Talassemia, al Bambino Gesù la svolta delle terapie geniche: dai primi studi all’editing del genoma

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L’8 maggio la Giornata Mondiale. Oltre il 90% dei pazienti senza trasfusioni grazie alle terapie avanzate, oggi rimborsate dal SSN


AgenPress. La talassemia è una delle malattie genetiche del sangue più diffuse al mondo. In Italia si contano circa 7.000 pazienti affetti, di cui oltre 5000 convivono con forme trasfusione-dipendenti e sono pertanto costretti a sottoporsi a regolari trasfusioni periodiche per tutta la vita. In occasione della Giornata Mondiale dell’8 maggio, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù traccia il bilancio di un percorso di ricerca e innovazione che, dal 2018 a oggi, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle terapie geniche oggi disponibili per i pazienti. Un percorso che ha trovato un passaggio decisivo con la recente rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale della prima terapia di editing genetico per la beta-talassemia trasfusione-dipendente e l’anemia falciforme severa in pazienti con età compresa fra i 12 e i 35 anni di età. Una terapia basata sulla modifica delle cellule staminali del paziente, che nelle sperimentazioni cliniche ha consentito alla quasi totalità dei pazienti con talassemia di raggiungere l’indipendenza dalle trasfusioni. «L’editing del genoma delle cellule staminali del paziente basato sulla tecnologia Crispr/Cas9 rappresenta una svolta fondamentale per le persone affette da malattie genetiche del sangue» ha detto il prof. Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù.

 LA TALASSEMIA

La talassemia è una malattia ereditaria causata da mutazioni dei geni coinvolti nella produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo. Nelle forme più gravi, come la beta-talassemia trasfusione-dipendente, la produzione delle catene beta dell’emoglobina è assente o fortemente ridotta. Per questa ragione, i pazienti devono ricevere trasfusioni di sangue in media ogni tre settimane e seguire terapie quotidiane per eliminare il ferro che, accumulandosi nell’organismo, può provocare complicanze endocrinologiche, cardiologiche ed epatiche. Fino a pochi anni fa, l’unica opzione potenzialmente curativa era il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, la cui applicabilità su larga scala è, tuttavia, limitata dalla disponibilità di un donatore compatibile e da rischi crescenti con l’età del paziente.

BAMBINO GESÙ: DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA PRATICA CLINICA

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato tra i centri protagonisti dell’evoluzione delle terapie geniche per la talassemia. Nel 2018, ha partecipato come unico centro Italiano agli studi internazionali sulla terapia genica “additiva”, basata sull’introduzione nelle cellule staminali del paziente di una copia funzionante del gene della beta-globina tramite vettore lentivirale. I primi risultati hanno mostrato la possibilità, per il 90% dei pazienti, di liberarsi dalla dipendenza dalle trasfusioni.

Dal 2020, l’Ospedale ha contribuito di nuovo come unico centro italiano e in maniera decisiva allo sviluppo dell’editing del genoma con tecnologia CRISPR-Cas9, la cosiddetta forbice molecolare, diventando il primo centro in Italia a trattare un paziente con talassemia con questa tecnica. A differenza dell’approccio additivo, che introduce una copia funzionante del gene difettoso, l’editing genomico modifica in modo mirato specifiche sequenze del DNA delle cellule staminali emopoietiche del paziente, riattivando la produzione di emoglobina fetale. Si tratta, quindi, di una sorta di chirurgia molecolare mirata.

Il trattamento agisce sul gene BCL11A, responsabile del blocco della produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. La sua inattivazione consente alle cellule del sangue di riattivare la sintesi di emoglobina fetale, una forma di emoglobina in grado di compensare il difetto alla base della malattia.

I risultati degli studi internazionali pubblicati nel 2024 sul New England Journal of Medicine hanno segnato una svolta. Nello studio sulla talassemia, per il quale il Prof. Locatelli è stato il coordinatore internazionale e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù il principale centro di arruolamento, i dati aggiornati con follow-up esteso mostrano che il 98% dei pazienti valutabili ha raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni. Risultati altrettanto rilevanti sono stati ottenuti anche nello studio sull’anemia falciforme, in cui il 100% dei pazienti è risultato libero da crisi vaso-occlusive e ospedalizzazioni a queste correlate per almeno 12 mesi. È in corso di finalizzazione anche la pubblicazione dei risultati relativi allo studio condotto nei pazienti pediatrici di età compresa fra i 5 e gli 11 anni. Un ulteriore passo verso terapie sempre più efficaci e accessibili.

La recente rimborsabilità da parte del SSN rappresenta il passaggio dalla ricerca alla disponibilità clinica per i pazienti. «Oggi siamo di fronte a un cambiamento concreto nella vita dei pazienti – sottolinea Franco Locatelli – La disponibilità nel Servizio sanitario nazionale di una terapia innovativa, somministrata una sola volta, consente di trasformare risultati della ricerca in un beneficio reale e duraturo per i malati e per le loro famiglie».

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