Trump vuole fermare gli orologi: la battaglia per rendere permanente l’ora legale negli Stati Uniti

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AgenPress. «Il buio è deprimente». «Con la luce c’è meno criminalità». «Cambiare tutti gli orologi crea il caos e le persone arrivano in ritardo agli appuntamenti». Donald Trump ha scelto anche la questione dell’ora legale come terreno di battaglia politica, sostenendo con forza l’idea di abbandonare definitivamente il cambio dell’ora negli Stati Uniti.

Il presidente americano vuole che il Paese rimanga tutto l’anno sull’ora legale, evitando il tradizionale spostamento delle lancette avanti in primavera e indietro in autunno. Il progetto è contenuto nel Sunshine Protection Act, una legge che alla Camera ha ottenuto un ampio sostegno bipartisan: 308 voti favorevoli e 117 contrari il 14 luglio scorso.

Il passaggio successivo, però, si è rivelato molto più complicato. Il provvedimento è arrivato al Senato, ma è rimasto bloccato davanti alle perplessità di alcuni senatori repubblicani, soprattutto degli Stati settentrionali e occidentali. Tra gli oppositori più determinati c’è Tom Cotton, senatore dell’Arkansas, mentre dubbi sono stati espressi anche da esponenti di South Dakota e Montana.

Trump sostiene che mantenere l’ora legale per dodici mesi avrebbe diversi vantaggi. Secondo il presidente, le ore di luce in più nel pomeriggio potrebbero favorire la sicurezza, ridurre la criminalità e gli incidenti stradali e offrire più tempo alle famiglie per svolgere attività all’aperto.

Nella sua campagna a favore della legge, Trump ha inoltre collegato la maggiore disponibilità di luce a possibili benefici per la salute e alla riduzione della depressione stagionale. Sono argomentazioni sostenute dai promotori della misura, ma alcune associazioni mediche contestano invece l’idea che l’ora legale permanente rappresenti la soluzione migliore per la salute.

Il punto centrale della proposta è infatti semplice: non cambiare più l’ora due volte all’anno e mantenere permanentemente l’ora legale. Le Hawaii e la maggior parte dell’Arizona, che già oggi non seguono il sistema nazionale del cambio stagionale, rimarrebbero fuori dal nuovo regime. Gli altri Stati potrebbero inoltre scegliere di adottare permanentemente l’ora solare.

È proprio questo aspetto a preoccupare molti senatori.

L’ora legale permanente sposterebbe infatti la luce del giorno verso la sera. In inverno, il sole sorgerebbe un’ora più tardi rispetto a oggi. Nelle aree settentrionali e occidentali degli Stati Uniti questo potrebbe significare bambini che vanno a scuola, pendolari che si recano al lavoro e lavoratori che iniziano la giornata nel buio.

Cotton ha ricordato il precedente del 1974, quando gli Stati Uniti sperimentarono per un breve periodo l’ora legale permanente durante la crisi energetica. L’esperimento fu abbandonato dopo pochi mesi, anche a causa della forte opposizione dell’opinione pubblica alle mattine invernali troppo buie.

Anche il senatore del Montana Steve Daines ha espresso una posizione analoga, sostenendo che nelle zone occidentali del suo Stato l’alba in inverno potrebbe arrivare intorno alle 9.30. Una situazione che, secondo i critici, sarebbe particolarmente problematica per i bambini che aspettano l’autobus scolastico nelle prime ore del mattino.

La questione non è soltanto politica.

L’American Academy of Sleep Medicine ha criticato il passaggio all’ora legale permanente e sostiene invece l’adozione dell’ora solare permanente. Secondo gli esperti, mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe creare una maggiore distanza tra l’orario ufficiale e il naturale ciclo luce-buio, con possibili conseguenze sul sonno e sui ritmi circadiani.

La discussione, quindi, non riguarda soltanto la comodità di non dover più cambiare gli orologi. Al centro c’è una questione più ampia: è meglio avere più luce alla sera oppure al mattino?

Per Trump la risposta è chiara: la luce serale porta vantaggi alla sicurezza, all’economia e alla vita quotidiana. I suoi oppositori, invece, ritengono che spostare ulteriormente la luce verso la sera possa creare problemi proprio nelle ore in cui milioni di americani devono già essere in strada per andare a scuola o al lavoro.

La battaglia sull’ora legale sta così producendo una divisione insolita all’interno del Partito repubblicano.

Trump sta esercitando una forte pressione affinché il Senato approvi la legge, mentre alcuni senatori repubblicani ritengono che la misura non tenga conto delle condizioni specifiche degli Stati settentrionali e occidentali. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune del South Dakota, ha manifestato dubbi sulla possibilità che il provvedimento riesca a raggiungere i 60 voti necessari per superare gli ostacoli procedurali del Senato.

Il contrasto è diventato particolarmente acceso nelle ultime settimane. Il 3 ottobre Trump ha attaccato pubblicamente Cotton nella disputa sulla legge, arrivando a diffondere il numero di telefono del senatore e invitando i suoi sostenitori a fare pressione su di lui.

Al di là dello scontro politico, il dibattito sull’ora legale tocca una delle abitudini più radicate della vita americana.

Da una parte ci sono coloro che considerano inutile e complicato spostare le lancette due volte all’anno. Dall’altra ci sono quanti temono che eliminare il cambio mantenendo l’ora legale per tutto l’anno significhi sacrificare la luce del mattino, soprattutto durante i mesi invernali.

Per ora, la situazione resta quella tradizionale: gli Stati Uniti continuano a cambiare l’ora. La Camera ha approvato il Sunshine Protection Act, ma il Senato non lo ha ancora trasformato in legge. Secondo Reuters, il provvedimento non è stato preso in esame dal Senato prima della pausa dei lavori e difficilmente verrà affrontato prima delle elezioni di novembre.

La battaglia di Trump, dunque, non è ancora finita. Ma la domanda che divide Washington rimane sempre la stessa: meglio un’ora di luce in più la sera o un’ora di luce in più al mattino?

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