AgenPress. Al 31 agosto 2026 la potenza fotovoltaica complessivamente installata in Italia ha raggiunto 47,7 GW, circa 4 GW in più rispetto alla fine del 2025. Di questi, 32,4 GW – circa due terzi della potenza fotovoltaica nazionale – appartengono a impianti di potenza inferiore a 1 MW. Un’elaborazione del Centro per le Comunità Solari sui dati Terna stima che quasi 2,2 milioni di impianti fotovoltaici sotto 1 MW possano produrre complessivamente circa 33 TWh di energia elettrica all’anno, cioè quasi il 10% del fabbisogno annuale della rete elettrica nazionale. Considerati nel loro insieme, questi milioni di piccoli impianti, in larga parte distribuiti sui tetti di abitazioni e imprese, costituirebbero quindi la seconda forza energetica rinnovabile del Paese dopo l’idroelettrico, davanti ai 22 TWh/anno dell’eolico, ai 18 TWh/anno delle bioenergie. Sempre più cittadini e imprese, in sostanza, producono energia attraverso piccoli impianti rinnovabili, la accumulano e possono adattare i propri consumi alla sua disponibilità. E quando l’energia prodotta localmente viene utilizzata nello stesso momento da altri utenti collegati alla rete, una parte di questa energia viene di fatto condivisa sul territorio.
Ma cosa accade quando questa condivisione, normalmente invisibile ai cittadini, diventa misurabile e comprensibile? Può modificare il modo in cui utilizziamo l’energia? E quali ricadute può avere sul benessere delle persone, sulle relazioni all’interno delle comunità e sulla consapevolezza e tutela dei consumatori?
Da queste domande nasce la collaborazione tra Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Consumerismo No Profit e Solar Info Community (SIC), che hanno avviato un progetto per studiare dimensione umana, sociale e consumeristica dell’energia condivisa.
Il progetto potrà contare su un’infrastruttura digitale già operativa. Solar Info Community Srl Società Benefit, spin-off dell’Università di Bologna, ha infatti trasformato in una piattaforma tecnologica il modello sviluppato dal Centro per le Comunità Solari attraverso un percorso di ricerca avviato oltre 15 anni fa nell’ambito delle attività del Tecnopolo di Rimini dell’Università di Bologna. Il progetto Comunità Solare è stato inoltre selezionato dall’Ateneo come best practice nell’ambito della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2020-2024.
Attraverso 500 smart meter installati in Italia saranno raccolti i dati dai contatori di consumo e produzione attraverso onde convogliate e connessioni Wi-Fi. Ogni 15 minuti migliaia di dati confluiranno nei server della piattaforma e nella cabina di regia presso il Solar Info Store di Medicina, dove produzione e consumo vengono messi in relazione e l’energia condivisa viene contabilizzata. La rete comprende attualmente 42 sezioni di autoconsumo collettivo, 500 famiglie e 90 imprese.
«Abbiamo trasformato centinaia di contatori distribuiti sul territorio nei punti di una rete digitale – spiega il prof. Leonardo Setti dell’Università di Bologna, presidente del Centro per le Comunità Solari – Rendere visibile l’energia condivisa apre una domanda che va oltre la tecnologia: cosa succede quando il cittadino scopre che il proprio consumo può avvenire attraverso l’energia prodotta nello stesso momento da qualcun altro? La condivisione è un fenomeno energetico, ma può diventare anche un fatto sociale. Capire se e in quale misura questo avvenga è una nuova domanda di ricerca».
«La piattaforma ci permette già di vedere quanta energia viene prodotta, consumata e condivisa – spiega Marinella Michelato, CEO di Solar Info Community Srl Società Benefit – Il passo successivo è comprendere che cosa significa questa informazione per le persone. Rendere visibile l’energia condivisa può aiutare il cittadino a modificare i propri consumi, ma vogliamo capire anche come viene percepita la partecipazione a una comunità e quali condizioni siano necessarie perché tecnologia e digitalizzazione producano benefici realmente accessibili e comprensibili».
I risultati e le evidenze che emergeranno dal percorso potranno contribuire alla definizione di indicatori e metodologie per valutare nel tempo gli effetti ambientali, comportamentali e sociali dell’energia condivisa, mantenendo distinta la misurazione dei fenomeni osservati dalle ipotesi che richiederanno successive verifiche scientifiche.
