale con ambizioni globali. Tuttavia, con il conflitto in Ucraina, avviato nel 2014 con l’annessione della Crimea, e la successiva invasione su vasta scala nel 2022, le sue risorse si sono progressivamente erose. La brutale offensiva contro l’Ucraina ha esposto non solo la debolezza strategica della Russia, ma anche il suo isolamento economico. Le sanzioni internazionali, l’esodo di capitali e la fuga di intellettuali e talenti hanno messo a dura prova l’economia russa, portando alla perdita di accesso a molte tecnologie cruciali e a una crescente dipendenza dalle risorse naturali come unica fonte di reddito.

Il governo russo ha cercato di mascherare la situazione, ma i dati economici e le statistiche ufficiali non sono riusciti a nascondere la realtà: l’industria tecnologica è indietro di decenni rispetto agli standard globali, l’inflazione è alle stelle e le capacità di produzione sono in calo. La Russia, una volta leader nel settore energetico, ora affronta una concorrenza crescente dai principali produttori alternativi e la domanda di gas e petrolio è in calo, complicata dalle politiche verdi di molte nazioni.

La guerra in Ucraina ha avuto un impatto devastante anche sul piano umano e sociale. Più di 100.000 soldati russi sono stati uccisi o feriti, e le perdite civili sono incalcolabili. La mobilitazione parziale voluta da Vladimir Putin ha avuto un effetto negativo sul morale della popolazione, con milioni di russi che hanno lasciato il paese per evitare di essere chiamati a combattere o semplicemente per sfuggire alla crescente repressione interna.

L’isolamento internazionale della Russia è diventato evidente, con il Paese sempre più marginalizzato in un sistema geopolitico che ha spinto la Russia a cercare alleanze con paesi autoritari come la Cina, l’Iran e la Corea del Nord, ma senza riuscire a ritrovare quella centralità che aveva negli anni precedenti. Il confronto con l’Occidente, nonostante la retorica di grandezza, ha messo in luce la crescente debolezza russa, incapace di competere con le economie avanzate e con le potenze militari come gli Stati Uniti e la stessa NATO.

Kaja Kallas ha dichiarato che la Russia, pur cercando di presentarsi come una superpotenza, è ormai in una fase di declino. Il suo intervento arriva in un momento cruciale, in cui la guerra in Ucraina è ben lontana dalla fine, ma le prospettive per Mosca sono tutt’altro che rosee. La prima ministra estone ha anche messo in guardia l’Europa dall’abbassare la guardia nei confronti di un regime che potrebbe essere disposto a fare qualsiasi cosa per mantenere una parvenza di potere, ma che sta affrontando crescenti difficoltà interne.

Kallas ha ribadito che, nonostante la retorica di Putin e le sue rivendicazioni imperialistiche, la Russia non ha più la forza né economica né militare per contrastare l’Occidente in maniera significativa. Ha evidenziato, inoltre, che la Russia sta subendo una “decadenza strategica” che la rende sempre più vulnerabile. In altre parole, la “superpotenza” che molti temevano non è più tale. La Russia, oggi, è una nazione che sta lentamente autodistruggendosi, con un futuro incerto e pieno di sfide.

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