Lettera aperta del Prof. Foad Aodi (UN.IT) agli arabi del 1948 e a tutti coloro che credono nel dialogo e nella pace

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AgenPress. Care cittadine, cari cittadini, cari amici, in occasione delle elezioni parlamentari che si svolgono oggi in Israele, desidero rivolgere un appello personale, come fondatore dell’Unione Arabi del 1948 e presidente e fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l’Italia (UN.IT), a tutta la popolazione araba del 1948, ai cittadini ebrei e a quanti credono nella convivenza, nella giustizia e nella pace.

unione 2arabi

IL VALORE DEL VOTO: I PRIMI SEGNALI DI PARTECIPAZIONE
Questa giornata rappresenta un passaggio importante per il futuro delle comunità arabe ed ebraiche e per le prospettive di pace nella regione. Secondo i primi aggiornamenti sull’affluenza che ci vengono riferiti, alle ore 12 locali la partecipazione al voto avrebbe già superato il 17%, rispetto al 16% registrato alla stessa ora nelle precedenti elezioni. È un primo segnale significativo, che testimonia l’attenzione dei cittadini verso questo appuntamento democratico. Inoltre, i nostri corrispondenti e amici presenti sul territorio ci segnalano una partecipazione particolarmente intensa degli arabi del 1948. È il segnale di una comunità che vuole far sentire la propria voce, contribuire al cambiamento e migliorare le proprie condizioni di vita. Invito tutti gli aventi diritto a partecipare al voto, liberamente e secondo coscienza, per affermare attraverso gli strumenti democratici il rifiuto di ogni forma di violenza, guerra, odio e discriminazione.

ARABI DEL 1948: LA LISTA COMUNE, RA’AM E IL PESO DELLA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA
La comunità araba del 1948 vive queste elezioni con particolare attenzione, anche alla luce delle difficoltà sociali, economiche e delle discriminazioni che continuano a segnare la vita quotidiana di molti cittadini. Il quadro politico vede la ricostituzione, il 19 agosto 2026, della Lista Comune, conosciuta in arabo come Al-Qā’ima al-Mushtaraka e in ebraico come HaReshima HaMeshutefet, che riunisce tre formazioni: Hadash, Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza, partito arabo-ebraico di orientamento socialista e comunista, guidato da Yousef Jabareen; Ta’al, Movimento Arabo per il Rinnovamento, formazione nazionalista araba guidata da Ahmad Tibi; e Balad, Alleanza Nazionale Democratica, partito nazionalista arabo guidato da Sami Abu Shehadeh. La lista presenta come capolista Yousef Jabareen, seguito da Ahmad Tibi e Sami Abu Shehadeh, e viene accreditata di una rappresentanza stimata tra 7 e 10 deputati. Diversa la scelta di Ra’am, Lista Araba Unita, formazione religiosa guidata da Mansour Abbas, che ha deciso di concorrere autonomamente, come già avvenuto dopo l’uscita dalla Lista Comune nel 2021. Le stime le attribuiscono tra 5 e 7 seggi, con la prospettiva di poter contribuire alla formazione di una coalizione alternativa di governo. A queste due componenti si aggiungono gli elettori e i candidati arabi presenti nelle formazioni politiche condivise con cittadini ebrei, soprattutto nell’area progressista. Questa articolazione del voto dimostra che gli arabi del 1948 non sono spettatori della vita politica israeliana, ma cittadini che, attraverso percorsi differenti, intendono esercitare il proprio diritto di rappresentanza e incidere sulle scelte del Paese. È proprio questo il significato più profondo della partecipazione democratica: difendere la propria identità, promuovere i diritti e contribuire, dall’interno delle istituzioni, a costruire condizioni migliori per la convivenza tra arabi ed ebrei.

PARTECIPARE ALLA KNESSET PER CAMBIARE LE COSE DALL’INTERNO
La partecipazione degli arabi del 1948 alle elezioni e alla vita parlamentare della Knesset dimostra quanto sia importante essere protagonisti delle istituzioni democratiche.
Vivere in Israele, partecipare al voto, eleggere i propri rappresentanti e contribuire all’attività parlamentare significa avere la possibilità concreta di influenzare le decisioni politiche e promuovere cambiamenti dall’interno. Per questo respingo gli attacchi superficiali contro l’identità degli arabi del 1948, spesso provenienti da chi non conosce la loro storia e i loro valori. Gli arabi del 1948 non hanno abbandonato la propria terra. Sono rimasti, continuando a difendere la propria identità, i diritti universali, i diritti umani e la convivenza tra tutte le religioni. Questa scelta merita rispetto. La partecipazione democratica non rappresenta una rinuncia alla propria identità, ma uno strumento per difenderla e per costruire un futuro migliore.

SANITÀ, DISCRIMINAZIONI E DIFFICOLTÀ ECONOMICHE
Una preoccupazione particolare riguarda il mondo sanitario. Pregiudizi, discriminazioni e tensioni hanno provocato forti disagi tra i professionisti della sanità di origine araba, spingendo alcuni di loro a cercare opportunità professionali all’estero. Le difficoltà economiche e sociali coinvolgono anche la popolazione ebraica. Il rientro in Israele di cittadini ebrei residenti all’estero per partecipare al voto conferma quanto queste elezioni siano sentite. Gli ospedali devono restare luoghi di cura, collaborazione e rispetto reciproco, nei quali medici, infermieri e pazienti non siano mai divisi dall’appartenenza religiosa, culturale o nazionale.

IL DIALOGO TRA ARABI ED EBREI E IL VALORE DELLA CONVIVENZA
Il risultato di queste elezioni sarà importante per tutti, anche per i cittadini ebrei che credono nel dialogo e nella pace, in particolare per quelle componenti politiche e sociali progressiste che sostengono la collaborazione tra le comunità. La pace tra palestinesi ed israeliani richiede il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti e il superamento delle discriminazioni, senza cancellare la storia e l’identità di nessuna comunità.

UN APPELLO PER LA PACE E IL FUTURO
Il mio messaggio è rivolto agli arabi del 1948, agli ebrei che credono nel dialogo e a tutte le persone che rifiutano la violenza come soluzione dei conflitti. La pace non può nascere dalla contrapposizione permanente. Ha bisogno di coraggio, ascolto, rispetto reciproco e partecipazione. Mi auguro che questa giornata elettorale possa aprire una nuova stagione di responsabilità, nella quale palestinesi ed israeliani tornino a riconoscersi come interlocutori, non come nemici. Il futuro si costruisce con il dialogo, non con la guerra. Con i diritti, non con le discriminazioni. Con la partecipazione, non con la divisione.

Con rispetto e fiducia,
Prof. Foad Aodi
 Presidente e fondatore
Movimento Politico Interculturale Internazionale
UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT)
 Fondatore Unione Arabi del 1948.

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