AgenPress. L’Europa sta attraversando una fase complessa del fenomeno migratorio, nella quale alle questioni storiche legate ai flussi e all’immigrazione irregolare si affiancano nuove sfide che riguardano giovani, nuove generazioni, integrazione, legalità, formazione, lavoro e prevenzione della marginalità. Le recenti tensioni registrate in Spagna e a Ceuta, insieme al dibattito europeo su frontiere, sicurezza e rimpatri, mostrano ancora una volta i limiti di una gestione prevalentemente emergenziale.
Anche dall’Italia arriva in queste ore un segnale dell’attuale scenario: 23 cittadini egiziani destinatari di provvedimenti di espulsione sono stati rimpatriati al Cairo con un volo charter, nell’ambito delle iniziative europee coordinate da Frontex. Il singolo episodio si inserisce in una questione molto più ampia: come governare l’immigrazione contemporanea conciliando rispetto delle leggi e tutela dei diritti, sicurezza e integrazione, responsabilità individuale e opportunità per chi vuole costruire legalmente il proprio futuro in Europa.
Su questo scenario AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini multilingue), il consorzio mediatico di informazione senza confini multilingue CISCNETWORK e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE (UXU) analizzano l’evoluzione del fenomeno e rilanciano il percorso costruito attraverso oltre trent’anni di attività sui temi dell’immigrazione, dell’integrazione, delle professioni, del dialogo interculturale e interreligioso, delle nuove generazioni e della cooperazione internazionale.

A nome della rete associativa e dei movimenti intervengono il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, impegnato dal 1995 nell’analisi dell’immigrazione e delle comunità di origine straniera in Italia, e il Dott. Nadir Aodi, Podologo, coordinatore Commissioni Gioventù e Nuove Generazioni di AMSI e Uniti per Unire e vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire.
FOAD AODI: «DAL 1995 OSSERVO L’IMMIGRAZIONE CAMBIARE. OGGI NON POSSIAMO USARE GLI STRUMENTI DI TRENT’ANNI FA»
«Dal 1995 seguo direttamente l’immigrazione e le comunità di origine straniera in Italia. In oltre trent’anni abbiamo visto cambiare profondamente provenienze, motivazioni, competenze, condizioni sociali e modalità di ingresso. Abbiamo accompagnato questi cambiamenti attraverso il confronto con professionisti, comunità, famiglie, studenti e istituzioni, cercando sempre di difendere un principio: integrazione e sicurezza devono procedere insieme e i diritti non possono essere separati dai doveri», afferma il Prof. Foad Aodi, insieme al Dott. Nadir Aodi.
Il percorso storico individuato da Aodi distingue diverse stagioni: dalla prima immigrazione caratterizzata anche dall’arrivo di studenti e professionisti stranieri, alla fase successiva alla caduta del Muro di Berlino, fino ai flussi collegati alle Primavere arabe. Oggi l’attenzione si concentra soprattutto sulla quarta fase, apertasi sul versante dell’immigrazione professionale con le misure straordinarie del Decreto Cura Italia e successivamente del Decreto Ucraina, che hanno favorito nuovi ingressi di professionisti stranieri, in particolare nella sanità.
Questa quarta fase si intreccia oggi con una trasformazione sociale ancora più ampia: accanto a chi arriva in Italia ci sono seconde e nuove generazioni nate, cresciute o formate nel Paese, con esigenze e aspettative completamente differenti rispetto alle prime stagioni migratorie.
«È proprio qui che dobbiamo cambiare prospettiva. Non possiamo mettere sullo stesso piano chi arriva oggi, chi viene in Italia attraverso un percorso professionale e un giovane nato o cresciuto nelle nostre città, che ha frequentato le nostre scuole e considera l’Italia il luogo del proprio futuro. La quarta fase ci obbliga a ragionare contemporaneamente su immigrazione qualificata, integrazione e nuove generazioni», dichiarano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
L’APPELLO AI GIOVANI: «RISPETTATE LE LEGGI E DIFENDETE L’INTEGRAZIONE COSTRUITA IN TRENT’ANNI»
È soprattutto alle nuove generazioni che la rete rivolge oggi il proprio messaggio.
«Ai nostri giovani, ai figli dell’immigrazione e a tutti coloro che stanno costruendo il proprio futuro in Italia e in Europa diciamo con grande chiarezza: rispettate le leggi dei Paesi nei quali vivete, studiate e lavorate. Conoscete i vostri diritti, ma riconoscete sempre i vostri doveri. Chi commette un reato deve risponderne personalmente davanti alla legge, senza distinzione di nazionalità o religione. Nello stesso tempo non permettiamo che il comportamento di singoli individui venga utilizzato per criminalizzare intere comunità composte in larghissima maggioranza da persone che lavorano, studiano e contribuiscono ogni giorno alla società», affermano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
La prevenzione, secondo la rete, deve partire molto prima dell’emergenza: scuola, conoscenza della lingua, formazione, lavoro, contrasto all’abbandono scolastico e alla ghettizzazione, dialogo con le famiglie e partecipazione dei giovani rappresentano strumenti essenziali per evitare che isolamento e assenza di prospettive alimentino marginalità, criminalità o radicalizzazione.
NADIR AODI: «PARLARE CON I GIOVANI, NON SOLTANTO DEI GIOVANI»
Su questo fronte interviene direttamente il Dott. Nadir Aodi, coordinatore Commissioni Gioventù e Nuove Generazioni di AMSI e Uniti per Unire e vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire.
«Noi giovani e rappresentanti delle nuove generazioni dobbiamo essere i primi a difendere il percorso di integrazione costruito con sacrificio dalle generazioni che ci hanno preceduto. Ai nostri coetanei chiediamo di studiare, formarsi, rispettare le leggi, partecipare alla vita civile e rifiutare violenza, criminalità, sfruttamento e ogni forma di estremismo. Ma chiediamo contemporaneamente alle istituzioni di ascoltarci e coinvolgerci prima che disagio, isolamento e marginalità diventino emergenza», afferma Nadir Aodi, insieme al Prof. Foad Aodi.
«Non possiamo ricordarci delle nuove generazioni soltanto quando emerge un problema. I giovani devono essere coinvolti nella costruzione delle proposte, nel dialogo con le istituzioni e nelle politiche di integrazione. Bisogna parlare con i giovani e non semplicemente parlare dei giovani», sottolineano il Dott. Nadir Aodi e il Prof. Foad Aodi.
MANIFESTO “BUONA IMMIGRAZIONE” E IMPEGNO RETE ASSOCIATIVA E MOVIMENTI: OLTRE 25 ANNI DI PROPOSTE SU DIRITTI, DOVERI, INTEGRAZIONE E SICUREZZA
L’attuale posizione non nasce dall’emergenza di queste settimane. Il lavoro sviluppato dal 1995 ha prodotto negli anni proposte, campagne e confronti istituzionali sui temi dell’integrazione e dell’immigrazione, fino alla costruzione del Manifesto “Buona Immigrazione”, sviluppato a partire dall’inizio degli anni Duemila e portato anche all’attenzione delle istituzioni nazionali.
Nel 2019 il Manifesto “Buona Immigrazione” è stato presentato al Viminale, nel confronto con il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione. Il documento indicava già alcuni punti che la rete considera ancora oggi centrali: politica europea comune; equilibrio tra diritti e doveri; doppio binario integrazione-sicurezza; immigrazione legale, qualificata e programmata; accordi bilaterali con i Paesi di origine; contrasto all’immigrazione irregolare e ai trafficanti; conoscenza della lingua italiana; formazione e lavoro; attenzione alle nuove generazioni; contrasto all’abbandono scolastico e allo sfruttamento; prevenzione della radicalizzazione; dialogo interculturale e interreligioso e cooperazione con i Paesi di origine.
«La “Buona Immigrazione” non è mai stata uno slogan. È il risultato dell’esperienza maturata sul campo e del confronto sviluppato per anni con comunità, professionisti e istituzioni. Il principio dei due binari resta attuale: senza legalità non esiste integrazione, ma senza formazione, lavoro, inclusione e opportunità aumenta il rischio della marginalità. Per questo sicurezza e integrazione non possono essere contrapposte», dichiarano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
DAL MANIFESTO “BUONA IMMIGRAZIONE” A “UNIONE PER L’ITALIA”: UN PERCORSO CHE CONTINUA NEL TEMPO
Il Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia” rappresenta l’evoluzione di questo percorso e non la sostituzione dell’esperienza precedente. Riparte dai principi maturati con la “Buona Immigrazione” e li inserisce in una prospettiva più ampia, nella quale diventano centrali giovani, nuove generazioni, merito, partecipazione, innovazione, cittadinanza, integrazione e cooperazione internazionale.
L’obiettivo è passare dall’integrazione intesa esclusivamente come inserimento nella società a un modello di partecipazione e appartenenza, valorizzando chi nasce, cresce, studia e lavora in Italia e chiedendo contemporaneamente pieno rispetto delle leggi, dei valori democratici e delle regole comuni.
Il Manifesto rilancia inoltre immigrazione legale e programmata secondo i fabbisogni del Paese, lingua e formazione, lavoro, partecipazione delle realtà di origine straniera, coinvolgimento delle nuove generazioni, contrasto alla ghettizzazione, dialogo interculturale e interreligioso e cooperazione sanitaria, universitaria, professionale ed economica con i Paesi di origine.
«Con il Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia” portiamo avanti e aggiorniamo un lavoro iniziato oltre trent’anni fa. La “Buona Immigrazione” ha indicato il doppio binario integrazione-sicurezza; oggi dobbiamo aggiungere con ancora maggiore forza partecipazione, responsabilità e protagonismo delle nuove generazioni. Non vogliamo comunità chiuse né ghetti culturali, ma persone che partecipino pienamente alla costruzione del futuro dell’Italia», affermano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
«CHI SCEGLIE UN PAESE DEVE RISPETTARNE LE LEGGI. MA L’INTEGRAZIONE È SCOMPARSA DALL’AGENDA POLITICA»
«Chi sceglie un Paese per costruire il proprio futuro deve rispettarne le leggi. È un principio sul quale non possono esserci ambiguità: bisogna rispettare le regole del Paese che ti accoglie e ti offre la possibilità di studiare, lavorare, costruire una carriera, una famiglia e una vita. Nello stesso tempo chiediamo al Governo di intensificare la prevenzione, contrastare la zona grigia dell’illegalità, la radicalizzazione e ogni forma di sfruttamento dei giovani, tornando a investire seriamente nelle politiche di integrazione e inclusione», dichiarano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
«Integrazione e inclusione sembrano quasi scomparse dal vocabolario e dall’agenda politica. Si parla soprattutto di rimpatri, controllo e tutela dei confini, temi certamente necessari, ma molto meno di politiche per l’immigrazione, prevenzione, integrazione e accordi bilaterali con i Paesi di origine. Noi continuiamo invece a sostenere che sicurezza e integrazione debbano procedere insieme: se manca uno dei due binari, il sistema non funziona», proseguono Foad Aodi e Nadir Aodi.
Un fronte decisivo riguarda inoltre la disinformazione utilizzata dalle reti che sfruttano l’immigrazione irregolare. Secondo la rete associativa e i movimenti, occorre contrastare alla fonte i messaggi ingannevoli rivolti soprattutto ai giovani disoccupati e senza prospettive nei Paesi di origine.
«Ai ragazzi vengono raccontate realtà che non esistono. Vengono promessi casa, lavoro, benessere, una vita sicura e perfino la possibilità di trovare facilmente una moglie e costruire immediatamente una famiglia. Sono promesse false utilizzate da chi trae profitto dall’immigrazione irregolare. È anche attraverso questa disinformazione che tanti giovani vengono convinti a lasciare i propri Paesi, come dimostrano le pressioni che abbiamo visto anche ai confini della Spagna», affermano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
«La realtà che alcuni trovano una volta arrivati può essere esattamente opposta a quella promessa: precarietà, lavoro nero, sfruttamento e condizioni abitative inaccettabili. A Milano vediamo anche situazioni nelle quali dodici o tredici persone finiscono a vivere in appartamenti di appena due stanze. Combattere l’immigrazione irregolare significa allora anche smontare queste false promesse nei Paesi di origine, informare correttamente i giovani e colpire le reti che guadagnano sulla loro vulnerabilità. Prevenzione, informazione, accordi bilaterali e integrazione devono diventare parte della stessa politica», concludono Foad Aodi e Nadir Aodi.
ITALIA ED EUROPA: DALL’EMERGENZA ALLA PROGRAMMAZIONE
Le tensioni registrate in Spagna e a Ceuta e il dibattito italiano sui rimpatri confermano, secondo la rete, la necessità di superare una politica che interviene prevalentemente quando l’emergenza è già esplosa.
La proposta maturata attraverso i due Manifesti punta su accordi strutturali con i Paesi di origine e di transito, canali di immigrazione legale collegati ai fabbisogni professionali, formazione prima della partenza, cooperazione sanitaria, scolastica, universitaria ed economica, contrasto alle organizzazioni criminali e coinvolgimento stabile delle nuove generazioni nei percorsi di integrazione.
«I rimpatri sono uno strumento previsto dalla legge quando ne ricorrono le condizioni, ma non possono rappresentare da soli una politica migratoria. Italia ed Europa devono governare il fenomeno prima dell’emergenza: programmare gli ingressi, rafforzare gli accordi bilaterali, investire nella formazione e nella cooperazione e combattere chi specula sulla disperazione delle persone», dichiarano il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi.
«Dopo oltre trent’anni di attività sappiamo che non esistono scorciatoie. Servono legalità e prevenzione, diritti e doveri, integrazione e sicurezza. Ma soprattutto bisogna investire sui giovani. Scuola, famiglie, associazioni, comunità, istituzioni e mondo del lavoro devono costruire una nuova alleanza per intercettare i problemi prima che diventino emergenze», aggiungono Foad Aodi e Nadir Aodi.
«Dal 1995 ad oggi il nostro percorso ha seguito le trasformazioni dell’immigrazione senza rinunciare ai suoi principi. Dalla “Buona Immigrazione” al Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”, continuiamo a proporre immigrazione legale e programmata, rispetto delle leggi, integrazione senza ghettizzazione, sicurezza senza discriminazioni, protagonismo delle nuove generazioni e cooperazione internazionale. È con questi strumenti, e non rincorrendo continuamente le emergenze, che Italia ed Europa devono affrontare la quarta fase dell’immigrazione», concludono il Prof. Foad Aodi e il Dott. Nadir Aodi, Podologo e coordinatore Commissioni Gioventù e Nuove Generazioni di AMSI e Uniti per Unire e vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire.
