AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia): “Mancano ben 10mila medici di medicina generale”

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Aodi: “Servono equilibrio tra professioni, dialogo tra associazioni ed ordini professionali e una visione europea della sanità territoriale per superare le numerose criticità che ci attanagliano. Prima di tutto vengono i pazienti e i professionisti sanitari”


AgenPress. La recente bozza di decreto-legge presentata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci alle Regioni apre una fase nuova per la medicina generale, con l’obiettivo dichiarato di rendere pienamente operative le Case della Comunità e rendere esigibile la sanità territoriale. Il testo introduce un assetto a doppio canale, mantenendo la convenzione come modello ordinario ma affiancandole una dipendenza selettiva su base volontaria per le funzioni più strutturate, insieme a obblighi organizzativi più stringenti, integrazione nella rete territoriale, digitalizzazione e presa in carico dei pazienti cronici e fragili.

In questo contesto, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono e analizzano una riforma che segna un passaggio delicato in un momento di crisi acuta per la sanità italiana pubblica e privata: non una semplice revisione contrattuale, ma un cambio di paradigma organizzativo che sposta il baricentro verso una medicina territoriale più strutturata, misurabile e integrata.

UNA TRANSIZIONE COMPLESSA: TRA ORGANIZZAZIONE E TENUTA DEL SISTEMA
Le associazioni evidenziano come il punto centrale non sia solo la forma giuridica del rapporto e i suoi contenuti, ma la capacità reale del sistema di reggere il cambiamento. La trasformazione in atto impone infatti un passaggio da un modello prevalentemente individuale a uno organizzato, multiprofessionale e interconnesso, che richiede tempi, strumenti e una regia chiara.

AODI: “LA SFIDA È L’EQUILIBRIO, NON LA CONTRAPPOSIZIONE”
Interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata:
“Questa riforma va letta per ciò che rappresenta: un tentativo di accelerare sulla sanità territoriale in una fase in cui il sistema è sotto pressione e i modelli europei corrono più velocemente di noi. Ma proprio per questo serve equilibrio. Non possiamo permetterci contrapposizioni tra professioni o tra rappresentanze. Occorrono dialogo, confronti costruttivi”
“Il medico di medicina generale è ormai una figura in pericolosa via d’estinzione: con la quota dei pensionamenti che ha raggiunto il picco, mancano oggi all’appello, secondo le indagini aggiornate AMSI-UMEM AL 31 marzo 2026, ben 10.000 medici di base. Il collasso colpisce duramente le specialistiche, con i Pronto Soccorso che operano stabilmente con meno della metà dell’organico e la pediatria ridotta ai minimi termini. Sul fronte infermieristico, il deficit strutturale ha toccato 70.000 unità, rendendo la riorganizzazione della sanità territoriale un’emergenza non più rimandabile, ma di pura sopravvivenza.””ma il futuro è nel lavoro integrato: infermieri, specialisti, operatori sanitari. Il nodo non è chi prevale, ma come si costruisce una squadra che funzioni davvero all’insegna dell’equilibrio interprofessionale.”

APERTURA, RAPPRESENTANZA E ACCESSO: IL RICHIAMO DI AODI AI SINDACATI
Il Prof. Foad Aodi aggiunge un passaggio netto sul clima difficile che regna tra le rappresentanze: “Noi siamo sempre stati e restiamo per l’unità. Tuttavia, dobbiamo registrare una forte delusione per l’atteggiamento di chiusura mostrato da alcune sigle sindacali e da alcune componenti della rappresentanza della medicina generale. Una chiusura che non aiuta il sistema e rischia di creare fratture inutili.”
“In particolare, preoccupa la mancanza di apertura verso chi non rientra in determinate dinamiche associative o elettive. Questo atteggiamento, se non superato, rischia di isolare alcune rappresentanze e di alimentare tensioni, proprio mentre il sistema avrebbe bisogno di coesione.”
Aodi sottolinea quindi un punto ritenuto strategico: “Non condividiamo la chiusura rispetto alla nostra proposta di favorire un maggiore accesso dei professionisti sanitari di origine straniera, anche nei percorsi e nelle opportunità legate alla medicina generale. In un contesto segnato da una carenza evidente di personale, serve apertura, non rigidità. L’identità del nostro sistema sanitario deve essere inclusiva, non difensiva.”
Il richiamo è anche sul piano della responsabilità complessiva: “Siamo sempre stati leali e continueremo a esserlo, ma oggi non possiamo ignorare segnali che vanno nella direzione opposta al dialogo. Se non si apre un confronto reale, alcune rappresentanze rischiano di trovarsi sempre più esposte a criticità, anche sul piano dell’immagine e del rapporto con i professionisti.”
Infine, un passaggio sulle sollecitazioni che arrivano dal mondo sanitario: “Sempre più professionisti ci chiedono di promuovere iniziative trasversali per superare queste chiusure. Il nostro obiettivo da sempre non è lo scontro, ma costruire ponti. Tuttavia, è evidente che il bisogno di cambiamento è reale e non può essere ignorato.”

DIALOGO INTERPROFESSIONALE E CONFRONTO TRA RAPPRESENTANZE
Le associazioni e movimenti richiamano con forza alla responsabilità collettiva in una fase che rischia di irrigidirsi: “Stiamo assistendo a posizioni diverse tra associazioni e ordini professionali. È legittimo, ma deve prevalere il confronto. Difendere il proprio ruolo è naturale, ma va fatto con equilibrio e visione. Le riforme non si impongono: si costruiscono.”
“Il rischio è trasformare una riforma necessaria in uno scontro che rallenta tutto, mentre i cittadini chiedono risposte e il sistema ha bisogno di evolvere rapidamente.”

SANITÀ TERRITORIALE: VERSO UN MODELLO PIÙ EUROPEO
Secondo le associazioni, la direzione indicata dalla bozza evidenzia una traiettoria chiara: “Il rafforzamento della sanità territoriale è l’unica strada per ridurre il carico sugli ospedali e migliorare la presa in carico. In Europa questo passaggio è già consolidato. In Italia siamo in una fase di transizione che va accompagnata, non forzata.”

PROFESSIONISTI SANITARI DI ORIGINE STRANIERA: UNA RISORSA DA INTEGRARE
A margine, le associazioni sottolineano il contributo dei professionisti sanitari di origine straniera: “In molte aree del Paese rappresentano già oggi una componente essenziale del sistema. Vanno valorizzati e pienamente integrati anche nella nuova organizzazione territoriale, senza ritardi e senza ambiguità.”

“PRIMA I PAZIENTI E I PROFESSIONISTI”
Aodi conclude: “Serve una riforma che tenga insieme tutto: organizzazione, diritti, qualità del lavoro e qualità dell’assistenza. Prima i pazienti, ma anche i professionisti sanitari. È così che si costruisce una sanità moderna. È così che si fanno riforme che funzionano davvero.”

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