AgenPress. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito “una vergogna” Norah O’Donnell della CBS News, in una lapidaria risposta dopo che la giornalista aveva letto, durante la trasmissione “60 Minutes”, alcuni estratti degli scritti di Cole Tomas Allen, il presunto autore della sparatoria avvenuta durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca.
Il giorno dopo gli spari al Washington Hilton, quando la paura è ancora nell’aria e le immagini della fuga precipitosa fanno il giro del Paese, Donald Trump si presenta davanti alle telecamere con un tono insolitamente controllato. L’intervista con Norah O’Donnell per 60 Minutes, in onda sulla CBS News, nasce come un momento di riflessione, quasi di ricucitura dopo il caos. Ma dura poco.
All’inizio Trump sembra voler abbassare i toni. Parla della notte degli spari, del panico condiviso con i giornalisti, persino di una certa solidarietà umana nata in quei minuti. È una tregua breve, quasi sospesa.
La domanda chiave arriva quando O’Donnell introduce il manifesto del presunto attentatore, Cole Allen, un testo confuso e violento che circola tra gli investigatori. La giornalista legge una frase, dura, accusatoria, in cui compaiono parole come “stupratore” e “traditore”. È il punto di rottura.
Trump cambia espressione, interrompe, attacca. Non contesta solo il contenuto, contesta il gesto stesso di leggerlo. “Siete persone orribili”, dice, senza più filtri. La tensione sale di colpo, il tono diventa personale, diretto, quasi furioso.
Il presidente reagisce come se quelle parole lo colpissero direttamente: “Non sono uno stupratore. Non sono un pedofilo. Sono stato completamente scagionato”.
O’Donnell prova a riportare la conversazione sul terreno giornalistico, ricorda che si tratta delle parole dell’attentatore. Trump non arretra. Rilancia. Accusa la stampa di vergogna, di manipolazione, di ostilità sistematica.
