AgenPress. Veniamo da una lunga stagione di stagnazione dei salari, che ha fortemente penalizzato i lavoratori rispetto a quanto avveniva nel resto d’Europa. Però da diversi mesi stiamo registrando segnali di un’inversione di tendenza, seppur ancora non sufficienti. Da ottobre 2023 i salari sono tornati a crescere più dell’inflazione. Nel 2024 le retribuzioni contrattuali sono cresciute in media del 3,1%. Questo percorso si sta consolidando anche nel 2025, con un più 3,9% registrato su base annua nel primo trimestre.
La crescita complessiva dei redditi da lavoro dipendente è stata del 5,2% nel 2024, anche grazie al rinnovo dei contratti pubblici, grazie alla contrattazione collettiva che ha garantito rinnovi nel settore privato, che hanno tenuto in parte conto dell’inflazione del biennio precedente. Ci tengo a ricordare, da questo punto di vista, l’impegno che il Governo ha assicurato per coprire due tornate di rinnovi nel pubblico impiego, 2022-2024 e 2025-2027. È la prima volta nella storia che vengono stanziate subito risorse per un triennio contrattuale successivo a quello in corso di trattative.
In due leggi di bilancio abbiamo stanziato 20 miliardi di euro. Questo ci ha consentito di firmare già diversi contratti importanti, come quelli che riguardano le funzioni centrali, la sanità, il comparto difesa e sicurezza. Abbiamo così assicurato ai lavoratori più soldi in busta paga, grazie al Governo e grazie ai sindacati, che hanno dato una mano e hanno firmato l’accordo comprendendo che migliorare la condizione di quei lavoratori era una priorità rispetto agli interessi di parte.