AgenPress. Il conflitto interno etiopico si è ormai trasformato in una guerra non dichiarata tra Etiopia ed Eritrea. I combattimenti si concentrano nel Tigray, dove violenti scontri diretti sono scoppiati lungo il fronte Egela-Tsorona tra le forze etiopiche ed eritree. Gli scontri sono iniziati il 30 ottobre, quando droni e artiglieria etiopici hanno bombardato le posizioni eritree nei pressi del villaggio di Qolo-Berdo, e sono proseguiti per tutta la giornata del 31 ottobre.
La mattina di domenica 1° novembre, unità di fanteria dei due eserciti si sono affrontate in combattimenti terrestri a distanza ravvicinata. Contemporaneamente, le forze del Tigray affermano di aver inflitto pesanti perdite alle truppe governative etiopiche durante gli scontri tra Ahferom e Bizet.
Addis Abeba accusa l’esercito di Asmara di essere intervenuto in territorio etiopico a sostegno delle forze tigrine del Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Si tratta di un rovesciamento delle alleanze: durante la guerra del 2020, che contrapponeva l’esercito etiopico (Ethiopian National Defense Forces, ENDF) al TPLF, i militari eritrei combattevano al fianco delle forze etiopiche contro quelle tigrine, che oggi risultano invece alleate di Asmara.
L’intervento dell’esercito eritreo risalirebbe al 7 ottobre, quando le sue truppe hanno attraversato il confine a Zelambesa, spostandosi in direzione della direttrice Adigrat-Idaga Hamus. Il governo etiopico accusa l’Egitto, il Sudan e altre potenze, senza tuttavia nominarle, di essere dietro l’intervento eritreo.
Il Cairo ha un contenzioso di lunga data con Addis Abeba a causa della Grande Diga della Rinascita Etiope. Il Sudan, invece, accusa l’Etiopia di ospitare sul proprio territorio basi per i droni utilizzati dai miliziani delle Forze di Supporto Rapido (RSF), impegnati in attacchi contro il Sudan.
Khartoum ha presentato un reclamo formale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel quale sostiene che, a partire da febbraio, 187 droni d’attacco sarebbero stati lanciati dal territorio etiopico contro infrastrutture civili e centrali elettriche sudanesi.
Il TPLF ha aderito all’Alleanza delle forze popolari etiopi per la sopravvivenza (Ethiopian Peoples’ Forces Alliance for Survival, o Alliance for Survival – ASF), che punta a rovesciare il governo federale e a instaurare un’amministrazione di transizione. Dell’alleanza fanno parte formazioni provenienti da diverse aree del Paese: dal Tigray, nel nord, alle milizie Fano degli Amhara, fino all’Esercito di Liberazione Oromo e ad altri gruppi armati.
Il conflitto civile non è dunque limitato al Tigray. A Wuchale e Ambassel, nello Stato regionale di Amhara, si sono registrati pesanti combattimenti tra i militari dell’ENDF e i loro ex alleati delle milizie Fano.
La guerra civile presenta anche una dimensione di scontro tra regioni. Dal 18 ottobre sono in corso combattimenti prolungati tra le forze degli Stati regionali di Somalia e Oromia, concentrati nella città di Moyale, al confine con il Kenya. Quest’ultimo Paese ha accolto oltre 50.000 etiopici in fuga dai combattimenti.
Nel frattempo, il governo russo si è offerto di mediare tra Eritrea ed Etiopia, nonostante abbia recentemente rafforzato l’aviazione di Addis Abeba con la consegna di 12 cacciabombardieri Su-35. Mosca si è inoltre dichiarata disponibile a fornire quattro batterie antiaeree e antimissile S-400. Si tratta di sistemi sofisticati, concepiti soprattutto per un confronto con eserciti regolari e meno adatti a un conflitto di tipo irregolare.
