AgenPress. Matteo Renzi chiude la Leopolda 14 rilanciando da Firenze una doppia sfida: da un lato l’unità del centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche, dall’altro un appello diretto ai centristi e soprattutto ai riformisti di Forza Italia affinché si uniscano al progetto di Italia Viva-Casa Riformista. Al centro del suo intervento anche l’avvertimento sul futuro istituzionale del Paese nel caso di una nuova vittoria di Giorgia Meloni.
Dal palco fiorentino Renzi ha sintetizzato così la sua strategia: «Se stiamo insieme la partita è chiusa». Secondo il leader di Italia Viva, centrosinistra, Movimento 5 Stelle e area riformista dovrebbero riuscire a individuare pochi punti programmatici condivisi per presentarsi alle elezioni con un progetto comune.
«Se saremo capaci di mettere insieme 3 o 4 punti vinceremo le elezioni politiche», ha detto Renzi, collegando la necessità dell’unità a quello che considera il passaggio istituzionale più delicato dei prossimi anni. «Se Giorgia Meloni le vince va al Quirinale, sarà un presidenzialismo de facto. Io lavoro perché vada a casa, non mi interessa nulla del resto».
Il passaggio più esplicito dell’intervento è stato però rivolto al mondo centrista e, in particolare, agli esponenti riformisti di Forza Italia.
«Lasciate Forza Italia e venite con noi», ha detto Renzi, rivolgendosi a chi ha creduto nell’impostazione europeista di Silvio Berlusconi. L’ex premier ha sostenuto che l’area moderata e riformista non dovrebbe riconoscersi in una coalizione che, nella sua lettura, punta sul sovranismo. Con il consueto tono ironico ha aggiunto: «Potete venire anche in minigonna».
L’appello ha immediatamente provocato la reazione dei vertici di Forza Italia. Secondo quanto riportato da Dire, Antonio Tajani e Roberto Occhiuto hanno respinto l’idea di uno spostamento degli azzurri verso il centrosinistra, rivendicando a Forza Italia il ruolo di riferimento dell’area centrista.
Renzi ha dedicato una parte del suo discorso anche al rapporto con Giuseppe Conte e con il Movimento 5 Stelle. L’ex premier ha riconosciuto l’esistenza di elementi di convergenza, ma ha chiesto garanzie precise in vista di una possibile collaborazione.
Tra le condizioni indicate a Conte ci sono il fatto che Matteo Salvini non torni a essere ministro dell’Interno, che Giancarlo Giorgetti non faccia parte del prossimo governo e che chi si candida a governare non si schieri con Donald Trump.
Renzi ha inoltre chiarito di non considerare Elly Schlein la figura che possa garantire personalmente per Italia Viva. La garanzia, nella sua impostazione, dovrebbe arrivare dal programma e da un vero accordo politico: «Un programma serio, un contratto alla tedesca», ha spiegato.
Prima dell’intervento conclusivo di Renzi è salito sul palco Stefano Bonaccini, presidente del Pd, che ha insistito sulla necessità di superare le divisioni del centrosinistra.
«Cosa deve ancora accadere per unirci e mandarli a casa?», ha domandato Bonaccini, indicando nell’unità e in un progetto alternativo le condizioni necessarie per costruire una coalizione competitiva. Ha quindi invitato il suo partito a mettere temporaneamente da parte il tema delle primarie e a concentrarsi sui contenuti.
Tra i temi indicati da Bonaccini figurano l’industria, con la proposta di rilanciare Industria 4.0, e la sicurezza, sulla quale ha contestato l’operato dell’attuale governo.
Il tema del Quirinale è stato uno dei punti centrali della chiusura della Leopolda. Renzi riprende una tesi che aveva già sviluppato nei giorni precedenti, sostenendo che una vittoria di Meloni alle prossime politiche potrebbe aprire, a suo giudizio, a una trasformazione «de facto» del ruolo del presidente della Repubblica. La sua è una valutazione politica, non l’indicazione di una modifica costituzionale già deliberata.
Nel suo libro Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni, Renzi aveva già sostenuto che l’eventuale elezione di Meloni al Quirinale potrebbe accentuare le prerogative della Presidenza della Repubblica attraverso prassi e consuetudini, anziché attraverso una formale riforma costituzionale.
Il messaggio politico con cui Renzi ha concluso la Leopolda è dunque centrato sulla costruzione di un’alleanza ampia, nella quale possano convivere Pd, M5S, forze progressiste e un’area centrista e riformista.
«Io lavoro perché vada a casa, non mi interessa nulla del resto», ha ribadito parlando di Meloni e sottolineando che, nella fase attuale, non considera prioritario stabilire chi debba essere il candidato premier o quale partito debba guidare la coalizione.
Renzi ha infine proposto agli altri leader centristi un patto sulla selezione dei candidati: rinunciare a collocarsi automaticamente nei listini del premio di maggioranza e accettare di misurarsi direttamente con il consenso degli elettori. Italia Viva, ha annunciato, intende inoltre puntare a ridurre al minimo i capolista bloccati.
La Leopolda si chiude così con un messaggio rivolto contemporaneamente a più interlocutori: al Pd e alle altre forze del centrosinistra, perché superino le divisioni; al Movimento 5 Stelle, perché definisca garanzie e punti programmatici comuni; e all’area centrista di Forza Italia, perché valuti un nuovo posizionamento. Sullo sfondo resta la partita istituzionale evocata da Renzi e il confronto politico che accompagnerà la preparazione delle prossime elezioni.
