Il trentenne è accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Per i pm sussistono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato
AgenPress. È atteso per domani mattina, nel carcere di San Vittore, l’interrogatorio di convalida del fermo di Youssef Siher, il ricercatore trentenne italiano di origini marocchine finito al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sui disordini legati alle manifestazioni di piazza. I magistrati hanno chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, ritenendo che sussistano sia il pericolo di fuga sia il rischio di reiterazione del reato.
A motivare la richiesta della Procura è anche una valutazione sulle competenze informatiche del trentenne, che, secondo l’accusa, sarebbero tali da consentirgli di «sviluppare una strategia rivoluzionaria». Un’espressione contenuta negli atti con cui i pubblici ministeri sostengono la necessità di mantenere Siher in carcere in attesa degli sviluppi dell’indagine.
Siher è ritenuto dagli inquirenti l’amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre», nato dopo gli scontri avvenuti a Milano. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe utilizzato Telegram e Instagram per diffondere comunicazioni e indicazioni relative alle manifestazioni.
Nella richiesta cautelare, i magistrati sostengono che le istruzioni diffuse agli utenti rispondessero a un disegno organizzativo preciso. In particolare, la scelta dei luoghi di concentramento sarebbe stata funzionale, secondo l’ipotesi investigativa, a ostacolare i controlli delle forze dell’ordine.
La Procura ritiene inoltre che le capacità informatiche attribuite al trentenne avrebbero potuto consentirgli di organizzare nuove iniziative attraverso la pubblicazione di comunicati in grado di richiamare numerosi partecipanti nelle piazze.
Nell’atto firmato dal procuratore Marcello Viola e dalla pubblico ministero Francesca Crupi vengono evidenziate due esigenze cautelari. La prima riguarda il pericolo di fuga: secondo gli inquirenti, Siher avrebbe dimostrato capacità di movimento e disporrebbe di contatti che potrebbero aiutarlo a rendersi irreperibile.
La seconda riguarda il rischio di reiterazione del reato. Per la Procura, il ruolo che gli viene attribuito nella gestione dei canali social e la possibilità di continuare a diffondere comunicazioni organizzative renderebbero insufficienti gli arresti domiciliari.
Siher è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Si tratta, allo stato, di contestazioni formulate dagli inquirenti, che dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.
L’interrogatorio davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni rappresenta un passaggio centrale nell’immediato. Il giudice dovrà pronunciarsi sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere, valutando gli elementi presentati dalla Procura e le eventuali argomentazioni della difesa.
Intanto proseguono gli accertamenti sui dispositivi informatici sequestrati e sul materiale ritenuto utile a ricostruire l’attività dei canali social e le comunicazioni riconducibili al gruppo.
Nell’inchiesta risulta indagata anche la moglie di Siher, per ipotesi di reato contestate in concorso. Anche la sua posizione dovrà essere valutata alla luce degli elementi raccolti dagli investigatori.
La decisione attesa dopo l’interrogatorio chiarirà se il fermo sarà convalidato e quale misura cautelare verrà eventualmente applicata. Fino a una sentenza definitiva, resta fermo il principio della presunzione di non colpevolezza.
