AgenPress. “Ho letto con attenzione il Rapporto 2026 di Amnesty International sui diritti umani nel mondo. È un pugno nello stomaco che nessun governo può ignorare.
Amnesty ci dice 5 cose chiare:
1. Si torna a fare la guerra contro i civili.
2. Si reprime il dissenso con l’intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale.
3. La discriminazione è diventata un programma di governo in molti Paesi.
4. Chi inquina meno paga il prezzo più alto del cambiamento climatico.
5. Chi dovrebbe far rispettare le regole – le grandi potenze – è il primo a indebolirle.
Non è solo una crisi di diritti. È una crisi di chi deve difendere i diritti: la classe politica.
Il vero problema? Non abbiamo più politici all’altezza.
Possiamo scrivere mille trattati, ma se chi li deve applicare è impreparato, servono a poco. Oggi servono 4 qualità che abbiamo dimenticato:
– Preparazione: chi decide su guerra, energia e algoritmi deve studiare, non improvvisare.
– Responsabilità: rispondere di quello che si fa, non cercare il like di domani. Non puoi vendere armi a un dittatore al mattino e firmare un appello per i diritti alla sera.
– Discernimento: avere il coraggio di chiamare il bene bene e il male male, anche quando è scomodo.
– Sapienza: capire che dietro ogni numero c’è una persona. Come ho ricordato parlando del liquido amniotico, ogni vita è un ponte tra due eternità e non si baratta per un contratto sul gas.
Senza queste qualità, ogni discorso sui diritti è ipocrisia.
Cosa può fare l’Italia? 7 proposte semplici e concrete
Serve una nuova linea. La chiamo “realismo umanista”: tenere i piedi per terra, ma senza calpestare l’uomo. Ecco cosa propongo:
1. Sbloccare l’ONU. L’Italia guidi i Paesi medi per chiedere che il diritto di veto non possa più bloccare interventi quando ci sono crimini di guerra accertati.
2. Stop alla vendita di armi digitali. Vietiamo l’esportazione di software spia e riconoscimento facciale ai regimi che li usano per arrestare giornalisti e oppositori.
3. Diritti dentro gli accordi. Ogni accordo che l’Italia e l’UE fanno per energia o immigrazione deve avere un controllo indipendente – ONU e ONG – su come vengono trattate le persone. Se non rispetti i diritti, salta il finanziamento.
4. Clima e giustizia. Una parte dei soldi europei per il clima deve andare direttamente alle popolazioni colpite da siccità e alluvioni, non ai governi che le opprimono.
5. 10.000 visti per salvare chi lotta. Creiamo un corridoio umanitario europeo, con base in Italia, per dare un visto e protezione a 10.000 difensori dei diritti, giornalisti e donne perseguitate ogni anno.
6. Non dimentichiamo le guerre dimenticate. Sudan, Yemen, Sahel: nessuno ne parla più. Il Parlamento Europeo nomini un Garante che ogni 3 mesi venga a riferire cosa accade lì.
7. Una scuola per formare la pace. Apriamo a Roma una Scuola nazionale per mediatori di pace, dove si insegna non solo diritto, ma anche coscienza, storia e umanità. Come diceva Aldo Moro, la politica è la forma più alta di carità.
Il Rapporto Amnesty è una lettura obbligatoria per chi governa. Ma non basta indignarsi.
L’Italia, ponte naturale nel Mediterraneo, e l’Europa non hanno bisogno di altri comunicati. Hanno bisogno di persone giuste al posto giusto. Come dice la Scrittura: _’Quando i giusti governano, il popolo gioisce’. “
