AgenPress. A dieci anni dalla scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente della Fondazione Insigniti OMRI Prefetto Francesco Tagliente affida a Paolo Peluffo, presidente del Comitato scientifico della Fondazione e diretto protagonista di quella stagione istituzionale, una riflessione sull’eredità del Presidente. Una testimonianza che attraversa il patriottismo repubblicano, l’Europa, la politica estera, l’economia e il rapporto tra identità nazionale e democrazia.
Il 16 settembre 2016 moriva a Roma Carlo Azeglio Ciampi. Dieci anni dopo, la sua figura conserva una forza che va oltre la ricorrenza e invita a rileggere una stagione della Repubblica nella quale il rapporto tra istituzioni, identità nazionale, europeismo e valori costituzionali assunse una particolare intensità.

Per questo ho chiesto a Paolo Peluffo di ricordarlo. Non soltanto perché oggi presiede il Comitato scientifico della Fondazione Insigniti OMRI, ma soprattutto perché Peluffo ha vissuto quella stagione dall’interno, accanto a Ciampi, come Consigliere per la Stampa e l’Informazione e Direttore dell’Ufficio Stampa del Quirinale dal maggio 1999 al giugno 2006.
La sua non è dunque una ricostruzione a posteriori. È la testimonianza di chi ha partecipato direttamente a quella esperienza e ne ha conosciuto da vicino pensieri, inquietudini, convinzioni e scelte.
Peluffo parte proprio dal significato che può assumere oggi l’iniziativa della Fondazione:«La Fondazione OMRI da te fondata ha la peculiarità di curare attraverso l’Ordine al merito della Repubblica la salute dei valori repubblicani e costituzionali, e quindi rappresenta una prosecuzione della sua opera di potenziamento delle libere istituzioni.»
E aggiunge un riferimento particolarmente significativo alla parola “ordine”, che era cara a Ciampi e che Peluffo collega alla riflessione di Vincenzo Cuoco sulla necessità di creare comunità e organizzazioni capaci di dare forza alle virtù civiche.
Ma è soprattutto nella rilettura degli anni successivi all’11 settembre 2001 che la testimonianza di Peluffo assume una particolare forza. Egli ricorda come, proprio in quel passaggio drammatico della storia internazionale, Ciampi avesse iniziato a costruire una strategia di recupero dell’identità nazionale fondata sulla storia e sui valori repubblicani.

«Il patriottismo repubblicano di Ciampi non fu dunque solo un moto del cuore, un sentimento spontaneo, ma anche una precisa azione politica, volta a rafforzare i confini dei nostri valori che non consentivano la guerra come soluzione principale di ogni pur grave crisi internazionale.»
È uno dei passaggi centrali della testimonianza, perché restituisce una figura di Ciampi meno schematica rispetto alle letture che nel tempo si sono consolidate.

Peluffo ricorda, infatti, che Ciampi era certamente atlantista ed europeista, ma che proprio per questo valutava attentamente le conseguenze delle scelte internazionali sulla democrazia italiana e sull’interesse nazionale.
«Ciampi era un atlantista, oltre che europeista, ma analizzava attentamente le conseguenze di ogni scelta che gli veniva prospettata alla luce dell’interesse ultimo dell’Italia e della nostra democrazia.»
La memoria personale diventa quindi anche una correzione delle semplificazioni con cui, a distanza di anni, si rischia di leggere l’azione di un uomo delle istituzioni.
Peluffo porta questa chiave di lettura anche sul terreno economico, dove, a suo giudizio, l’immagine di Ciampi è stata progressivamente ricondotta a una lettura esclusivamente neoliberista.
«Anche sul terreno dove ha inciso di più, quello economico, in Ciampi continuavano ad agire elementi umanistici e di origine socialista che oggi appaiono travolti da una unilaterale descrizione in chiave “neoliberista” della sua azione.»
E ancora, sul rapporto tra europeismo e identità nazionale, emerge un elemento che appare particolarmente attuale: l’idea dell’Europa come strumento per rafforzare, e non cancellare, le democrazie nazionali.
«La stessa prospettiva della federazione europea, che oggi prevale nei ricordi, aveva come scopo quello di rafforzare gli stati nazionali, non di sostituirli.»
È forse proprio qui che la testimonianza di Peluffo consegna alla ricorrenza del decennale il suo significato più profondo. Ricordare Ciampi non significa soltanto ripercorrerne la biografia istituzionale, ma interrogarsi su una concezione della Repubblica nella quale identità nazionale ed europeismo, autorevolezza delle istituzioni e partecipazione dei cittadini, sviluppo economico e coesione sociale non erano considerati termini contrapposti.
La conclusione di Peluffo apre infine una riflessione che va ben oltre la figura di Ciampi e riguarda il nostro presente.

«In quegli anni, che ci appaiono ormai lontani e pieni di ingenuo ottimismo, si intravvide forse davvero una terza via rispetto al cupo dominio della forza e di un mercato senza regole, dove spadroneggiano giganteschi monopoli verticali con dimensione superiore agli stati. Si intravedeva anche, o forse ci si illudeva, che fosse possibile un’altra Unione Europea che curasse la nascita di interessi davvero comuni e di una nuova fratellanza per rafforzare le nostre democrazie, a beneficio di tutti.»
È una domanda che il decennale della scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi consegna al presente: quanto di quella visione è ancora vivo e quanto, invece, abbiamo smarrito?
Ed è forse proprio questa la ragione per cui ricordare Ciampi oggi non significa guardare soltanto al passato. Significa interrogarsi sulla capacità delle istituzioni repubblicane di continuare a tenere insieme ciò che egli considerava essenziale: la dignità della Nazione, la forza della democrazia, l’Europa come progetto comune e la responsabilità delle istituzioni verso i cittadini.
