Monza ricorda San Francesco d’Assisi. Interroga l’uomo contemporaneo con Pierfranco Bruni

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. Otto secoli non sono solo un anniversario. Sono un cammino. Dal 1226 al 2026, San Francesco d’Assisi attraversa la storia come ferita e come luce. Non è santo da teca. È soglia. È luogo in cui l’uomo occidentale ha imparato che si può abitare il mondo senza possederlo. Che la povertà non è mancanza. È scelta. È spazio in cui l’anima respira.

La Casa della Poesia di Monza raccoglie questa eredità e la trasforma in evento. CANTICO DI UNA VITA SEMPLICE non è titolo celebrativo. È domanda. Cosa resta della semplicità francescana in un tempo di macerie e disorientamento? Cosa resta del Cantico quando il creato è ferito e la parola è consumata?

Sabato 27 giugno, il Convento Santa Maria delle Grazie, in via Montecassino 18 a Monza, diventa chiaro del bosco. Dalle ore 20.30  la voce di Pierfranco Bruni, filosofo, antropologo e scrittore, conduce “IL CANTICO DELL’AMORE sui passi di Francesco, dalla Parola al Mistero”. Non è conferenza. È attraversamento. Bruni non spiega Francesco. Lo interroga. Lo porta sulla soglia dove la filosofia incontra la mistica, dove l’antropologia incontra la poesia, dove la parola si fa silenzio che genera.

Alle ore 21.00 la drammaturgia di Antonetta Carrabs si fa corpo nelle letture di Antonetta Carrabs, Anna Pennati e Raffaella Fossati, con la partecipazione del Coro Santuario Santa Maria delle Grazie. È concerto letterario perché la letteratura, quando è fedele, è concerto. È polifonia di voci che non si sovrappongono. Si ascoltano. E nell’ascolto accade il mistero.

San Francesco è l’antidoto all’algebra della storia. Non calcola. Benedice. Non costruisce sistemi. Abbraccia il lebbroso. Non teorizza la natura. La chiama sorella. In un’epoca che ha trasformato il creato in risorsa, il poverello di Assisi ricorda che la terra non è proprietà. È custodia. Che l’altro non è funzione. È volto.

Pierfranco Bruni, da anni, interroga questo nodo. La sua antropologia non è studio dell’uomo come oggetto. È ascolto dell’uomo come eccedenza. Francesco è archetipo di questo ascolto. Si spoglia delle vesti del padre perché capisce che possedere è il primo esilio. Si veste di saio perché la nudità è la sola verità che non mente. Parla agli uccelli perché ha ritrovato la lingua prima di Babele: la lingua della creatura che non domina.

Il sottotitolo dell’intervento di Bruni è chiave di tutto il suo pensiero. Dalla Parola al Mistero. La parola, per Bruni, non chiude. Apre. Non definisce. Evoca. Il mistero non è ciò che non si capisce. È ciò che si custodisce. La filosofia, quando è autentica, è pellegrinaggio. Cammina sui passi di Francesco non per imitarlo. Per lasciarsi interrogare.

I partner dell’iniziativa: Parco Letterario Regina Margherita e il Parco Valle Lambro, I Parchi Letterari, Parco Regionale Valle del Lambro, Zeroconfini Onlus. La poesia esce dai libri. Abita i luoghi. E abitandoli li salva. Perché un luogo senza poesia è periferia dell’anima.

Otto secoli dopo, Francesco è ancora inattuale. E proprio per questo è necessario. L’inattuale è l’unico spazio da cui può nascere il futuro. Il Cantico delle Creature è la prima enciclica ecologica, la prima carta dei diritti della terra, la prima filosofia della persona. Dice che il sole è fratello, l’acqua è sorella, la morte è sorella. Dice che senza fraternità non c’è umanità. Il 27 giugno a Monza si incontra un Efificatore della gioia.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -