Scilipoti: “Dal concepimento al cosmo: perché è conveniente per l’amministratore pubblico conoscere la logica che unisce la vita umana e l’universo”

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Una riflessione scientifica, sociale e teologica del Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò – Coordinatore Nazionale dei Dipartimenti della Democrazia Cristiana e Presidente di Unione Cristiana


AgenPress. “C’è un mistero che unisce la culla e le stelle. Due eventi apparentemente lontanissimi: la creazione di una nuova vita attraverso l’unione di un uomo e di una donna, e ciò che accade nel cuore di un buco nero. Eppure, scienza e teologia ci dicono che obbediscono alla stessa logica: la vita non nasce mai da sola, ma dall’incontro, dall’amore e dal superamento di un limite.

Provo a spiegarlo in modo semplice e dettagliato.

1. IL LATO SCIENTIFICO: DUE CREAZIONI A CONFRONTO

A) Come nasce una vita. Il miracolo semplice e perfetto.
Dal punto di vista biologico, la vita non nasce da uno solo, ma da un incontro. È la legge fondamentale della natura.

L’uomo porta il seme, lo spermatozoo, una cellula piccola e mobile che contiene metà del patrimonio genetico del padre. La donna porta l’ovulo, la cellula più grande del corpo umano, custodita in un luogo sacro, protetto e oscuro che è l’utero, e che contiene metà del patrimonio genetico della madre.

Quando avviene l’atto coniugale, espressione fisica dell’amore sponsale, accade una sequenza perfetta:

1. Il viaggio: milioni di spermatozoi iniziano un percorso selettivo e difficilissimo.
2. L’accoglienza: uno solo, se c’è accoglienza e maturità, riesce a superare la membrana dell’ovulo.
3. La fusione: in quell’istante, chiamato concepimento o fecondazione, i due nuclei si fondono. Non è più patrimonio del padre, non è più patrimonio della madre. È un terzo, unico e irripetibile: uno zigote con un nuovo DNA di 46 cromosomi, che non è mai esistito prima nella storia dell’universo.

ovaie

Dal piccolo – due cellule microscopiche di 0,1 millimetri – nasce l’infinitamente grande: un uomo, con un cuore, un cervello, un’anima. In nove mesi, quel punto invisibile diventerà tre chili di vita.

B) Cosa succede in un buco nero. Il miracolo cosmico.
In astrofisica accade qualcosa di sorprendentemente simile, su scala cosmica.

Una stella molto grande, almeno 25 volte il nostro Sole, alla fine della sua vita esplode come supernova e poi collassa su se stessa per la sua stessa gravità. Tutta la sua materia, miliardi di tonnellate, viene schiacciata in un punto infinitamente piccolo e infinitamente denso, che gli scienziati chiamano singolarità. Lì le leggi della fisica tridimensionale di Newton non valgono più.

Attorno a questo punto si forma un confine invisibile e senza ritorno, l’orizzonte degli eventi, teorizzato da Karl Schwarzschild. Nulla di ciò che lo oltrepassa può tornare indietro, nemmeno la luce. Per un osservatore esterno, lì tutto sembra finire. È buio assoluto.

Ma per la fisica teorica più avanzata, lì non finisce tutto. Anzi.

Secondo Einstein e Hawking, e secondo le teorie cosmologiche più recenti come la teoria del rimbalzo quantistico (Big Bounce) e la teoria degli universi figli di Lee Smolin, quel punto di buio assoluto potrebbe essere un grembo cosmico. Proprio come nell’utero materno, la singolarità non sarebbe una tomba, ma un grembo.

L’ipotesi è affascinante: da quella compressione infinita potrebbe nascere, dall’altra parte, un nuovo spazio-tempo, un nuovo universo in espansione, un White Hole, l’opposto del buco nero. Dal buio più totale, una nuova creazione. Dal nulla apparente, un tutto.

Il parallelismo scientifico è chiaro e calzante:

– In entrambi i casi serve un incontro che supera un limite: l’incontro tra spermatozoo e ovulo e il collasso gravitazionale che supera il limite della materia.
– In entrambi i casi c’è un luogo di accoglienza oscuro, protetto e fecondo : l’utero materno e l’interno del buco nero, entrambi avvolti dalle tenebre eppure pieni di vita.
– In entrambi i casi il tempo cambia: nel grembo il tempo lineare diventa tempo di gestazione; nel buco nero il tempo di Einstein si ferma e può rinascere.
– In entrambi i casi, dal piccolo e dall’invisibile nasce l’immensamente grande: un bambino di 50 centimetri e potenzialmente un universo di miliardi di anni luce.

2. IL LATO TEOLOGICO: DIO CREA SOLO ATTRAVERSO L’AMORE E IL DONO DI SÉ

Qui la scienza lascia spazio alla teologia, ma non la contraddice, la completa.

Perché Dio ha scelto questa via? Perché non ha creato l’uomo da solo e perché sembra creare i mondi da un abisso oscuro?

Perché la Sua logica è una sola: non si crea mai senza amore, senza relazione e senza dono di sé.

L’atto coniugale, quando è vero amore e non solo istinto tridimensionale, è l’immagine più alta della Santissima Trinità sulla terra: due persone distinte che si donano totalmente e gratuitamente e dal loro dono d’amore nasce una terza persona. È il mistero del “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1,28) e del “I due saranno una sola carne” (Gen 2,24).

Il buco nero ci insegna la stessa cosa su scala cosmica. Dio non ha paura del buio, del vuoto, della morte di una stella. Anzi, usa proprio quel vuoto apparente come grembo per una nuova creazione. Come dice il Salmo: “Le tenebre per te non sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno” (Sal 139,12). E come dice San Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti” (1 Cor 1,27).

In entrambi i casi, la creazione non è un atto di potere, ma un atto di umiltà. Dio si fa piccolo – in una cellula, in una singolarità – per far nascere il grande.

La vita, quindi, non è mai un caso. Sia che nasca nel grembo di una madre a Palermo, sia che nasca nel grembo oscuro di una galassia lontana, essa ci ricorda una verità quadridimensionale: l’amore è l’unica forza che vince l’entropia, che vince il buio e che trasforma la fine in un nuovo inizio.

3. PERCHÉ UN AMMINISTRATORE PUBBLICO DEVE CONOSCERE QUESTA AFFERMAZIONE?

E qui vengo al punto politico. La politica è e deve restare laica, lo ribadisco. Ma un amministratore pubblico che ignora questa logica è un pessimo amministratore. Perché?

Primo, perché capisce che cosa deve custodire. Se ogni concepimento è come la nascita di un universo, allora l’amministratore pubblico capisce che non sta gestendo numeri ISTAT, ma universi. Ogni legge sulla vita, sulla famiglia e sulla natalità non è una questione ideologica, è una questione cosmologica. Custodire ogni concepimento come si custodisce un universo nascente è conveniente per lo Stato: senza nascite non c’è futuro, non c’è PIL, non c’è welfare.

Secondo, perché impara a non avere paura del buio. Oggi la politica italiana ed europea è dentro un buco nero: crisi demografica, crisi economica, guerre, sfiducia. Un politico tridimensionale vede solo il buio dell’orizzonte degli eventi e si dispera. Un amministratore pubblico che ha compreso la lezione del buco nero sa che proprio dal buio più profondo può nascere un nuovo mondo, se ha il coraggio di custodire quel grembo. È la virtù della speranza politica.

Terzo, perché impara la legge della fecondità.Un amministratore che crede di creare da solo, senza incontro, senza ascolto, senza relazione, è sterile. Come lo è uno spermatozoo senza ovulo o una stella che non collassa. La buona amministrazione nasce solo dall’incontro: tra maggioranza e opposizione, tra istituzioni e popolo, tra uomo e donna. Senza incontro non c’è fecondità, c’è solo solitudine e potere sterile.

Conoscere questo non è fare catechismo in Parlamento. È acquisire sapienza di governo. È capire che amministrare significa essere custodi di grembi, sia quelli delle madri, sia quelli oscuri della storia, da cui sempre può rinascere la luce.”

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