Aodi: «Raccogliamo l’appello del Presidente Mattarella e di Papa Leone XIV. Il Mediterraneo torni a essere luogo di civiltà, cooperazione e solidarietà. Grazie all’Italia, a Taranto, agli organizzatori e agli atleti: da questi Giochi può partire un’alleanza permanente per la pace, la salute, i giovani, l’integrazione e il dialogo»
AgenPress. Ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi del Mediterraneo, alle istituzioni italiane ed europee, alle organizzazioni internazionali, al mondo dello sport, della sanità, dell’università e dell’informazione, alle associazioni e alla società civile.
Ci sono momenti nei quali lo sport riesce ad andare molto oltre una gara, una medaglia, una vittoria o una sconfitta. I XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 rappresentano uno di questi momenti e possono diventare un’occasione straordinaria per lanciare, proprio dal cuore del Mediterraneo, un messaggio internazionale di pace, dialogo, fratellanza e responsabilità.
A nome di AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali, CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, USEM – Unione Sportiva Euromediterranea, AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini e del Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE, realtà di cui sono fondatore e presidente attivo, desidero esprimere un sincero ringraziamento e un profondo apprezzamento all’Italia, alla città di Taranto, alle istituzioni, agli organizzatori, ai volontari, agli atleti e a tutte le delegazioni che stanno dando vita a questa grande manifestazione.
Un ringraziamento particolare va al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non soltanto ha accompagnato con la sua presenza istituzionale l’apertura dei Giochi, ma ha affidato a Taranto 2026 un messaggio che sentiamo profondamente nostro.
Il Presidente ha ricordato come il motto scelto per i Giochi, “Embrace the Future”, esprima la speranza in un futuro di «pace, sviluppo, tolleranza», sottolineando nello stesso tempo che il Mediterraneo è oggi attraversato da «conflitti, violenze, crisi migratorie».
Mattarella ha indicato con chiarezza anche la strada da percorrere: impegnarsi affinché il Mediterraneo torni a essere fonte di civiltà, luogo del dialogo e del confronto, spazio di cooperazione internazionale e solidarietà tra i popoli.
Sono parole importanti, che condividiamo e rilanciamo.
Così come facciamo nostro l’auspicio di Papa Leone XIV, richiamato dallo stesso Presidente della Repubblica, affinché i Giochi del Mediterraneo possano diventare una «profezia di pace e fratellanza».
Oggi più che mai abbiamo bisogno di questa profezia.
NON POSSIAMO ABITUARCI ALLA GUERRA
Viviamo uno dei momenti internazionali più difficili degli ultimi decenni.
La guerra tra Russia e Ucraina, i conflitti e le tensioni che attraversano il Medio Oriente, le crisi umanitarie, le contrapposizioni geopolitiche e il riarmo continuano a produrre vittime, sofferenza, sfollati e nuove divisioni.
Non possiamo abituarci alla guerra.
Non possiamo considerare normale che intere generazioni crescano vedendo città distrutte, famiglie separate, bambini uccisi o feriti e popolazioni costrette a vivere nella paura.
Da Taranto vogliamo allora ribadire un principio semplice ma fondamentale: la diplomazia non è debolezza e il dialogo non rappresenta una resa.
Chiediamo che ogni sforzo possibile venga compiuto per fermare le guerre, proteggere le popolazioni civili, garantire il rispetto del diritto internazionale e riaprire concretamente le strade della diplomazia, della mediazione e del confronto.
Lo sport, in questi giorni, ci offre una lezione straordinaria.
Migliaia di giovani provenienti da 26 nazioni di tre Continenti si incontrano, gareggiano, difendono i propri colori e le proprie bandiere, ma riconoscono e rispettano l’avversario.
Se questo è possibile nello sport, dobbiamo continuare a credere che possa esserlo anche nei rapporti tra i popoli.
IL MEDITERRANEO DEVE TORNARE A ESSERE UN PONTE
Il Mediterraneo non può essere soltanto il luogo nel quale si confrontano gli interessi geopolitici delle potenze.
Non può trasformarsi in una frontiera permanente tra Nord e Sud del mondo e non può essere ricordato principalmente per guerre, naufragi e morti.
Il Mediterraneo è stato per millenni incontro di civiltà, culture, religioni, scienza e conoscenza.
Deve tornare a essere un ponte e non diventare un muro.
Ed è proprio lo sport a dimostrare che questo è possibile.
Gli atleti possono essere avversari durante una gara senza diventare nemici. Possono difendere orgogliosamente la propria bandiera rispettando quella degli altri. Possono parlare lingue differenti e condividere gli stessi valori di lealtà, sacrificio e rispetto.
È una lezione semplice, ma oggi la politica internazionale dovrebbe avere l’umiltà e il coraggio di ascoltarla.
IMMIGRAZIONE: DIETRO OGNI NUMERO CI SONO PERSONE
Esiste poi un’altra grande questione che attraversa il Mediterraneo e che lo stesso Presidente Mattarella ha richiamato parlando delle crisi migratorie.
Dietro ogni numero ci sono persone.
Ci sono donne, uomini, famiglie, bambini e giovani. Ci sono persone che fuggono dalle guerre, dalla povertà, dalle persecuzioni o che cercano semplicemente una possibilità di futuro.
L’immigrazione deve essere governata e non subita.
È necessario garantire legalità e sicurezza, contrastare con fermezza trafficanti e organizzazioni criminali che speculano sulla disperazione, ma nello stesso tempo servono immigrazione programmata, percorsi regolari, cooperazione con i Paesi di origine e di transito, integrazione lavorativa, inclusione sociale e sanitaria e una politica europea realmente comune.
Non possiamo continuare ad affrontare l’immigrazione soltanto quando esplode un’emergenza.
E proprio Taranto ci consegna in questi giorni un’immagine sulla quale dovremmo riflettere.
Giovani provenienti da Paesi diversi attraversano il Mediterraneo e le frontiere per raggiungere Taranto, gareggiare e inseguire un sogno sportivo. Altri giovani attraversano quello stesso mare e quelle stesse frontiere rischiando la propria vita alla ricerca di sicurezza e futuro.
Sono due volti dello stesso Mediterraneo.
La politica ha il dovere di guardarli entrambi.
LA SALUTE PUÒ DIVENTARE UNO STRUMENTO DI PACE
Come medico e come rappresentante di professionisti sanitari di numerose nazionalità e origini, sono convinto che proprio la sanità possa diventare uno dei più importanti strumenti di diplomazia e cooperazione internazionale.
Negli ospedali italiani ed europei lavorano insieme ogni giorno medici, infermieri e professionisti sanitari provenienti da Paesi, culture e religioni differenti.
Davanti a una persona che soffre non esistono appartenenze geopolitiche.
Un medico non chiede a un paziente quale sia la sua bandiera prima di curarlo.
È questo uno dei messaggi che, come AMSI, CO-MAI, UMEM, AISCNEWS e UNITI PER UNIRE, portiamo avanti da anni attraverso il dialogo tra professionisti, comunità e popoli.
Per questo chiediamo di rafforzare una vera cooperazione sanitaria euromediterranea, favorendo scambi tra professionisti, università e strutture sanitarie, programmi comuni di formazione e ricerca, prevenzione, salute globale, assistenza nelle emergenze e tutela sanitaria dei migranti.
La salute può arrivare dove talvolta la politica non riesce ad arrivare.
Può costruire fiducia. E la fiducia è il primo mattone della pace.
GIOVANI, UNIVERSITÀ E CULTURA CONTRO LE DIVISIONI
Taranto deve parlare soprattutto alle nuove generazioni.
Non possiamo consegnare ai nostri giovani un Mediterraneo fatto soltanto di conflitti, diffidenza, muri e contrapposizioni.
Occorre moltiplicare gli scambi tra studenti, università, professionisti, ricercatori, sportivi e associazioni dei diversi Paesi mediterranei, creando occasioni permanenti di conoscenza reciproca.
Conoscersi significa avere meno paura dell’altro.
Dialogare significa impedire che le differenze vengano trasformate in odio.
Lo sport rappresenta uno dei linguaggi universali attraverso i quali tutto questo può diventare realtà.
ANCHE L’INFORMAZIONE HA UNA RESPONSABILITÀ
Come giornalista e divulgatore scientifico internazionale sento inoltre il dovere di rivolgere un appello al mondo dell’informazione.
Giornalisti, televisioni, agenzie, giornali, piattaforme digitali e social network hanno una responsabilità enorme nel modo in cui vengono raccontati guerre, immigrazione, religioni e comunità straniere.
Dobbiamo combattere odio, razzismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazioni, generalizzazioni e fake news, senza trasformare interi popoli in nemici e senza utilizzare la provenienza o la religione delle persone per alimentare contrapposizioni.
Difendere la libertà dell’informazione significa anche difendere la responsabilità delle parole.
La comunicazione deve contribuire alla conoscenza reciproca e non costruire nuovi muri.
TARANTO 2026 NON FINISCA CON TARANTO 2026
Per questo vogliamo trasformare il nostro ringraziamento anche in una proposta.
Facciamo in modo che l’eredità dei Giochi del Mediterraneo non termini con l’ultima gara e con la cerimonia conclusiva.
Proponiamo di lavorare alla costruzione di un Patto permanente del Mediterraneo per la Pace, la Salute, i Giovani, lo Sport, l’Informazione, l’Integrazione e il Dialogo, coinvolgendo istituzioni, Governi, Unione europea, organizzazioni internazionali, università, ordini professionali, mondo sanitario, associazioni, comunità straniere e religiose, giornalisti e società civile.
Un luogo permanente di confronto capace di mettere intorno allo stesso tavolo persone che appartengono a mondi differenti e, soprattutto, di coinvolgere direttamente le nuove generazioni.
Non dobbiamo incontrarci soltanto quando scoppia una guerra.
Non dobbiamo iniziare a dialogare soltanto dopo una tragedia.
Il dialogo va costruito prima che sia troppo tardi.
Taranto può rappresentare un punto di partenza.
L’APPELLO AI GOVERNI E AI POPOLI DEL MEDITERRANEO
Ai Capi di Stato e di Governo, all’Unione europea e alle istituzioni internazionali chiediamo di raccogliere il messaggio che arriva dai Giochi.
Agli atleti chiediamo di continuare a essere ambasciatori di rispetto e fratellanza.
Ai giovani chiediamo di non permettere che qualcuno trasformi le differenze culturali e religiose in strumenti di odio.
Ai professionisti della sanità chiediamo di continuare a costruire ogni giorno quella cooperazione che già esiste nelle corsie degli ospedali.
Alle università e al mondo della ricerca chiediamo di moltiplicare gli scambi e le occasioni di collaborazione.
Ai giornalisti e agli operatori dell’informazione chiediamo di utilizzare le parole per costruire conoscenza e non divisione.
Alla politica chiediamo soprattutto coraggio, responsabilità, diplomazia e dialogo.
Taranto, città affacciata sul Mediterraneo e custode di una straordinaria storia di civiltà, può diventare il simbolo di questa nuova visione:
dal Mediterraneo delle guerre al Mediterraneo del dialogo; dal Mediterraneo delle morti e delle migrazioni disperate al Mediterraneo della cooperazione; dal Mediterraneo delle divisioni al Mediterraneo dei giovani, dello sport, della salute, della cultura e della pace.
Vogliamo infine rivolgerci direttamente alle ragazze e ai ragazzi che stanno partecipando ai Giochi.
Le vostre bandiere sono diverse, ma il terreno sul quale gareggiate è lo stesso.
Le vostre lingue sono diverse, ma la gioia di una vittoria, l’amarezza di una sconfitta, un abbraccio e una stretta di mano non hanno bisogno di traduzione.
Fateci vedere il Mediterraneo che vogliamo costruire.
Raccogliamo l’appello del Presidente Mattarella. Facciamo nostro l’auspicio di Papa Leone XIV. Facciamo davvero dei Giochi di Taranto una profezia di pace e fratellanza.
Se da Taranto resteranno nuovi impianti, infrastrutture e grandi risultati sportivi sarà certamente un successo.
Ma se da questi Giochi nascerà anche un impegno permanente capace di attraversare le frontiere e ricordare al mondo che il Mediterraneo può ancora unire ciò che guerre, estremismi, odio e divisioni separano, allora Taranto 2026 avrà conquistato una medaglia che non appartiene a una sola nazione.
Apparterrà a tutti i popoli del Mediterraneo.
